lunedì 31 dicembre 2012

Piedi e radici

Sto latitando.
È che proprio non me ne capacito che questo anno sia finito.
Insomma.
Eppure, senza voler fare dell'inutile retorica, se penso a gennaio non riesco a capire come sia possibile che da allora siano passati solamente 12 mesi.
Ho iniziato intraprendendo una strada che non sapevo dove mi avrebbe portata, sto finendo con la vita improvvisamente stravolta.
Vivo con il telefono sempre acceso, il taccuino sempre in mano e il correttore per occhiaie sempre in tasca.
Non ho orari regolari, a volte ceno con una mela e un pacchetto di cracker, mi lavo i capelli all'una di notte, continuamente ancora divisa tra la sensazione di non essere più esattamente a casa in quella che casa è stata fino a due mesi fa e il dovermi adattare al nuovo appartamento.
E proprio lì, tra quelle stanze e quei giardini dove sono cresciuta, in un cassetto è ancora conservato un quaderno di quarta elementare dove esprimo senza indugio: "Da grande voglio fare la giornalista. Non so ancora bene come ci si arriva ma ho scoperto che si può vivere scrivendo e è quello che voglio fare".
Un destino segnato, inutile tentare di scappare.

Ed ora, proprio oggi, mi trovo di fronte all'ennesimo bivio e non ho che pochissime ore per decidere dove andare, per valutare molto bene le conseguenze di quella che sarà mia scelta.
Il 31 dicembre 2012 capisco che una parte di me è diventata adulta, chissà quando.
Senza certezze e reali prospettive, ma questa vita improvvisamente stravolta è come l'ho sempre desiderata.
Come non ci speravo più.

domenica 23 dicembre 2012

Il Natale non ha l'oro in bocca

Il Natale è alle porte e io non mi sento affatto più buona. Anzi.

Mancano poche ore all'inizio dei miei tre giorni di ferie e il livello di sopportazione sta raggiungendo il limite estremo.
Ci sono innumerevoli cose che mi provocano un fastidio incontrollabile, a partire da quelle fottutissime lucine a ogni angolo della strada, proseguendo per la ressa nei negozi e le stucchevoli canzoni monotematiche.
L'obbligo di doversi per forza scambiare gli auguri perché è così che si deve fare tra adulti bene educati mi fa venire voglia di mettermi a urlare "Mi sono fatta sbattezzare esattamente tre anni fa. Risparmia il fiato per non andare in apnea quando sarai costretto a slacciarti i pantaloni dopo il pranzo del 25".
Ma c'è una cosa, una in particolare che mi manda veramente il cervello in corto circuito: il contatto ravvicinato con sconosciuti. Il gesto di dare la mano non lo nego a nessuno, anzi, ma i baci sulle guance no, per carità no.
E poi, signora vecchina tanto buona e gentile e che ogni volta ti complimenti per quanto sono cresciuta: cosa ti fa credere che io accetti il tuo pollice e il tuo indice sulla mia guancia? Dimmelo. Ho 25 anni e se un simile gesto mi stava sul cazzo a 4, non vedo perché debba farmi piacere adesso. Vorrei inoltre ricordarti che sono almeno 7 anni che se in me qualcosa deve crescere sono i capelli o il culo e nient'altro.
E poi, perché esistono persone che ancora si ostinano a rivolgere parola a due centimetri dalla faccia dell'interlocutore? Perché??
Sto diventando una sociopatica.
Vi prego regalatemi un'iniezione di Xanax.

venerdì 21 dicembre 2012

E io lavoro

Indovinate chi è la giornalista scelta dalla redazione per seguire le eventuali conseguenze della fine del mondo?
Suvvia è facile, è quella che non dice mai no, quella che riesce a mettere sempre insieme due frasi di senso compiuto, anche nei casi più estremi.
Quindi sì, stasera alle 21.12 mi tocca andare in piazza. Pare ci sia una festa organizzata appositamente per l'occasione.
Peggio credo ci sia solo Capodanno.


Grazie a Blackswan per l'immagine e l'idea ;)


domenica 16 dicembre 2012

Impara l'arte e mettila da parte

Paco e lei.

Due penne ortolina e parmigiano rubate dal piatto di un ottenne.
Una cotoletta e una ciotola di verza, i cavoletti di Bruxelles usati come palline per far giocare il quasi unenne.
Un mandarino e una quantità smisurata di cioccolatini.
"Oggi ho incontrato Santa Lucia in redazione..."
Perplessità.
"Mi ha lasciato due pacchetti per voi..."
Occhi spalancati: "Davvvvveroooooo???"
Giocare ore con i Lego e mettere a letto Bu, ripetere scienze e pure qualche verbo in francese.
Tornare a casa e loro due che ancora mi salutano all'urlo di "I POMPIERIII".

Santa Lucia a me ha portato la moka Bialetti. Finalmente posso buttare quella schifezza cinese produttrice del peggior caffè della storia.



E poi ritrovare loro, dopo settimane di racconti solo telefonici.
Ridere delle prime rughe e dei primi capelli bianchi, chiedersi "Ma tu ci staresti nei panni di qualcun altro?"
E la risposta è no.

Riconciliarsi con il mondo è un'arte e io, modestamente, sono circondata da artisti.

martedì 4 dicembre 2012

Dal 1987, solo coglionerie

Dico coglionerie da tutta la vita e, da oggi, anche la radio mi è testimone: ebbene sì, per un fortuito caso del destino Matteo Caccia di Voi siete qui, programma pomeridiano del palinsesto di Radio 24, ha letto il mio racconto sull'esperienza dello speed date che ho provato in prima persona lo scorso febbraio e che avevo scritto proprio qui, su questo bloggo cialtrone.
Io non ce la faccio a riascoltarmi, mi hanno detto che la erre è veramente mostruosa.
Purtroppo non posso fingere di aver vissuto l'esperienza in modo rilassato e da vera professionista capace di calcare le scene con eleganza e nonchalance: l'Ade lo sa, sono quasi impazzita di ansia nei venti minuti che hanno preceduto le ridicole domande di intervista in diretta. E prima che sia lei a dirvelo, ve lo dico io: ad un certo punto ho seriamente pensato che mi stesse per venire una sincope.



venerdì 30 novembre 2012

Ci fosse ancora Vanna Marchi

C'ho un problema serio.
Perché comincio ad averci una certa età e il lavoro richiede sempre più un abbigliamento non dico elegante e formale, ma quanto meno che non mi faccia sembrare appena promossa all'esame di terza media.
Ma il problema non è questo... Sono ancora in grado di  gestirmi il guardaroba, anche se di tanto tanto azzardo di prima mattina jeans strappati e maglietta di David Bowie.
Il vero problema, attenzione, è che qualche anno fa ho comprato un paio di pantaloni che mi piacevano veramente un sacco: blu scuro, semplici e dal taglio perfetto, comodi, adatti ad ogni situazione. E capaci di portarmi una sfiga incalcolabile ogni sacrosanta volta che li indosso.
Sono con le amiche? Litighiamo. Sono al lavoro? Il cazziatone è assicurato. Faccio cadere cose, rovescio bicchieri, inciampo, non ne azzecco una: la mia connaturata maldestrezza è amplificata e la malasorte mi colpisce a colpo sicuro.
Questo è un appello accorato: ditemi, li fanno apposta capi d'abbigliamento disgraziati  per mettere alla prova l'autocontrollo degli ignari acquirenti? E, soprattutto, esiste un rito capace di liberare i pantaloni da questo carico di calamità? Un apposito esorcista?
Davvero, vorrei ricominciare a indossarli a cuor leggero.

domenica 25 novembre 2012

Saturday night retirement

Che si fa noi, primo sabato sera tra ragazze nella casa nuova?
Super party di inaugurazione, alcol a fiumi, camerieri nudi ad ogni angolo e anche qualche canna da far passare?

Noooo, noi si gioca a Crystal Ball, si guarda Real Time, rigorosamente inveendo contro l'igiene di Buddy, e si conclude in bellezza guardando video di questo tenore.



mercoledì 21 novembre 2012

:')

Non sono cose che nascono per caso come i fiori in giardino, ci vuole impegno e lavoro, come un campo di mais.
Grazie a A. per la suggestiva e calzante metafora che stamattina mi ha aperto gli occhi sul colore dell'impegno che finora ho impiegato sul lavoro e tutte le sue ramificazioni.
Sì, il giallo è il mio colore preferito, assieme al blu, e le belle notizie sanno sempre di giallo, di sole, di terra buona.
Va bè, per farla breve: circa un mese fa ho partecipato a un concorso fotografico indetto dalla Legacoop della mia città, suddiviso in tre sezioni tematiche.
Ebbene, una delle tre sezioni... Sì, l'ha vinta una delle foto da me presentate, mentre le altre quattro faranno parte di una mostra itinerante e di un catologo.
Sfogare qui l'urlo di gioia che ho provato nell'apprendere la notizia è l'unica occasione che ho per ringraziare innanzitutto Fabio, per l'attenzione con cui mi ha insegnato i segreti del mestiere e perché non mi fa mai sentire un'inetta, nonostante io abbia ancora tutto da imparare.
Per dire che, nonostante tutto, l'impegno paga sempre, sempre.
Per ringraziare Bubi, lui sa perché.
E la mia coinquilina, perché mi vuole bene anche se sono una bruttissima persona.

Siete ovviamente invitati alla premiazione di venerdì 14 dicembre e siete gentilmente pregati di incitarmi a lanciare il reggiseno sulla folla. Grazie.

martedì 20 novembre 2012

Si avvolge nella bambagia arancione

Niente, vorrei presentarvi il quarto coinquilino.
Si chiama Batman, è piccolo e discreto, veste sempre in grigio e nero. Ha una spiccata predilezione per le puntine delle carote e i cubetti di zucchina, gradisce l'attività fisica notturna e la sua stanza è una mela finta.


sabato 17 novembre 2012

Se un pomeriggio di quasi inverno una traslocatrice


Ho deciso che devo al più presto cominciare a rispondere a casaccio alla gente che mi fa domande cretine.
«Lei sa mica perché non esiste la confezione da 20?» si rivolge a me, l'altro avventore in parafarmacia.
«Forse ha sbagliato ingresso, la tabaccheria è proprio qui di fronte».
E invece no! E invece devo impegnarmi per dare risposte molto più creative.
«Lei sa mica perché non esiste la confezione da 20?»
Ah com'è giallo il sole oggi! Giallissimo, mi creda.
Ecco. Perché mi sa che i miei nuovi vicini non sono un popolo di sveltoni.
Se mi vedi parcheggiata a margine della strada, intenta a scaricare uno scatolone da cui spuntano libri, dvd e le stecche per le tende e, sottobraccio, un tappeto arrotolato in bilico assieme ad un borsone ripieno di lenzuola, è veramente inutile chiedere «Signorina, sta traslocando?».
Ma secondo te, pezzo di pirla?? Ti pare che mi stia divertendo a passare le uniche due ore di pausa dal lavoro per giocare a vediamo quanto ci metti a sfracellare a terra lo scatolone con le tue tazze preferite?
Io so che qualcuna di voi può capirmi. Il trasloco da zitella è una faccenda incresciosa.
Perché sì, è vero che ad aiutarmi c'è anche il coinquilino, ma solo quando, giustamente, non ha da sbrigare le faccende sue e quando, giustamente, anche lui è impegnato nello spostamento di scatole, borse, valigie.
Che lui ha da aiutare la coinquilina, ovvero la fidanzata sua. E lo so che mi vogliono bene come al cucciolo di casa ma, obiettivamente, non ho orari di lavoro che ben si conciliano con la vita degli altri esseri umani.
Quando tutti vanno a letto, è il momento buono in cui io devo infilare jeans e cerata gialla per uscire sotto la pioggia a fare un servizio sulle foglie secche che occludono i tombini di scolo.
E quindi nulla... Mi sono stesa sul letto provvisorio per immedesimarmi.
E quindi le pareti tutte bianche mi mettono un po' di malinconia.
E poi c'è questo armadio con le ante arancioni che proprio non mi va giù.
E c'è che non so di che colore scegliere le tende, oltre al fatto che i miei libri non hanno ancora una casa.
Però ho comprato un meraviglioso baule antico che fungerà da comodino.
Ma c'è la determinazione ad affrontare tutta 'sta tonnellata de robba e arrivarci in fondo sana e salva.
E, soprattutto, c'è sempre il Pronto Pizza.

mercoledì 14 novembre 2012

Bello orsacchiotto

Non mi soffermerò a parlare di quello che sto vivendo perché poi mi tiro addosso la sfiga dello sbrodolone che si compiace di se stesso. Mi limiterò a darmi una pacca sulla spalla e a dirmi Vai avanti così bella figheira.

Vorrei soffermarmi invece sul fatto che Io Donna, periodico inserto del mio idolatrato Corriere della Sera, ha scelto il sabato del mio esilio in Turchia per far uscire l'intervista al mio Cesarone.
Ma vi pare?? Non si fa, eh.
Perché io vi compro tutti i giorni, vi ho comprato con un giorno di ritardo anche nel baracchino davanti ad Aya Sophia.
Prima di imparare a leggere, annusavo con passione l'odore della vostra la carta imbrattata d'inchiostro.
Ho addirittura pensato seriamente di spendere 200 e passa euri per la vostra bicicletta.

E voi... Voi intervistate Cesare senza nemmeno farmi un fischio.
Credo che andrò in bagno a piangere.

domenica 11 novembre 2012

Le cose migliori della mia vita

Ego, pigrizia, analisi, introspezione... Questa mania delle classifiche è tutta colpa dei blogger e su di me ha attecchito alla grande.
Qualcuno, proprio ieri, mi ha fatto riflettere sulle cose migliori capitate nella propria vita, quelle cose tali per cui, al solo pensiero, ringraziamo qualche sconosciuta e magnanima divinità che ha concesso proprio a noi un minuto del suo tempo.
Ho sfruttato il volo di ritorno di stamattina per realizzare la mia top five, ordinandola non tanto in scala di importanza, quanto in base a una specie di ordine cronologico.

5. I miei genitori. Va da sé, sanno essere di una pesantezza inenarrabile, portatori di inutili preoccupazioni e fastidi rinnovati giorno dopo giorno, ma senza di loro non sarei nessuno.

4. La mia professoressa di Lettere delle medie. Perché lei mi ha insegnato tutto, ancora prima che io ne fossi consapevole. E perché c'è ancora.

3. Esser stata proprio là, proprio quel giorno, proprio in quel momento. Per puro caso incontrai una giornalista della mia prima redazione che, grazie al suggerimento del librario, mi invitò a propormi per una collaborazione vacante. E da allora non ho più smesso.

2. Aver detto no a un contratto a tempo indeterminato.

1. Il tramonto su Istanbul, visto dal mare.



martedì 6 novembre 2012

La valigia dell'ultimo momento

Sì, lo ammetto: sono una di quelle.
Una di quelle stoltissime creature che si riducono sempre all'ultimo momento a fare la valigia: la guardo, la osservo e cerco di indurla a riempirsi da sola tramite la forza del pensiero. Ma non succede, no.
Tocca proprio a me scegliere, decidere, piegare, ripiegare, controllare fino alla nausea.
E visto che sono una cialtrona approssimativa, stavo dimenticando le ciabatte a fantasia di gatti azzurri, il costume per un tuffo dal traghetto durante la gita nel Corno D'Oro (scherzo eh), le salviette struccanti e, ebbene sì, i libri e il lettore mp3! Come caspita pensavo di passarle 4 ore di aereo?? Io, che non sopporto l'attesa al semaforo.
E ora non so cosa scegliere, non sono passata in libreria e il pensiero di comprare qualche best seller in aeroporto getta una luce di apocalittico sconforto sulla mia partenza.
Sarà mica la volta buona che mi tocca cedere alle cinquanta sfumature di plurimi colori eh??

domenica 4 novembre 2012

I dolori della giovane Alle

Devo ancora decidere se è più doloroso tagliarsi le dita con la carta o grattugiarsele insieme al Parmigiano.

domenica 28 ottobre 2012

Buongiorno un cazzo

La temperatura è scesa drasticamente, diluvia.
Una vecchia dai capelli color albicocca mi passa davanti al bar, spintonandomi.
Il cappuccio è tiepido.
L'edicola è chiusa.
Il paese è invaso dalla sagra.
Bancarelle ovunque.
Grigliata di spiedini, salamini e arrosti alle 9 del mattino.
Tu che mangi formaggio davanti a me, sempre alle 9 del mattino.
Tu, collega scemo, che oltre ad avere probabili tendenze da serial killer, hai osato sbagliare a sistemare l'ora e sei arrivato in ritardo.
In mancanza del giornale, incappare in blogger che scrivono "non potrei vivere senza i miei capelli spendenti".
E perché il telefono continua a squillare???


La mia capacità di sopportazione del genere umano è direttamente proporzionale alle ore di sonno.

E sto dormendo poco. Molto poco.




giovedì 25 ottobre 2012

Rendete a Cesare quel che è di Cesare

A sbaragliare la concorrenza è stato lui, ebbene sì.
L'ex Lunapòp dalle meches rosse che, suo malgrado, ha conquistato il mio cuoricino trash.
Il perché voglia sposarlo, non me lo so spiegare bene nemmeno io...
Quando lui era più giovane, ed io ero ragazzina, lo odiavo con tutte le mie forze: lo trovavo brutto, stonato e insopportabile. Pensavo fosse più adatto a interpretare un ruolo marginale in Trainspotting, piuttosto che l'italica popstar che andava conquistandosi le copertine dei vari Cioè, Top Girl e Ragazza In Gamba.
(Per favore, stendiamo un velo pietoso sulle mie frequentazioni letterarie adolescenziali. Ho già accennato al fatto che al sabato sera venivo scaricata dai nonni, no? Ecco, ad un certo punto l'amico immaginario che per anni aveva vissuto sulla mia spalla destra, decise di partire per andare a fare compagnia ad altri bambini disturbati, mentre io venivo irrimediabilmente attirata da giornalacci il cui unico pregio erano i gadget contenuti al loro interno e di cui, comunque, non capivo assolutamente il senso, vedi ombretti e rossetti).

Comunque, dopo un periodo di totale scomparsa in cui non mi è pervenuto nemmeno un vago accenno al suo operato, la voce del paladino bolognese è finalmente giunta alle mie orecchie, seducendole con Mondo.
E potete inveire contro quello che volete, dal testo sconclusionato alla sua adorabile cadenza emiliana che si nota soprattutto nella pronuncia della doppia c, ma da quel giorno ho pensato che, effettivamente, non è facile trovare un uomo che, da personaggio rachitico dotato di improbabili colorazioni tricologiche e di troppo entusiasmo per la Vespa, diventi un gran pezzo di gnocco con ingegno sufficiente a scrivere canzonette tenere e fantasiose, simili tra loro, è vero, ma in fondo mai ordinarie.
Quindi, Cesare, se passi di qua scrivimi che andiamo a mangiarci i Loacker rossi al Parco Ducale.
E le briciole poi le lanciamo alle anatre, te lo prometto.


martedì 23 ottobre 2012

Votate il prossimo post!

Perdonate la disarmante inutilità del post che segue ma in questo periodo sono sempre più a corto di tempo: tornare a lavorare per un quotidiano mi ha ricordato di quanto sia assolutamente superflua una vita privata dotata di un minimo di stabilità ed equilibrio. 
Quindi di seguito riporto quelle che sono/potrebbero essere idee per futuri post o, comunque, pensieri parole opere e omissioni che mi vorticano nella testolina. 
Votate e io aguzzerò l'ingegno per produrre qualcosa di sensato e che possa anche farvi passare qualche minuto di sollazzo.
Dai, fatemi sentire utile. Pliiis.



Sono terrorizzata dalla lista degli ingredienti sul retro del cibo confezionato.

Dopo almeno quindici anni dalla disintossicazione, sono ripiombata nel tunnel dei Loacker  rossi. 

Domenica ho intervistato Max Stèfani senza sapere chi fosse. Poi l'ho scoperto. (Grazie)

Venerdì ho la prima cena con gli altri collaboratori del giornale. M sono sentita più a  mio agio in occasione delle prime presentazioni ufficiali con genitori di ex.

Si parla di accorpare le province di Parma e Piacenza. Avreste dovuto vedere le facce dei parmigiani quando qualcuno ha proposto di denominare la nuova provincia allargata Pi.Pa. 

Per un anno, ho insegnato alle scuole medie. Per quanto sia assurdo, è vero.

Vorrei sposare Cesare Cremonini.

In realtà, se mai in un futuro molto ipotetico e lontano dovessi avere un marito e pure della prole, vorrei che iniziassero tutti per A.

Da bambina, quando ho scoperto le dinamiche della riproduzione sessuale, ho avuto una specie di crisi isterica.

Tra quindici giorni volo a Istanbul: finalmente è giunto il turno delle mie ferie.


giovedì 18 ottobre 2012

Sulla risposta telefonica - ep.2

«Pronto, ciao. Sono l'Alessandra»
«Eh»
«Niente, siam qua, io e la fotografa, e abbiamo notato un po' di trambusto vicino al Palazzo. Pare siano caduti calcinacci, ci sono i pompieri, una folla di curiosi... Facciamo la foto-notizia?»
«C'è il morto?»
«...Non credo»
«E ALLORA PERCHÈ CAZZO SIAMO ANCORA AL TELEFONO?»
tu tu tu tu tu tu

domenica 14 ottobre 2012

Palinsesti di un certo spessore

Domenica sera, piove. Ho una vita sociale che mi aspetta laffuori? No.
E quindi, guarda un po', mi metto il pigiamone bracalone, mi faccio un toast, una tazza di the e mi metto sul divano. 

Toh, Cerco casa disperatamente, proprio il programma che farebbe al caso mio.

E poi, cosa c'è lì?? Fox Retro mi propone Batman, il telefilm con Adam West!
Sì sì, questo sì che è intrattenimento di qualità. Buono questo toast, tra l'altro.

Aspetta aspetta aspetta...  
Oddeo.
Un film di terza categoria dalla trama tanto improbabile quanto scontata con... Lui. 
Hugh Jackman.
Il paradiso dev'essere esattamente così.



venerdì 12 ottobre 2012

Come la Corrida

Avendo genitori giovani, quando ero bambina al sabato pomeriggio venivo scaricata dai nonni materni con tanto di zainetto contenente pigiamino, mutande, calzettoni antiscivolo (che uso ancora), un secchiello di Lego, un elefantino azzurro, un blocco di fogli di carta e una penna. Già dovevo prendere appunti. Su cosa, non si sa.
Loro andavano chissà dove e a me toccava mangiare come un camionista bulgaro, guardare la Corrida e a letto appena finiva. Meno male che avevo il mio amico immaginario a tenermi compagnia.
Comunque, la gente della Corrida mi metteva tantissimo a disagio, tant'è che nascondevo la faccia tra i cuscini del divano o, in alternativa, mi tappavo le orecchie per non sentire urla, fischi e campanacci.
Penso che quel programma abbia devastato la psiche di tutti coloro che sono stati bambini negli anni '80. Io ne ero terrorizzata.
In età adulta, ho capito che era semplicemente imbarazzo elevato all'ennesima potenza. Quell'imbarazzo che non ti coinvolge in prima persona ma capace comunque di dare fastidio.
Oggi, rifacendomi a quel trauma infantile, per alcune situazioni ho coniato l'espressione Mi vergogno come quando guardo la Corrida.
TOP 3 del vergognarsi come quando guardo la Corrida:

Le tardone vestite da giovani. Le trovi a mazzi nei locali, corredate da gonne giropassera piene di strass e strappi in tinta con la cover dell'iphone, stivaloni a mezza coscia, truccate con la cazzuola e con un'inesauribile voglia di biiiip.
Io non riesco nemmeno a guardarle dall'imbarazzo e invece i miei amici penemuniti già si fregano le mani.

Gli attori di alcune pubblicità televisive/radiofoniche. Lo so che non è colpa loro, lo so che è un mestiere come un altro, ma quando mi incitano con inesauribile entusiasmo a dire che l'olezzo più persistente è l'odore di sudore o quando, con voce profonda e sprezzante per le convenzioni sociali, vogliono convincermi che andare a casa del fidanzato con un mazzo di rose è il modo giusto per rivoluzionare il mondo, è più forte di me. Devo cambiare canale prima che mi venga di nuovo l'impulso di nascondere la faccia sotto al plaid.
(a proposito di pubblicità, quanto sei figo nuovo capitano dei bastoncini Findus)

Il vicino di tavolo al ristorante. Il quale pontifica con la squinzia di ultima generazione su quale sia il significato recondito di Spa, inteso come centro benessere. Il tutto condito da squittii e palpatine tra le pieghe della candida e ignara tovaglia.
Ah no, quella non è vergogna. Quella è voglia di impugnare la forchetta e compiere una strage.

martedì 9 ottobre 2012

Profumo di nostalgia

Tornare a casa e trovarla invasa dal profumo del basilico.
«L'abbiamo raccolto tutto per farti i sughi per i prossimi mesi»
Piango.

lunedì 8 ottobre 2012

Il diavolo ti chiama sullo smartphone

PUFF PANT.
Che fatica. Sono sempre di corsa, a pranzo un panino e adesso...? Adesso muoio a letto e sogno di essere rincorsa dal malvagio redattore imprecante.
Ma ce la faccio eh. Niente panico.
Anzi, ringrazio le due ragazze che, in preda a fumi alcolici e/o tossici, mi hanno scritto per accertarsi che la mia assenza non si prolungasse troppo. Grazie, davvero, troppo buone.
Accorro, armata di tanta volontà, inesauribile fantasia e profonde occhiaie che stanno cominciando ad assumere le cinquanta sfumature di grigio topo del Tamigi.
È che non ho un momento di pace, sono l'ultima arrivata e ho meno dignità di uno zerbino... Sabato scorso mi sono presa un cazziatone che mi ha lasciata in stato catatonico per circa due giorni.
Ma niente paura eh! Che, se sono arrivata fin qua, mica mi lascio abbattere da un Che cazzo fai degno di Gerard Butler in 300 e nemmeno lavorare con nuovi fotografi che mi guardano con compassione e mi intimano di riporre la mia macchina fotografica può scalfirmi.
In verità vi dico, il mio sistema nervoso è seriamente minacciato dalla ricerca di una casa.
Perché non vado più a vivere da sola, no... Dopo attente riflessioni e parecchie vicissitudini, abbiamo deciso di andare a vivere insieme noi due disperate (e Winx). Perché siamo uguali, perché ci insultiamo volendoci bene. Perché la famiglia, in realtà, è una cosa semplice.
Il destino trova sempre la sua strada.


A breve, all'interno de L'amore ai tempi del precariato, senza se e senza ma prenderà vita la sit-com a puntate L'affitto ai tempi del precariato: una giornalista, un'insegnante e un apprendista ingegnere informatico alle prese con allergie, guanti di gomma e detersivo per piatti, biciclette rubate e orari di lavoro che non lasciano spazio alla vita privata.

domenica 30 settembre 2012

Sbronzi di sera, riuscire a tornare a casa si spera

Giovedì sera ero talmente ubriaca che ad un certo punto ho pensato: "Dovrebbe essere illegale sbronzarsi così tanto".
Gli ubriachi, generalmente, possono essere suddivisi in due macrocategorie: gli ubriachi-tristi e gli ubriachi-felici.
All'interno di questi universi, esistono numerosi e variegati sottoinsiemi a cui appartengono, ad esempio, gli ubriachi-molesti, gli ubriachi-depressi, le ubriache-zoccole... E così via.
Io appartengo alla diramazione di ubriachi-entusiasti-della-vita-fino-al-momento-della-paranoia. Chiunque ne faccia parte è consapevole di avere una soglia che NON andrebbe assolutamente valicata, pena La Paranoia Perniciosa.
La PP solitamente prende vita quando il tasso alcolico supera lo stadio "sono una felice cretina stronza amica di tutti" e si nutre delle problematiche che turbano intimamente il nostro Io.

Fu così che alle ore 23.09 mandai un messaggio a mia madre (che ancora crede che gli indirizzi email necessitino di www) il seguente messaggio:
Mamma sarò povera e precaria tutta la vita ma ti giuro che mai e poi mai finirò per ritrovarmi al bar a lamentarmi di un marito che non butta la spazzatura.

sabato 29 settembre 2012

Sulla risposta telefonica

"Salve, mi scusi se la disturbo. Sono una giornalista della _, la contatto per sapere se le è possibile rilasciare una dichiarazione in merito all'apertura straordinaria dello CSAC in occasione della Giornata Europea del Patrimonio".

"No guardi, i miei non ci sono e io non rilascio niente".

martedì 25 settembre 2012

Casa

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.


venerdì 21 settembre 2012

Vado a vivere... Dove?

Prima che i miei genitori ristrutturassero casa, davanti alla porta della mia camera stava un'antica chaise longue appartenuta ai miei nonni.
Era un mobile assolutamente superfluo, da me utilizzato per riporre giornali e riviste che, altrimenti, avrebbero ingombrato la stanza già piena di libri, vestiti, scarpe e quant'altro.
Un gelido mattino d'inverno, mi svegliai come d'abitudine alle 6.50 (frequentavo ancora la terza media e come caspita ho fatto a svegliarmi per anni a quell'ora rimane un mistero insoluto), come d'abitudine vidi la luce penetrare dalla cucina, segno che madre e padre già stavano facendo colazione.
Qualcosa però non quadrava. Mancava... Cosa?
Mancava tutto ciò che in mesi e mesi avevo accumulato su quell'inutile mobile di cui nessuno si era mai preoccupato prima.
Corsa in cucina:
«Dove sono i giornali?»
Silenzio.
«Oh li avrete mica buttati??»
Panico.
«Diglielo tu» dice mia madre. Sbuffo di mio padre.
«Quel divanetto si stava sfondando»
«Cooooosaaaa???» E giù lacrime, singhiozzi disperati, e via di "E come vi siete permessi", "E dovevate chiedere", "E non capite niente", "Vi odio", "Non vedo l'ora di andarmene".
Quello fu il momento in cui decisi che, presto o tardi, avrei trovato un posto in cui accumulare felicemente materiale cartaceo, senza preoccuparmi di incursioni e razzie notturne a tradimento e, soprattutto, decisi che i miei genitori non avrebbero avuto una copia delle chiavi.
La
felicità.
Quel momento è arrivato, finalmente posso dire Anch'io sto cercando un monoloc!
Ed ecco che all'orizzonte già incombono nuvoloni densi di dubbi:
- Monoloc più piccolo, più costoso MA a due passi dal centro, tanto da potermi spostare in bici in tutta tranquillità
OPPURE
- Biloc più spazioso, disposto su due piani, meno caro MA disperso ai confini della città?

Banny, interpellato, dice solo: Sti cazzi. Se vede proprio che no è Roma.

Aiutatemi.

giovedì 20 settembre 2012

Oh jesus

Dovrei controllare più spesso le chiavi di ricerca che portano al mio blog. Sono sempre inaspettate emozioni.
Ma poi... Proprio io, io che sono bisbetica, imbranata, sarcastica e saccente?? 
Andate a farvi un giro al Dadaumpa al venerdì, se poi proprio avete questo tipo di urgenze.



martedì 18 settembre 2012

One day

E quando all'improvviso capisci che qualcosa di giusto, nella tua vita, l'hai fatto.
Nonostante tutto, nonostante tutti, eccola lì, una lucina in fondo al tunnel.
Perché sì, da oggi tu hai un contratto. 
Certo, adesso devi farti il sacrosanto mazzo, ma hai un cazzutissimo contratto regolare di collaborazione retribuita con un quotidiano e, oddio, fai fatica perfino a pensarlo, a tempo i n d e t e r m i n a t o.
Capisci? 
Hai delle responsabilità, devi mettere giudizio, essere credibile, basta dire minchiate. 
E studiatele una volta per tutte le carte che ti hanno dato all'Ordine!
Che mi sa che dovresti essere adulta davvero, adesso.

Fare il mestiere senza avere nessuna intenzione di uscirne, allora il mestiere è una cosa seria, altrimenti diventa un veicolo, uno strumento per altre cose.

Oddai, certo che vi autografo le mutande!

sabato 15 settembre 2012

Se mi ami, regalami un grandangolo

Ho ceduto, poveretta me.
Mi sono fotografata i piedi come gli hipster che si credono grandi artisti incompresi et innovativi et profondi, nonché di innato talento.
Ma... Sono da poco la felicissima madre di una creatura di origine giapponese e, per quanto sia impegnativo accudirla e soddisfare ogni sua esigenza, il nostro rapporto migliora ogni giorno che passa.
Ad esempio, la messa a fuoco manuale, ormai, non ha più misteri per me. E, per quanto mi riguarda, è un po' come cambiare pannolini.

PS: io lavoro qui dentro durante il fine settimana.


venerdì 14 settembre 2012

Pagine innaffiate di birra

Pessima, pessima scelta guardarmi Le pagine della nostra vita.
Meno male che avevo la Poretti tre luppoli fredda di frigo e pure bustoni di Fonzies.

giovedì 13 settembre 2012

Devo ancora

Devo ancora leggere Il grande Gatsby. Sì, faccio schifo, lo so.

Devo ancora vedere 8 ½. Sì, faccio molto schifo.

Devo ancora smettere di credere che un giorno mi sveglierò con il super potere "assimilare i libri per osmosi".

Devo ancora decidere se la notazione tra parentesi (e ride) riportata in certe interviste mi dà fastidio o è una simpatica e indispensabile postilla.

Devo ancora assaggiare il Philadelphia al Milka. Ho paura che: a) mi deluda / b) mi crei dipendenza.

Devo ancora cominciare a prendere a schiaffi i commessi di Zara.

Devo ancora incontrare una persona che mi interessa fin dal primo sguardo.

Devo ancora capire cosa cambiare per vivere come voglio io.

Devo ancora scegliere qual è la mia parola preferita.

Devo ancora dirglielo che, per me, è così carino.

Devo ancora imparare a fare foto di cui andare fiera.

Devo ancora scrivere, devo, non vivo senza.

Devo ancora visitare Istanbul. Ma ci sono quasi.

Devo ancora andare in Argentina. Ma arriverò e mai più me ne andrò.

Devo ancora abituarmi a non iperventilare quando mi entusiasmo per qualcosa.

Devo ancora uscirci da certe storie.

Deve ancora venire il giorno in cui smetterò di farmi domande. Ma per quello basta l'alcol.

domenica 9 settembre 2012

Esco a comprare il gelato

Ho il ciclo, sono depressa e odio l'intera umanità.

ESSERE L'UNICO ESSERE UMANO AL MONDO PER UNA FOTTUTISSIMA SETTIMANA E' CHIEDERE TROPPO??

venerdì 7 settembre 2012

Letture di un certo tipo

Ci sono veramente poche, pochissime cose che mi rendono gioiosa e garrula come Gene Kelly sotto la pioggia.
Una di queste è entrare in ufficio e trovare una copia di FOR MEN MAGAZINE dimenticata dal mio collega. Fossi stata sola, mi sarei messa a gorgheggiare mandando baci al cielo.
Credo che i mensili maschili siano le pubblicazioni più esilaranti mai concepite dall'umanità, sono compendi di inarrivabile cretineria, roba da far venir venir voglia a ogni donna normodotata di barricarsi in casa, sprangare porte e finestre e invocare che i Cavalieri dell'Apocalisse spazzino via una volta per tutte la feccia che mette su carta patinata una simile quantità di fesserie, oltre a tutti coloro che spendono soldi per leggerle, credendoci.
Già la copertina promette emozioni forti ma è il sommario a darmene la certezza: pag. 66 "Bivaccare sul divano con gli amici mangiando cibo spazzatura mentre guardate gli Europei non deve essere una scusa per ingrassare: ecco tutti gli snack sani!"
Ed ecco che i "cibi da divano" vengono suddivisi in due colonne: NO, ovvero cibi che vi porterebbero presto ad assomigliare a Giuliano Ferrara, e SI, ovvero cibi che vogliono far credere capaci di trasformarvi in Christian Bale.
Spiccano tra i SI: birra, miniwurstel e pizza in quantità molto limitata assieme a, attenzione, spiedini di gamberi, sedani con gorgorzola, biscotti secchi al miele, frutti di bosco con yogurt, frullati di frutta senza latte.
Ora, nonostante io non sia una profonda conoscitrice dell'animo maschile, trovo che le probabilità che un uomo prepari ai propri simili un buffet a base di sedano e biscotti in occasione della finale di Champions League siano pari alle probabilità che stanotte King Kong venga a rapirmi.
Ma è a pag. 104 che arrivano le vere soddisfazioni: "Corso di sopravvivenza per maschi. Qui ti dimostriamo che tutte le donne sono diverse una dall'altra".
Urca!! Ma proprio tutte tutte?? Caspita, chi mai l'avrebbe immaginato.
Il segreto di una coppia felice - riporto fedelmente - è il baratto: TU mi lasci uscire con gli amici, IO ti porto all'Ikea. TU mi cedi il divano per una domenica di partite, IO dopo vengo con te a vedere un film strappalacrime.
Facciamo così: TU la smetti di scrivere minchiate e IO prometto di non inviarti per posta tutta la pupù prodotta in una settimana dai cani del vicinato, ok?
Il meglio, però, è racchiuso nella rubrica Gli esperti di FMM - LE GRANDI DOMANDE.
Tale Aldo di Viareggio espone il proprio dilemma: "Ho le sopracciglia unite sopra il naso. Cosa posso fare?" Risposta: "Consulta uno specialista".
Caro Aldo, dai retta a me: batti forte e ripetutamente la testa contro il muro, così i lividi camufferanno la peluria ed è la volta buona che magari ti viene un'idea brillante.

giovedì 6 settembre 2012

Dai, no

Era il lontano 2008 quando mi iscrissi a Facebook.
Non sapevo usarlo: non ne capivo le funzioni, salvo mandarmi mail con mio cugino che già si era trasferito in Irlanda. Avevo il terrore di tutti i giochini e quiz che mi mandavano i pochi amici e, pur di non farmi riconoscere, avevo come foto profilo un barattolo di Estathé al limone. Bei tempi.
Quando cominciai a capirne le dinamiche, ci fu un fulgido periodo in cui tanti, a random, stabilivano nuove ed eteree amicizie con sconosciuti portanti lo stesso cognome.
Ovviamente ne fui entusiasta e anch'io trovai dei "famigliari" sparsi ovunque nel mondo, anche se, a onor del vero, la maggior parte resta concentrata nella mia stessa regione.
Sull'onda dell'entusiasmo qualcuno organizzò una grande riunione di "famiglia" a cui però nessuno mai partecipò e i rapporti tra noi continuarono a mantenersi cortesi e telematici.


Ora, io capisco che qualcuno possa provare stima e affetto incondizionato nei confronti dei propri "famigliari", ancorché solo virtuali, ma prendersi il disturbo di iscrivermi senza consenso al gruppo del circolo di dimostrazioni pratiche per il "piacere femminile" mi lascia, non so, perplessa? Imbarazzata? Percossa e attonita come la Terra al nunzio sta pensando all'ultima ora del fatal Napoleone?
Sì, insomma, una cosa del genere.

Domanda prima: perché la gente sente il bisogno di iscrivere me, misantropa convinta, a questo tipo di circoli ricreativi?
Domanda seconda: non so, sembro disperata a tal punto?
Domanda terza: esattamente, la dicitura TI ASSICURO...VEDRAI CADERE FIORI DAL CIELO! è la premessa a cosa? E poi perché dovrei vedere fiori cadere dal cielo??
Domanda quarta e ultima: no davvero, sembro così messa male? Ditelo.


martedì 4 settembre 2012

Mi piaci tuuuuuuuu

E VA BENE. Lo confesso.

Sì, lo ammetto: sono una donna dotata di raziocinio, senso pratico e diplomazia, oltre a un discreto Q.I. ma mi piacciono i supereroi, OK??
Ironman, Lanterna Verde, gli X-Men, Thor, I Fantastici Quattro, Flash, Spiderman: impazzisco di gioia a ogni nuovo film o serie tv che dedicano a uno degli eroi Marvel o DC.
Ma il mio preferito, colui per il quale il mio cuore batte dalla più tenera età è solo lui, il paladino di Gotham City, nientepopodimeno che BATMAN.

Sarà che ci giocavo con i miei genitori quand'ero piccola, sarà che non mi sono mai persa una puntata del cartone animato, la cui sigla ancora ricordo a memoria, sarà che qualche fumetto me lo allungava mio cugino più grande.
Sarà che il suo costume e i suoi accessori sono una figata: ma vuoi mettere il total black contro mutandoni rossi o tutine aderenti/fosforescenti?
Lui, che veglia sempre nella mia Alle-caverna


Sarà che, a differenza di tutti gli altri supereroi, è umano, tutti i suoi poteri derivano semplicemente dalle proprie abilità (o dal suo immenso patrimonio), è mortale, non arriva da nessun pianeta alieno, non è stato morso da insetti radioattivi.
Sarà che il suo equipaggiamento fa sembrare l'FBI appena sopra i Goonies, sarà che una Bat-caverna è il sogno proibito di qualsiasi eterno adolescente, sarà che è ricco e generoso, colto, poliglotta, scienziato, criminologo, sarà che è sempre stato interpretato da attori che, ehm, fan cadere la mascella.

Sarà che è un gran pezzo di gnocco 'sto Bruce Wayne.

domenica 2 settembre 2012

Gli alternativi del sabato sera

Inequivocabilmente consanguinei,
uno è stato ribattezzato "Hitchcock ubriachino". Indovinate chi.
Storie semplici di un sabato sera alternativo:

uscire dal lavoro alle 19.30

prenotare una pizza da asporto

"guidi come Batman"

parcheggio in doppia fila, pizza ritirata

passi affrettati sotto la pioggia

mi raccomando chiama se hai problemi

tre fette di pizza a me, una al cane

improbabili foto di famiglia

favole improvvisate di pirati contro ninja

il cucio pucciato nel miele, infallibile per ristabilire la pace

scaricare Slash the fruit, 0,99 cent: beato smartphone, mo ci pensi te

è ora della nanna, cicciottani miei.

Come madre sarei abominevole, ma come zia... Spacco!

sabato 1 settembre 2012

Fighe Domani: anch'io mi impegno

Donne Omega: vi è in loro la scintilla della figaggine o sono condannate per sempre a capelli sfidanti le leggi della fisica, macchie indelebili sulla nuova camicia bianca, rossetto sui denti dopo il primo bacio?

E' questo che mi sono chiesta quando ho avuto l'epifania d'estate: il movimento Fighe Domani.
E io mi sono chiesta: ma io, Femmina Omega intrisa fino al midollo di omegosità, posso essere Figa Domani?
E se sì, da dove cominciare?

Santa Pazienza, come direbbe l'Ade, prima di tutto devo imparare a gestire i capelli perché, sì, succede che io mi precipiti fuori di casa con i jeans infilati sotto la maglia del pigiama ma, di solito, esco dopo una minima preparazione che mi renda socialmente accettabile. Il problema è che, tempo pochi minuti, al massimo poche mezz'ore, il risultato diventa questo: --------------------------------------------------------------->
Forse dovrei smetterla di essere terrorizzata dalla parrucchiera e lasciar fare un po' alla sua inventiva, così, tanto per rinnovare.

Poi, dovrei smetterla di sentirmi un trans se metto i tacchi.
Dovrei imparare ad ancheggiare in modo sensuale e dovrei pure migliorare il mio abbigliamento da casa, non si sa mai.

Poi, diciamo che se perdessi 5-6-7 chilogrammi non guasterebbe. Ordunque, basta ammazzarsi di biscotti, basta alzare la cornetta per farsi recapitare a casa pizza gongorzola-stracchino-cotto, basta intingere il cucchiaio nella Nutella prima di prendere una badilata di fiordilatte.
E basta, dico basta, alle calorie dei super alcolici.
Pf. No dai. Questo è troppo.

giovedì 30 agosto 2012

Sorprese d'agosto

Vorrei essere una persona equilibrata ma non la sono. Se no, ne sono quasi certo, ci saremmo sposati.

Che dire?
Il vaffanculo è come l'aspirina: serve un po' a tutto e un po' a niente ma ti fa subito sentire meglio.

Poi si spiega perché sono una nevrotica senza speranza di guarigione.

lunedì 27 agosto 2012

Io e loro

Ieri pomeriggio ho portato mio nipote in libreria, rendendomi conto che era la prima volta da quando ha smesso con libricini morbidosi e fumetti di Mukko Pallino.
Ha bisogno di indipendenza, non vuole più essere tenuto per mano, al massimo è lui che mi abbraccia di tanto in tanto, giusto per elemosinarmi qualche gesto d'affetto.
Così, nella stessa libreria dove io ho mosso i primi passi, tenendomi a debita distanza lo osservavo tra i mini scaffali mentre esaminava libri illustrati di Capitan America e le ultime opere di Geronimo Stilton, sorprendendolo pure ad annusare l'odore delle pagine stampate.
Assieme a lui, nella saletta bambini c'erano tre fratelli, uno più piagnucoloso dell'altro, accompagnati da una madre altrettanto petulante e restia ad acquistare libri "con parole scritte" perché "tanto poi non li leggete e son soldi buttati".
E poi, in un angolino riservato a quelli che bambini non sono più, ma nemmeno hanno raggiunto l'età giusta per apprezzare Jack Frusciante è uscito dal gruppo, c'era lei, una ragazzina in jeans e maglietta, lentiggini, borsetta a tracolla e orecchini colorati troppo grandi per il viso minuto.
Scandagliava i titoli, riponeva con cura i volumi dopo aver letto il retro copertina, educata e silenziosa.
È stato come vedere me stessa con 13 anni in meno, magari vestita un po' più alla moda e con i capelli meno arruffati ma quando l'ho ritrovata in cassa non ho avuto dubbi: ha estratto un po' di banconote spiegazzate da un piccolo portamonete, simile a quello che usavo io per accumulare la paghetta settimanale e le mance che mi allungavano i parenti.
E un po' mi si è salita la malinconia al pensiero di aver perso quel gesto, al pensiero di essere un'adulta con pochi contanti nel portafoglio, giusto quelli per caffè, giornale e bottigliette d'acqua, al resto ci pensa il bancomat.
E sì, lo ammetto, pure io risucchiata dal vortice della tecnologia, adorante del pagano dio Amazon che recapita direttamente a casa i libri a noi perennemente incollati a scrivania e computer.
E sì, lo ammetto, pur amando le librerie e ciò che solo loro sanno trasmettere, sono sempre più attratta dal magico Kindle. Non resisterò a lungo, lo sento, nonostante i sensi di colpa mi macerino la coscienza: già pavento un futuro alla Fahrenheit 451.
Ma poi guardo la ragazzina mentre, a mento alto, posa il libro sul bancone scandendo Prendo questo, guardo mio nipote che mi sorride e mi chiede di raggiungerlo per aiutarlo a scegliere e penso che forse una speranza per chi ama le librerie ci sarà sempre.

venerdì 24 agosto 2012

17) Il personaggio che vorresti impersonare per un giorno

Ho sempre desiderato essere lui, anche se fin da bambina aspettavo con impazienza l'età adulta: l'eterno bambino impavido, temerario, svolazzante, temuto e rispettato da tutta l'Isola, è sempre stato l'eroe che mi ha fatto sognare ad occhi aperti.

Perché sei scappato? chiede Wendy a Peter.
Perché ho sentito papà e mamma parlare di quello che sarei dovuto diventare quando fossi stato uomo.

Dimenticando l'aura edulcorata che ha ricamato la Disney, Peter Pan è uno dei personaggi meglio riusciti della storia della letteratura: il testo teatrale originale è quanto mai profondo e rivela tutt'altro intento dell'autore. 
Lontano dallo stereotipo della favola per bambini, Peter non è un buffo ragazzetto dispettoso, bensì una figura dal fascino ambiguo e inquietante: è un complesso miscuglio di istinto primordiale, ironia e carica demoniaca. E' presuntuoso, beffardo, capriccioso e, tuttavia, fragile. Condensa in sé tutto il senso di inadeguatezza di chiunque si senta sempre un po' distante e impreparato a ciò che la società impone ed esige.
"Non vi traspare il demone che è in Peter!" disse James Matthew Barrie vedendo la statua ancora oggi meta di innumerevoli visite all'interno dei giardini londinesi di Kensington.

Forse tutti noi saremmo in grado di volare se fossimo assolutamente certi della nostra capacità di farlo come l'ebbe, quella sera, il coraggioso Peter.


martedì 21 agosto 2012

Io ti evito

Ascoltando la radio durante un viaggio mordi e fuggi in Toshana, incappai in una speaker di una stazione radiofonica locale dalle parti di Pistoia che si divertiva a fare la classifica degli uomini da evitare.
TA DA DA DAAAAH! ho pensato.
Cercando di sintetizzare in sole cinque tipologie, numerose quanto approfondite riflessioni mi hanno condotta alla mia personalissima e discutibilissima classifica dell'uomo da evitare:

5. I palestrati. 
Non voglio essere guardata con disgusto se alle 2 di mattina mangio un cheeseburger e una brioche nel giro di cinque minuti. Sì, è capitato ma non era (del tutto) colpa mia.

4. Gli estremisti politici e/o religiosi.
Semplicemente, no grazie. Il tuo fervore non suscita in me l'ammirazione che ti aspetti, solo una voglia incredibile di mettermi le mani sulle orecchie e cantare Oh che bel castello marcondirondirondello.

3. I verginelli.
"Qual è il posto più strano dove l'hai fatto?"
"In macchina, con te."
True story.

2. Quello che, porgendo la mano, sembra di stringere un guanto di plastica vuoto.
Utili come il trikini per prendere la tintarella. Un po' di virilità, suvvia! La stretta di mano è il più sincero biglietto da visita. Molle quella, molle tutto... Eh.

1. L'uomo che gioca a Fantacalcio, carte Magik (come cavolo si scrive?), Pokemon o affini.
Questi passatempi non solo sono raccapriccianti se praticati da gente che ha abbondantemente superato i 10 anni, ma mettono in notevole discussione doti comunicative, cerebrali e amatorie.



venerdì 17 agosto 2012

Comunicare

A: Sai che Matthew McConaughey ha fatto un film dove interpreta uno spogliarellista?
V: Interessante. Andiamolo a vedere in 3D.

Come eravamo ggggiovani, noi.
PS: Grazie per avermi fatto lo scrub, grazie per aver spazzato via tutte le cellule morte, per aver esfoliato e deterso la mia faccia perplessa e accaldata. Grazie per la crema contro "i primi segni del tempo" che, a quanto pare e nonostante tutto, stanno avanzando inesorabili pure per me.
E grazie, soprattutto, per la tua fase zen che ha prodotto una massima che mi accompagnerà per il resto della vita: "Un uomo che non è in grado di apprezzare il tuo punto di vista non merita nemmeno di essere definito tale".

mercoledì 15 agosto 2012

Un tranquillo Ferragosto di sfiga

E' Ferragosto e io, ovviamente, sono compresa in quell'esigua percentuale di gente che lavora.
Quindi sto in ufficio a osservare la piazza deserta, informando sporadici turisti che, sì, nella Bassa Parmense a Ferragosto fa molto caldo. Meglio se state all'ombra o, meglio ancora, andate al bar qui di fronte a far girare l'economia.
Ma non è tutto.
Lavoro a Ferragosto con addosso gli strascichi di un'intossicazione alimentare.

Perché Madre Natura, oltre a non avermi dotata di un metabolismo veloce, di una chioma disciplinabile e di gambe affusolate, mi ha pure regalato un'insolita allergia. Al riso. Sì. l'alimento da malati per eccellenza, quello che consigliano come rimedio per qualsiasi disordine della salute.
Madre Natura non mi ha dotata nemmeno di particolare perspicacia: al Giappo ho ben pensato di bermi un cicchetto di saché.
Per cui, il mio pranzo di Ferragosto consiste in:
una nocepesca
+
infuso di prugne secche.


sabato 11 agosto 2012

19) Un libro il cui film ti ha deluso

AAAAARGGH!! Tutti, cazzo! TUTTI!
Ci pensavo giusto ieri sera quando, dopo aver consigliato un libro a un'amica, mi ha risposto: "Ah ma di quello ho già visto il film..." con tono evidentemente imbarazzato, non so se dovuto al fatto di aver visto il film prima di aver letto il libro o solo perché non voleva farmi pesare l'indegno suggerimento.

Parlo di Un giorno questo dolore ti sarà utile, piccolo capolavoro di Peter Cameron, miseramente maciullato dal lungometraggio diretto da un italiano con evidenti pretese fuori dalla portata del proprio, diciamo, estro.
Quello che proprio non sopporto, nei film tratti da libri, sono le aggiunte di parti inesistenti, come se regista e sceneggiatore si sentissero in dovere di sistemare un'opera che non gli appartiene, così, solo per sentirla più loro, come una madre che pettina il ciuffo ribelle del figlio.
Io credo che se lo scrittore avesse voluto inserire una variazione alla trama l'avrebbe fatto, no? Tu, che compri i diritti d'autore, chi cazzo ti credi di essere per decidere di aggiungere una fottutissima scena stronza di cui nessuno, ma proprio nessuno, sentiva l'esigenza?
Ovviamente, anche in questo film non mancano indebite aggiunte, oltre al fatto che alcune scelte interne al cast distruggono rovinosamente le fantasie scaturite dall'opera cartacea.
A me verrebbe proprio voglia di andare a casa del tal Roberto Faenza, suonare il campanello, mollargli un ceffone preventivo e obbligarlo a rimborsarmi almeno il prezzo del biglietto e della Schweppes al limone.

mercoledì 8 agosto 2012

Memorie di una giornalista sfigata

Come ho chiarito qualche giorno fa, non ho voglia di scrivere.
Ripropongo quindi un'esperienza vissuta qualche mese fa, riveduta e corretta perché, con questo racconto, ho deciso di partecipare a una specie di concorso.
Ho dei problemi.
Grossi.
Ciao, torno alla mia piscina gonfiabile comprata su Amazon.

Qualche mese fa, la mia morbosa curiosità mi ha spinto a un'esperienza universalmente ritenuta squallida e grottesca: lo speed dating.
Dovuta premessa: cos'è lo speed dating? Trattasi di una serie di appuntamenti al buio, solitamente organizzati in un luogo dall'atmosfera lounge: candele, musichetta rilassante, rumori ovattati, drink (oddio come odio questa parola) raffinati.
I partecipanti vengono fatti sedere uno di fronte all'altro, disposti su due file parallele di sedie ai lati opposti di vari tavolini, e hanno 5 minuti di tempo per parlare, presentarsi, conoscersi. Gli uomini sono disposti in una fila, mentre le donne in quella opposta e sono gli uomini a scalare posto di volta in volta, al suono di un campanello che scandisce le varie sessioni di approfondimento, chiamiamole così.
Sì, l'ho fatto.Però all'Ikea.
A San Valentino, cristosantissimo.
Quindi niente luci soffuse, tanto meno l'ambiente sofisticato a fare da sfondo.
3,99 euro per aperitivo a buffet e una ventina di uomini con cui scambiare chiacchiere a profusione. O, nel mio caso, BALLE a profusione.
Innanzitutto, ho detto di chiamarmi Valeria e per un esiguo numero di minuti mi sono pure crogiolata al pensiero che mi si addicesse parecchio, salvo poi dimenticarmene e presentarmi col mio vero nome in plurime occasioni.

Arrivo in ritardo e ad accogliermi la canzone di Fausto Leali "Vivo per lei". Non mi sento a mio agio, direi.
Un azzimato presentatore in smoking luminescente mi fa accomodare dopo avermi appiccicato alla maglietta un'etichetta a forma di cuore con il nome. O, meglio, col nome fittizio.
Il primo ad accomodarsi di fronte a me può tranquillamente essere mio padre, forse un attimo più vecchio, ma questo non lo frena dal focalizzare l'attenzione su quel punto del corpo umano femminile tra collo e ombelico.
Begli occhiali - esordisce - sono vintage?
Grazie! e, mentre cerco di trovare una risposta intelligente all'osservazione sullo stile vintage, ribatte:
Aspetta, girati un po'... Ah no, non sono vintage. Li hai comprati di recente?
...Li ho cambiati da poco...
Ah ho capito... A me piace molto lo stile vintage, vado sempre in cerca dei mercatini.
Da quel momento e per i rimanenti 4 minuti circa, una serie di sproloqui sui mercatini del vintage di cui io sembro la massima esperta, nonché cultrice.
Suona la campanella, avanti il prossimo.

Ciao, io sono Alberto!
Alberto ha tutta l'aria del bravo ragazzone che non ha idea alcuna di come si seduce il cuore di una donzella.
La mia mente, in effetti, ci mette ben pochi attimi a partire per la tangente, costruendo fantasie su improbabili premiazioni Pulitzer in cui è Hugh Jackman a consegnarmi l'ambito premio.
Riesco a cogliere brevi stralci del monologo in cui racconta che il suo mestiere consiste nello scrivere i manuali di utilizzo per macchinari ottici. Oddio, ho pure il coraggio di incoraggiarlo con un convintissimo Mmh interessante!
Mi risveglio solo quando mi viene rivolta la fatidica domanda E tu cosa fai nella vita?
Per un attimo ho la tentazione di dire Affitto l'utero per 20.000 euro al mese, ma poi viro ad un classico quanto improbabile Sto finendo di studiare e sono in graduatoria per insegnare matematica alle superiori. Seh, come no. Sono proprio credibile, io che ancora non ho imparato la tabellina del 7.
Ah dai, non ti davo della matematica! Hai più l'aria di una che studia materie umanistiche!
Ma pensa, Alberto.
Suona nuovamente la campanella e sento di dover fare un mentale sospiro di sollievo.

Improvvisamente, qualcosa di terrificante coglie la mia attenzione: un volto noto del maggior quotidiano di città e provincia sta documentando fotograficamente l'ikeico San Valentino parmigiano. Non posso permettere che la mia copertura salti.
Imploro con lo sguardo l'amica che mi ha accompagnata, salvo poi ritirarsi, e cerco di comunicarle a gesti convulsi di impedire alla fotografa di immortalarmi in questa situazione. Sarebbe veramente imbarazzante oltre ogni limite.
Nel frattempo, devo concentrarmi su Alessandro: di fronte a me siede, cazzo, uno degli assistenti più rognosi della mia facoltà. Dissimulando con molta abilità il mio stupore, unito a una buona dose di nervosismo, sorrido come un'isterica e ascolto con molta cautela quel che ha da dirmi.
Sì, all'Ateneo di Lettere mi è scaduto il contratto e ora insegno in un liceo scientifico di Parma, spiega con una certa autorevolezza. Mentalmente sto esultando sbracciandomi, saltando, ballando, cantando, altro che tre metri sopra il cielo.
E tu? Di cosa ti occupi? quanta formalità, non ha proprio dimenticato i modi da sessione d'esame.
Lavoro per l'Ansa. Non riesco a credere di averla sparata così grossa. Il karma mi punirà, lo so.
Nuovamente, la campanella mi salva mentre racconto avventure al limite del credibile di come io sia un'ispiratissima fotografa in cerca del reportage capace di farmi approdare al National Geographic e così via. Cercami su Facebook, dice alzandosi. Ok, annuisco mentre nascondo un moto di puro ribrezzo per i suoi denti in avanzato stato di decomposizione e la capigliatura con forfora e riporto.
Ho già detto varie volte che sono una persona orribile, non c'è bisogno di ripeterlo.

Il candidato successivo fisicamente è una sorta di mastro lindo ma mi avvince la descrizione del suo lavoro.
Sono uno psicologo, ho uno studio e principalmente lavoro con i rugbisti. Sai, ne hanno molto bisogno...
I rugbisti? Non riesco a nascondere un certo disorientamento... I rugbisti sono quelli che si danno spallate nel fango per una palla ovale, vero? Quelli che a fine partita dimenticano rivalità e antagonismo e vanno tutti insieme a trangugiare pizza accompagnata da fiumi di birra? Devo assolutamente farlo presente a uno dei miei redattori, parmigiano d'acciaio e vecchia gloria del rugby locale.

Mentre un ragazzo dalle sopracciglia depilatissime si siede con poca grazia al mio tavolino, comincio a meditare una via di fuga.
Mi guarda mugugnando.
Io vivo coi miei. Bé, penso sia ragionevole data la giovane età, 26 anni circa.
Ah dai. Mai pensato di andare a vivere, che ne so, con i tuoi amici?
Ma và. Io a casa ci sto bene, cosa credi.
Capisco.
E poi son di poche parole.
Ho notato.
Fai sport?
Mmm... Cammino.
Vai in discoteca?
Non direi.
E dove vai alla sera?
Affanculo, vorrei rispondere.
Cinema, pub o locali con musica dal vivo. Dipende...
Ah. Io comunque non parlo molto... Non mi viene da parlare.
E fai bene a tacere, mio caro.
Driiiiiiiin. Addio cretino.

Marco, quello che decido essere l'ultimo speed date della serata e, probabilmente, dell'intera vita, deve dare a giorni l'esame da pilota di aerei di linea. Non il mio tipo, capelli troppo irti e abbigliamento che ricorda Vacanze a Cortina '92, ma decisamente il più simpatico, soprattutto quando confessa tutto l'imbarazzo provato nel conversare con donne molto più mature di lui. Al che sento di chiedergli un consiglio: Quindi, tu cosa faresti se volessi fuggire da qui senza essere visto?, chiedo a bassa voce, per non essere sentita dagli organizzatori che già mi hanno intimato di non abbandonare la mia postazione. Infila la giacca e vai. Messaggio ricevuto, passo e chiudo.

domenica 5 agosto 2012

Io non vado in vacanza


Non ho voglia
di scrivere

Ho tanto
sfinimento
sulle spalle

Lasciatemi così
come un
ghiacciolo
sciolto
nel
lavandino
e dimenticato

Qui
non si sente
altro
che il caldo umido della Bassa

Sto
con le quattro
vecchiette
della piazza
del paese


domenica 29 luglio 2012

Professione: stripper

Stamattina, durante la colazione, leggevo un'intervista a Matthew McConaughey, attore statunitense indimenticabile non tanto per le doti recitative, quanto per il fisico a dir poco statuario. 
Il suo ultimo film in uscita, Magic Mike, lo vede nei panni del proprietario di un club di strip tease maschile.
E io, da brava femmina Omega quale sono, non mi sono soffermata tanto a pensare alla (peraltro giustissima) mercificazione del corpo maschile, o a come sarebbe far serata in un posto simile, quanto al fatto che lo stripper maschile parte sempre (poco) abbigliato in un certo qual modo, per lo più con una divisa che rimanda a determinate professioni, vedi poliziotto, pompiere, militare, fruttarolo, sportivo, addirittura agente di borsa o, perché no, Tarzan.
Questa è l'ennesima dimostrazione che per eccitare una donna è prima di tutto necessario stimolarne la fantasia, per quanto discutibile possa essere.
Mi sono quindi ritrovata a pensare quali siano le professioni che esercitano su di me quella particolare fascinazione capace di stimolare la libido.

Si aggiudica il 5° posto... Il calciatore: loro, il nazional cliché dell'uomo che non deve chiedere mai. E' vero, magari dal punto di vista intellettuale non sempre regala grandi soddisfazioni, ma quella loro falcata alla Mezzogiorno di fuoco non può lasciare indifferenti, soprattutto se supportata da glutei degni di nota. 


Al 4° posto... Il pompiere: sono consapevole del fatto che, nella realtà e nella maggior parte dei casi, i veri vigili del fuoco nemmeno si avvicinano al prototipo che popola l'immaginario femminile ma tant'è... Il fascino della divisa catarifrangente ha sempre un certo ascendente. 

Al 3° posto... Il fotografo: quelli bravi eh. Quelli capaci di far venire i brividi con un solo clic. Hanno sempre quell'aria così distaccata e sostenuta, come se il mondo fosse ai loro piedi, come se l'umanità aspettasse a bocca aperta lo scatto rivelatore, l'istantanea che tradisce il senso della vita. Quella roba lì, insomma. Ma io sono di parte, passo la vita in simbiosi con alcuni di loro.

In testa alla classifica, pari merito o quasi... Il veterinario e, neanche a dirlo, Colui-che-fa-il-mio-stesso-mestiere.
Il primo è una tenerezza infinita, con quel suo camice verde e il sorrisone pronto a confortare qualsiasi madre in apprensione per la propria creatura pelosa (il mio gatto in questi giorni ha mal di gola ed è afono. Uno strazio).
Il secondo, per ragioni convalidate da esperienze personali disastrose, è da schivare come tombini aperti e maleodoranti. E lo consiglio a tuttissime: NO, I GIORNALISTI NO. Sono persone con un ego spropositato, sfuggenti, ambigui, incostanti e perennemente indecisi.