mercoledì 15 febbraio 2012

5 minuti solo 5 vedrai

La mia morbosa curiosità mi ha spinto a un'esperienza universalmente ritenuta squallida e grottesca: lo speed dating. 
Dovuta premessa: cos'è lo speed dating? Trattasi di una serie di appuntamenti al buio, solitamente organizzati in un luogo dall'atmosfera lounge e dalle luci soffuse. I partecipanti vengono fatti sedere uno di fronte all'altro, disposti su due file parallele di sedie ai lati opposti di vari tavolini, e hanno 5 minuti di tempo per parlare, presentarsi, conoscersi. Gli uomini sono disposti in una fila, mentre le donne in quella opposta e sono gli uomini a scalare posto di volta in volta, al suono di un campanello che scandisce le varie sessioni di "approfondimento", chiamiamole così. 
Ebbene sì, l'ho fatto. Però all'Ikea. Quindi niente luci soffuse, tanto meno l'ambiente sofisticato a fare da sfondo. 3,99 euro per aperitivo a buffet e una ventina di uomini con cui scambiare chiacchiere a profusione. O, nel mio caso, BALLE a profusione.
Innanzitutto, ho detto di chiamarmi Valeria e per un esiguo numero di minuti mi sono pure crogiolata al pensiero che mi si addicesse parecchio, salvo poi dimenticarmene e presentarmi col mio vero nome in plurime occasioni.

Arrivo in ritardo, ad accogliermi la canzone di Fausto Leali "Vivo per lei". Cominciamo bene.
Il primo che si accomoda di fronte a me può tranquillamente essere mio padre, forse un attimo più vecchio, ma questo non lo frena dal focalizzare l'attenzione su quel punto del corpo umano femminile tra collo e ombelico.
«Begli occhiali - esordisce - sono vintage?»
«Grazie!» rispondo e, mentre cerco di trovare una risposta intelligente all'osservazione sullo stile vintage, lui ribatte:
«Aspetta, girati un po'... Ah no, non sono vintage. Li hai comprati di recente?»
«Sì sì, li ho cambiati da poco...»
«Ah ho capito... A me piace molto lo stile vintage, vado sempre in cerca dei mercatini.»
Da quel momento e per i rimanenti 4 minuti circa, una serie di sproloqui sui mercatini del vintage di cui io sembro la massima esperta, nonché cultrice. 
Suona la campanella, avanti il prossimo.
«Ciao, io sono Alberto!»: Alberto ha tutta l'aria del bravo ragazzone che non ha idea alcuna di come si seduce il cuore di una donzella. Infatti, la mia mente ci mette ben pochi attimi a partire per la tangente, costruendo fantasie su improbabili premiazioni Pulitzer in cui è Hugh Jackman a consegnarmi l'ambito premio. Riesco a cogliere brevi stralci del suo monologo in cui racconta che il suo mestiere consiste nello scrivere i manuali di utilizzo dei macchinari ottici. Oddio, ho pure il coraggio di intervenire con un convintissimo «Mmh interessante!». Mi risveglio solo quando mi viene rivolta la fatidica domanda «E tu cosa fai nella vita?». Per un attimo ho la tentazione di dire seriamente «Affitto l'utero per 20.000 euro al mese» ma poi viro ad un classico quanto improbabile «Sto finendo di studiare e sono in graduatoria per insegnare matematica alle superiori. Sai, per ora faccio solo supplenze e sostituzioni...». Seh, come no. Sono proprio credibile, io che ancora non ho imparato la tabellina del 7. 
«Ah dai, non ti davo della matematica! Hai più l'aria di una che studia materie umanistiche!». Ma pensa, Alberto. 
«E invece, pensa un po'...!» dico, accompagnando le parole con un tipico gesto di arresa.
Suona nuovamente la campanella e sento di dover fare un mentale sospiro di sollievo.
Ad un certo punto, qualcosa di terrificante coglie la mia attenzione: è arrivato un volto noto del maggior quotidiano di città e provincia a documentare fotograficamente l'evento che sta animando l'ikeico San Valentino parmigiano. Non posso permettere che la mia copertura salti. Imploro l'amica che mi ha accompagnata, salvo poi ritirarsi, di impedire alla fotografa di immortalarmi in questa situazione, spiegandole che, sotto mentite spoglie, sto preparando un articolo. 
Nel frattempo, è giunto il turno di Alessandro: di fronte a me siede niente popo di meno che uno degli assistenti più rognosi della mia facoltà. Dissimulo con molta abilità il mio stupore, unito a una buona dose di nervosismo, e ascolto con rinnovato interesse quel che racconta. 
«Sì, all'Ateneo di Lettere mi è scaduto il contratto e ora insegno in un liceo scientifico di Parma» spiega con una certa autorevolezza. Mentalmente sto esultando sbracciandomi, saltando, ballando, cantando, altro che tre metri sopra il cielo.
«E tu? Di cosa ti occupi?»: che domanda formale, non ha proprio dimenticato i modi da sessione d'esame. La mia sconfinata inventiva mi suggerisce di spararla grossa, rimanendo comunque nel mio ambito di competenza: «Lavoro per l'Ansa». Non riesco a credere alla mia stessa bocca. Il karma mi punirà, lo so.
Nuovamente, la campanella mi salva mentre racconto avventure al limite del credibile di come io sia un'ispiratissima fotografa in cerca del reportage capace di farmi approdare al National Geographic e così via. «Cercami su Facebook», mi dice alzandosi. «Ok», lo rassicuro mentre nascondo un moto di puro ribrezzo per i suoi denti in avanzato stato di decomposizione e la capigliatura con forfora e riporto. L'ho già detto che sono una persona orribile, non c'è bisogno di ripeterlo.

Il candidato successivo si rivela essere più interessante del previsto: nonostante fisicamente sia una sorta di mastro lindo, mi avvince la descrizione del suo lavoro.
«Sono uno psicologo, ho uno studio e principalmente lavoro con i rugbisti. Sai, ne hanno molto bisogno...»
I rugbisti hanno bisogno di essere psicoanalizzati. Non riesco a nascondere un certo disorientamento... I rugbisti sono quelli che si danno spallate nel fango per una palla ovale, vero? Quelli che a fine partita dimenticano rivalità e antagonismo e vanno tutti insieme a trangugiare pizza accompagnata da fiumi di birra? Mi appunto mentalmente di farlo presente a uno dei miei redattori, parmigiano d'acciaio e vecchia gloria del rugby locale.
Mentre un ragazzo dalle sopracciglia depilatissime si siede con poca grazia al mio tavolino, comincio a meditare una via di fuga. Questa esperienza si sta rivelando più divertente del previsto ma non posso tollerare di passare così tutta la serata: tutta la mia connaturata impazienza comincia a prendere il sopravvento.
Al nuovo malcapitato somministro l'identità fasulla ormai già collaudata della fotografa, nonché viaggiatrice instancabile, snob e senza fissa dimora. Mi guarda mugugnando.
«Io vivo coi miei», bè, penso sia ragionevole data la giovane età, 26 anni circa.
«Ah dai. Mai pensato di andare a vivere, che ne so, con i tuoi amici?»
«Ma và. Io a casa ci sto bene, cosa credi.»
«Immagino.»
«E poi son di poche parole.»
«Ho notato.»
«Fai sport?»
«Mmm... Cammino.»
«Vai in discoteca?»
«Non direi.»
«E dove vai alla sera?»
Affanculo, vorrei rispondere. 
«Cinema, pub o locali con musica dal vivo. Dipende...»
«Ah. Io comunque non parlo molto... Non mi viene da parlare.»
E fai bene a tacere, mio caro.
Driiiiiiiin. Dio sia lodato, addio cretino.
Marco, quello che decido essere l'ultimo speed date della serata e, probabilmente, dell'intera vita, deve dare a giorni l'esame da pilota di aerei di linea. Non il mio tipo, capelli troppo irti e abbigliamento che ricorda Vacanze a Cortina '92, ma decisamente il più simpatico della serata, soprattutto quando confessa tutto l'imbarazzo provato nel conversare con donne molto più mature di lui. Al che sento di chiedergli un consiglio: «Quindi, tu cosa faresti se volessi fuggire da qui senza essere visto?», chiedo a bassa voce, per non essere sentita dagli organizzatori che già mi hanno intimato di non abbandonare la mia postazione. «Infila la giacca e vai»; messaggio ricevuto, passo e chiudo. Mimeticamente, mi dirigo verso la mia amica, che ha già captato i miei movimenti, e insieme conquistiamo l'uscita ridendo come pazze.
"Benvenuti nell'era dell'anti innocenza: nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare. Facciamo colazione alle sette e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile" diceva Carrie nel primo episodio di Sex and The City.
Bè, non è il mio caso: voglio ricordare e raccontare tutto, anche gli episodi più imbarazzanti.

2 commenti:

  1. Questo non è solo un racconto ( post sarebbe riduttivo ) scritto come dio comanda, è anche divertentissimo.Hai un grande talento.Davvero.

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