domenica 25 marzo 2012

12) Un libro che non mi stancherò mai di rileggere

Non è per tirarmela eh...
Questo giochino credo sia fatto anche per riflettere meglio sul proprio universo letterario e, va da sé, un'ampia porzione della mia libreria è riservata a libri dedicati al giornalismo. Tra questi, ce n'è uno che per me è stato una pura rivelazione o, citando La nuova vita di Orhan Pamuk, "Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò. Fin dalle prime pagine ne percepii a tal punto la forza che mi parve quasi che il mio corpo si staccasse dalla sedia e dal tavolo a cui sedevo per allontanarsene".
Il libro che non mi stancherò mai di rileggere è Il giornalista quasi perfetto, manuale di sopravvivenza per ogni giovane che ambisca a diventare un bravo cronista.
L'autore è David Randall, senior news writer e foreign editor dell'Independent on Sunday di Londra, collaboratore di Internazionale, nonché giornalista che ha conosciuto e collaborato con i migliori cronisti e giornali britannici, russi, africani, statunitensi. Uno che sa il fatto suo, ecco.
Come avevo già accennato nel post sul libro che consiglierei, questo volume tratta tanti aspetti importanti relativi a una professione che si impara necessariamente sul campo: qualche consiglio dettagliato, quindi, non fa mai male, soprattutto perché Randall riporta tantissimi esempi concreti da cui trarre insegnamento, oltre ad aneddoti che sdrammatizzano una figura professionale universalmente guardata sempre di sbieco (mio padre ancora non ha rinunciato a farmi desistere e proprio ieri sera al mio «Se fisicamente non assomigliassi così tanto a entrambi, penserei di esser stata adottata», lui ha replicato «Se non ti avessi vista uscire, penserei che ci sia stato uno scambio di culle». Capito?).
I capitoli distinguono i "campi d'azione" e, a loro volta, sono suddivisi in diversi paragrafi e sotto-paragrafi che delineano al meglio le sfaccettature e le prospettive di una determinata situazione, di un particolare problema.
Ad esempio, uno dei capitoli che preferisco è Come trattare gli eventi tragici (forse sarà raccapricciante ma a me la cronaca nera piace...).
Comunque, i paragrafi contenuti all'interno del capitolo sono esemplificativi:
Come evitare che un servizio su un disastro diventi disastroso. Ovvero, come non scrivere banalità, trattando l'argomento con il dovuto rispetto, senza compiere valutazioni affrettate e impegnandosi ad approfondire al meglio quanto accaduto (le 5 W, mai dimenticarle).
Il bilancio delle vittime. Ci sono due elementi nei servizi sulle sciagure che spesso creano problemi: comunicare il numero delle vittime e contattare i loro parenti. Randall illustra come non cadere nella grossolanità, affidandosi a fonti attendibili.
Annunciare una morte. Intervistare i parenti delle vittime è un compito che tutti i cronisti aborriscono e la difficoltà  è proporzionata al tempo trascorso da quando la famiglia ha saputo il fatto.
La regola d'oro, spiega Randall, è l'immedesimazione: dare alle famiglie delle vittime l'impressione che siano loro a controllare la situazione, tutelare la loro privacy, mai presentarsi subito con il taccuino in mano, chiedere il permesso di prendere appunti, mostrarsi partecipi. Sembra facile e altrettanto facile è definire queste indicazioni "minimo buon senso": in realtà, sono situazioni in cui spesso si tende a dimenticare il sangue freddo, si rimane preda di emozioni contrastanti che spazzano via la necessaria diplomazia.
I giornalisti sono dei duri, vero? Questo è, a onor del vero, il paragrafo finale in cui ci cerca di sdrammatizzare quanto precedentemente scritto.
Foto di repertorio che ci ritrae vicini
anche durante perniciose influenze
L'autore riporta un aneddoto che i giornalisti definirebbero quasi esilarante, le persone con un po' più di equilibrio agghiacciante.
Racconta di un cronista di nera di Chicago della fine degli anni Dieci, conosciuto per cinismo e spietata freddezza, che si trova ad assistere a un processo per plurimo omicidio.
Il carcerato in questione rimane impassibile per tutta la durata del processo e quando il giudice, con tono pacato, annuncia la condanna all'impiccagione, costui esplode in un "Vuoi farmi impiccare, eh?" e, tirando fuori dalla giacca un lungo coltello da macellaio, lo affonda nel cuore del giudice, il quale cade riverso privo di vita. Mentre un silenzio attonito piomba nell'aula, nessuno riesce a smuoversi dalla paralisi, nemmeno il duro cronista. L'unico che scrive freneticamente è un giovane giornalista del quotidiano concorrente che, poco dopo, chiama il fattorino per inviare le pagine manoscritte alla propria redazione.
L'altro, non capacitandosi che qualcuno abbia avuto i nervi più saldi, intercetta il fattorino per impadronirsi delle pagine e leggerne il contenuto: con mano tremante il giovane avversario aveva scritto "Il giudice è stato pugnalato, il giudice è stato pugnalato, il giudice è stato pugnalato...".
Al termine del capitolo, David Randall cita una frase di Kenneth Robinson: «Quando sentite un giornalista definire inquietante qualcosa, non dovete prenderlo sul serio».
Quello che è veramente inquietante, a mio avviso, è che qualsiasi giornalista, leggendo tale racconto, in cuor suo vorrebbe assistere a una simile scena ed è altrettanto convinto di poter reagire al meglio della propria lucidità.

Avrei però voluto che Randall mi avvisasse del rischio "Eco della montagna": poche settimane fa sono arrivata in redazione, ore 9.30 del mattino. Sedendomi alla mia postazione, mi sono voltata verso uno dei miei redattori chiedendogli: "Allora, com'era l'articolo che ti ho mandato ieri?". La risposta iniziale non lasciava presagire l'inferno che avrebbe scatenato... Dopo pochi e illusori complimenti, è partito un cazziatone colossale perché avevo cominciato il pezzo con "Si è svolta", a cui è seguita la spiegazione di cosa sia, appunto, l'eco della montagna:
«Sai cosa significa, in gergo giornalistico, l'eco della montagna?»
«...No...»
«Quando scrivi un simile incipit viene voglia di mettersi le mani a coppetta attorno alla bocca e urlare CHISSENEFREGAAAAAAA».


4 commenti:

  1. Certo che per una giornalista citare questo sarebbe come per me citare :

    1 Manuale del perfetto alcolista : come tracannare litri di vino e non sboccare in ufficio

    2 Guida al calciofilo impenitente : ovvero come vivere di calcio 24 ore al giorno senza farsi sputazzare

    3 La chitarra elettrica: come spaccarla in testa a qualcuno perchè fa fico e poi suonarci un assolo sbrindellato

    :))))

    il mio è invece è La cifra di Borges.

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