domenica 4 dicembre 2011

Caro Babbo Natale

Quest'anno, io e le mie più care amiche siamo concordi nel chiedere in regalo a Babbo Natale (o Santa Lucia, o Gesù Bambino o lo spirito del Natale, chiamatelo come volete) una cosa: un lavoro.
Non un lavoro qualsiasi, attenzione: un lavoro che ci piaccia, che sia stimolante e che non sia preferibile a una ceretta inguinale (per chi non l'abbia mai provata, definire dolorosa la ceretta inguinale è un eufemismo).
Quindi:




Caro Babbo Natale,
eccomi di nuovo, dopo tanti anni durante i quali ho messo in discussione la tua esistenza.
Ti scrivo non più per chiederti la Nouvelle Cuisine, che comunque non mi hai mai portato, ma per fare una richiesta molto più seria: non voglio diventare ricca, non voglio essere l'imperatrice del mondo, voglio solo un lavoro dignitoso che non mi faccia desiderare un letale cocktail di farmaci ogni volta che apro gli occhi e realizzo di dovermi recare in ufficio. Per favore.
Inoltre, anche se non è strettamente necessario, se tu fossi così generoso da mandarmi anche un uomo non mi dispiacerebbe... Ho detto uomo, capito?! UOMO! Non uno pieno di paranoie e pretese, non uno sessualmente confuso, non uno rachitico e soporifero, non uno con il quoziente intellettivo e l'attitudine di un rotolo di nastro adesivo. Non so se ci siamo capiti.
Ok, direi basta. Magari qualche voucher Ryanair, se proprio ti avanza qualcosa.
Ah e poi vorrei che anche i desideri delle persone che amo fossero realizzati, grazie.
Ciao Babbo!
Con immensa stima e inestinguibile speranza,
Alle


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