lunedì 24 ottobre 2011

Sempre un po' a disagio


Ho da poco scoperto l'esistenza di un blog veramente interessante: http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/.
Ok, probabilmente sono molto più famosi di quanto immaginassi e il fatto che io ignorassi la loro esistenza rappresenta un numero consistente di punti a mio sfavore.
Mi sono sentita tranquillizzata anche solo dal titolo. Sempre un po' a disagio, ovvero la condizione costante della mia vita: non sono una figa pazzesca, sono imbranata, mediamente isterica ed emotivamente instabile.
I giorni si accavallano senza che io concluda niente di costruttivo e importante: il lavoro che serve a mantenermi, per quanto interessante fosse all'inizio, si è trasformato in un impiego noioso, ripetitivo e poco stimolante e mi sento come se sprecassi ore e ore preziose. Ma devo lavorare per forza e quindi... Avanti.
L'università è come un tunnel senza la luce ristoratrice ad attendermi al termine... Sono molto amareggiata per non aver sfruttato meglio il tempo negli anni scorsi perchè, se lo avessi fatto, ora non mi troverei in questa situazione. Forse.
E la mia attività giornalistica continua a essere abusiva, precaria e a rischio, come viene detto a Giancarlo Siani nel film "Fortapàsc". E, ovviamente, continua a essere molto poco retribuita.
Qualche settimana fa, durante la pausa pranzo del mio lavoro "ufficiale", ho deciso di recarmi presso un vicino centro commerciale per affogare i dispiaceri amorosi nell'acquisto convulso di vestiti inutili.
Percorrendo il tragitto in macchina, ho presto notato una grossa nuvola di fumo giallo ocra provenire da una zona non ben definita. Le persone normali cosa avrebbero fatto? Avrebbero tirato su il finestrino per non far entrare la puzza acre in macchina e avrebbero attivato la funzione di ricircolo. E io? Io no, io ho spalancato il finestrino per annusare l'aria e per carpire eventuali grida di aiuto, sirene e quant'altro. 
Una volta raggiunta la zona da cui proveniva il fumo, ho mollato la macchina sul ciglio della strada e mi sono precipitata a fare foto e interviste, incurante del fatto che ai piedi avessi ballerine di gomma. Il terreno era bollente e dopo mezzora passata a correre su e giù vicino alle fiamme, le suddette calzature hanno deciso di seguire il corso della natura e cedere al calore, sciogliendosi in buona parte sui miei piedi.
L'articolo e le foto che ne sono derivati erano buoni e, ovviamente, sono stati inviati senza compenso a un importate sito di news online.
L'ultimo incarico affidatomi dalla redazione è stato intervistare una naturopata. Che cos'è una naturopata? E' un essere umano molto strano che crede a cose decisamente poco probabili, almeno dal mio punto di vista: esiste l'anima e possiede un colore e una forma, le malattie sono il risultato degli errori nelle vite precedenti e possono essere curate con l'amore e la forza psicologica. Banale come battuta ma, quando ho la febbre, il paracetamolo mi dà molte più soddisfazioni.
E' una vocazione, più che la scelta di un mestiere. Ho sempre saputo quello che volevo fare, ma la strada per arrivarci è veramente, veramente piena di insidie e prese per il culo.

2 commenti:

  1. Grazie per i tuoi complimenti (ma non siamo mica famosi, eh...). E, in ogni caso, in bocca al lupo per il tuo mestiere di giornalista; te li fa uno che fin da ragazzo voleva fare l'insegnante e alla fine ci è riuscito. Non mollare, dammi retta.

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