domenica 29 gennaio 2012

La bisbetica non domata

Il titolo parafrasa l'opera shakespeariana (Ma si potrà ancora dire così?? Anonymous mi ha scatenato un'ondata di dubbi, anche se il film di per sé non è stato particolarmente emozionante) che più mi ha divertito.


L'ispirazione per questo titolo, appunto, deriva dalla serata pallosissima da cui sono fuggita ieri sera, la quale ha dato origine a svariate riflessioni.
Il programma era cena con le mie 3 amiche del liceo con cui ho mantenuto un rapporto praticamente fraterno dovuto, credo, al fatto che insieme abbiamo attraversato quel mirabolante periodo che è l'adolescenza e nemmeno l'arrivo dell'età adulta ci ha divise, nonostante le differenze di carattere, di interessi e, in generale, di atteggiamento alla vita.
Altre amicizie sono arrivate per tutte noi, spesso molto più consone al proprio "stile" ma siamo rimaste unite e, credo, sia una cosa bella. Io, però, non ho mai mescolato i miei "gruppi", non per egoismo ma perchè so già che non sarebbero eventi di successo, diciamo così. E avrei gradito ricevere lo stesso trattamento perchè sono una persona molto riservata e, sì, molto snob. Almeno lo ammetto, anche solo per onestà intellettuale.
Detesto mischiarmi con gente con cui non ho niente a che fare e che, soprattutto, non rappresenta un valido contatto di crescita.
Per l'ennesima volta, invece, queste amiche hanno introdotto gente a me estranea perchè "erano da sole", "non sapevano cosa fare", "mi dispiaceva".
Sono tornata a casa io. Lavoro 7 giorni su 7, studio, scrivo e riesco ad avere una (seppur misera) vita privata: di passare il sabato sera, uno dei pochi momenti liberi, con gente che potrebbe implodere ora senza scatenarmi reazione alcuna, spendendo soldi per cenare conversando, nella migliore delle ipotesi, di lassativi e ascendenti zodiacali, no, non mi va. Chiedo scusa per il linguaggio.
Sono una bisbetica non domata e più passa il tempo, peggio è. Non riesco più ad adeguarmi al prossimo, a meno che non ne valga veramente la pena. Nel lavoro che faccio (o meglio, in quello che vorrei diventasse il mio vero lavoro) devo essere sempre conciliante ed elastica, in modo tale da mettere a proprio agio le persone perchè parlino e perchè lo facciano volentieri ed è una cosa che mi piace e mi viene bene, credo. Ma perchè dovrei trattare la mia vita privata come tratto il lavoro? Non mi va, non devo piacere per forza a tutti. Sto bene anche da sola, da brava disadattata quale sono.
Da bambina i miei migliori amici erano i libri e giocavo "a scrivere": sono ben allenata.
Quando i miei genitori mi hanno vista rientrare così presto hanno, giustamente, chiesto spiegazioni e io gliele ho illustrate con molto candore. La reazione di mio padre è stata del tutto spiazzante: "E' tutto normale, non ti preoccupare".
Sarà... Io non mi sento molto normale quando devo rapportarmi con gli altri esseri umani. Mi sento sempre un po' a disagio.

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