domenica 22 gennaio 2012

L'equilibrio del karma


<<Sopravvissuta? Mmmm... Direi che non mi sono uccisa strozzandomi di proposito con la Coca Cola annacquata del McDonald solo perché l'avevo già finita. E perché non voglio morire al McDonald, anche se sarebbe veramente divertente>> ho raccontato, un po' di tempo fa, di ritorno da una cena con un'amica molto cara ma altrettanto...diversa da me.
Il problema è che ho un'età in cui molte coetanee o quasi cominciano a pensare a casa-matrimonio-figli e noto sempre più come questo diabolico trittico sia in grado di lobotomizzare la mente anche dei migliori.
Lei, per l'appunto, era una delle persone più colte e brillanti che avessi mai conosciuto. Poi è accaduto che si è fidanzata con una scimmia ammaestrata e si è rincretinita... A Natale le è stato regalato l'anello e, mio malgrado, ci teneva tanto a mostrarmelo e ad aggiornarmi sui progressi del loro cercar casa, scegliere i mobili, pianificare e via dicendo.
Per me che al mattino faccio di tutto per dormire di dieci minuti in più, mangio eventuale pizza avanzata dalla sera precedente come colazione e lo svolgimento del resto della giornata resta sempre avvolto nella nebbia (non solo in senso figurato, in questa stagione) credo sia una vera prova di coraggio e sacrificio continuare a portare avanti tale amicizia. 
La verità è che il mio karma è sempre in bilico e cerco di fare qualche buona azione per bilanciare quelle cattive ma credo che, al momento, sia costantemente calibrato sul dover riscattare l'esubero di azioni pessime.



"Amo dormire. La mia vita ha l'abitudine di cadere a pezzi quando sono sveglio, lo sai?" diceva il mio adorato Ernest Hemingway.
Lui che, come me, alternava momenti di vigore, coraggio e infaticabilità a riflessione, cupezza, cinismo e profonda depressione. 
Lui, che amava Parigi tanto da dedicarvi il suo ultimo libro, A Movable Feast, Festa Mobile:  "Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, - scrisse - dopo, ovunque tu passi il resto della tua vita, essa ti accompagna, perché Parigi è una festa mobile".
Domenica scorsa, quindi, alle 6 del mattino, sono partita per Parigi, prima meta del 2012, per ricominciare a respirare, per scappare dai problemi, cosa che mi viene tanto spontanea quanto bene. 

Questa è opera mia. Ogni tanto ci provo...

Ad aspettarmi nella Ville Lumière c'era una carissima amica che non vedevo da mesi: ho approfittato del suo Erasmus e del mio ultimo "stipendio pieno" per visitare questa città che negli anni mi ha portato una sfiga colossale. Sì, Parigi mi ha sempre portato sfiga e non si è smentita: il primo "fidanzato" mi disse «a novembre ti porto a Parigi» e lo lasciai a maggio. Con un altro, anni dopo, vi avrei dovuto passare il Capodanno... Storia finita un mese prima della partenza. Storia travagliata di quest'estate: «Mi piacerebbe portarti a Parigi». Sì, come no. 
Insomma, Hemingway, Maupassant, la mostra di Diane Arbus che sarebbe durata fino a 5 febbraio e ci si è messo pure Woody Allen... Avevo esaurito la pazienza, Parigi mi stava chiamando a sé! Ho prenotato il primo volo economico e il giorno 15 gennaio ero finalmente in aeroporto, finalmente sola con me stessa, due libri in borsa, il moleskine, la macchina fotografica e il bagaglio a mano troppo piccolo per compattare tutto prima dell'imbarco. E fu così che pagai 40 euro di multa.
Una volta là, più precisamente durante la visita all'interno di Notre Dame, scopro che non sono stata presa nella prima tranche di volontari al prossimo Festival del Giornalismo di Perugia. Aggiungo che poche ore prima della partenza ero stata sfanculata di brutto (chiedo perdono per la temporanea mancanza di finezza) da un esemplare maschile con cui ho accidentalmente trascorso qualche piacevole momento.

Solo una volta giunta al museo dell'Orangerie sono riuscita a riconciliarmi con il mondo, complice il lungimirante Monet che dipinse il ciclo delle Ninfee per creare un luogo di decompressione dal caos della città.
Sarei rimasta ore, giorni, mesi, semplicemente a fissare quelle tele, quella loro perfezione e la serenità  assoluta che riescono a trasmettere.
Se dovessi concludere una recensione per un'ipotetica rivista di viaggi per disadattati sociali come me, allora scriverei: "Parigi è la meta ideale per ogni giovane nevrotico che ha da poco eletto il film Midnight in Paris a degno sostituto del disneyano Cenerentola (I Sogni Son Desideri Di Felicità). Arte, ottimo cibo, occhi che si riempono di meraviglia ad ogni angolo, ad ogni panorama: la destinazione perfetta per tre giorni di fuga dall'idiozia (altrui) dilagante. Peccato per i parigini."



2 commenti:

  1. Parigi...a Parigi ho lasciato molto del mio cuore.Mi sono anche mollato un Capodanno con una mia fidanzata storica,salvo poi rimetterci insieme per agonizzare qualche altro mese.Ho comunque bei ricordi.Rue de Bach, la Defance ( e un incontro casuale ) Pere Lachaise e Morrison,una finale di Coppa Uefa vinta dalla mia Inter ( ero lì,ubriaco e ultras per due giorni, senza soluzione di continuità ),cene meravigliose, Montmartre,passeggiate infinite,un disco regalatomi da mia mamma alla Virgin di Champs Elisè.Molta vita e poca letteratura,ma tanto basta.
    Grazie per il bel post :)

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    1. Grazie a te per il commento :)
      Parigi è meravigliosa, sono partita senza aspettative e credo sia il modo migliore per iniziare un viaggio: niente ansia dal voler vedere tutto, niente cibo o abitudini italiane, solo aprire gli occhi, osservare, gustare.

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