martedì 20 settembre 2011

I giorni dell'abbandono


"Hello darkness my old friend,
I've come to talk with you again" cantavano Simon & Garfunkel nel 1969.
Continua a rimbombarmi in testa, quella canzone, non riesco a dimenticarla... Forse perché è indissolubilmente legata alla scena finale del film "Il Laureato", uno dei miei preferiti: una scena epica, commovente e amara che, quella che ormai sembra una vita fa, mi era stata dedicata come giuramento d’amore.
Amore ovviamente crollato su se stesso, ennesimo naufragio della mia vita sentimentale.
Sì, il precariato ha sopraffatto i sentimenti: meglio concentrarsi su se stessi, inutile negare che non avere uno stipendio sicuro alla lunga purtroppo cambia le prospettive.
«Il punto è che per avere qualsiasi tipo di relazione bisogna prima trovare il nostro posto nel mondo, economicamente parlando». Che strazio.

Ebbene, ecco archiaviata la "Casa degli Specchi", ovvero  la giostra dove la propria immagine risulta sempre distorta e modificata fino al punto di infondere un senso di disagio, disorientamento e confusione. 
Ero certa di non essere in grado di provare certe emozioni ed è sconcertante scoprire che anch'io, a volte, posso sentirmi delusa, amareggiata e vulnerabile. 



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