martedì 28 febbraio 2012

2) La citazione preferita

Partendo dal presupposto che è il mio libro preferito, è ovvio che la mia citazione preferita sia all'interno de Il Giovane Holden.
Il problema è scegliere quale sia l'estratto che più preferisco.
Una delle frasi che preferisco è il passaggio risolutivo, quello dà senso compiuto al titolo originale dell'opera, The catcher in the rye: "Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare". Holden Caulfield altro non vorrebbe fare se non acchiappare bambini in un campo di segale, salvandoli dal dirupo. A chi mai potrebbe venire in mente un'immagine così poetica e, allo stesso tempo, assurda e avere, oltretutto, il coraggio di raccontarla con un flusso di coscienza così toccante?

Un'altra frase, a mio avviso, indimenticabile di questo libro è all'interno dell'undicesimo capitolo, quando il protagonista si reca presso uno dei più rinomati night club di Manhattan e, mentre aspetta un tavolo, riflette sulle presunte abilità musicali del pianista che da anni intrattiene il pubblico e, con cinico distacco, commenta l'atteggiamento di chi lo circonda, posizione che mi sento di condividere pienamente: "Come si chiama la canzone che stava sonando quando entrai non lo so con sicurezza, ma qualunque fosse, la stava proprio massacrando. Infronzolava le note alte con tutti quei cretinissimi trilletti da gigione, e un sacco di altri ghirigori complicati che mi fanno girare ben bene le scatole. Ma dovevate sentire lagente alla fine. Roba da vomitare. Avevano perso la testa. Erano proprio gli stessi fessi che al cinema si sganasciano dalle risate per cose che non sono affatto comiche. Giuro  davanti a Dio che se fossi un pianista o un attore o qualcosa del genere, e tutti quei cretini mi trovassero fantastico, per me sarebbe tremendo. Non vorrei nemmeno i loro battimani. La gente batte sempre le mani per le cose sbagliate. Se fossi un pianista, suonerei in uno sgabuzzino, accidenti."

Ma la citazione che preferisco, la frase che tengo davanti agli occhi come monito perenne, è decisamente una breve riflessione che passa inosservata agli occhi di chi legge questo libro senza essersene innamorato già dalle prime righe. Mi colpì come una sassata in testa già alla prima lettura, quasi 10 anni or sono: "Voglio dire, erano bravi, ma lo erano troppo. Quando uno di loro finiva di dire una frase, immediatamente l'altro ribatteva a tutta velocità. Tutto questo doveva dar l'idea di come la gente parla e si interrompe a vicenda eccetera eccetera. Recitavano un po' come il vecchio Ernie suona il piano giú al Village. Se uno è troppo bravo a fare una cosa, finisce che dopo un po', se non ci sta attento, si mette a calcare la mano. E allora non è piú tanto bravo."


1 commento:

  1. La mia citazione è più concisa e proviene da Opinioni di Un Clown di Heinrich Boll:
    " Io sono un clown.E vivo di attimi "
    Che altro senso ha la vita se non l'attimo ?

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