giovedì 1 marzo 2012

4) Il libro che più ho odiato

Sarò breve perché sono esausta: gli ultimi 3 giorni sono stati un gioco al massacro tra la chiusura dei giornali, un treno di casi umani con cui ho dovuto forzatamente relazionarmi e ridottissimi orari dedicati al sonno.
Oltretutto, stasera sono tornata alla magione parentale e mia mamma aveva cucinato pollo al curry e crostata di Nutella: in questo momento sento di dover ringraziare un'entità divina non bene identificata se sono ancora tutta intera e non esplosa per il troppo cibo.

Comunque, partendo dal presupposto che tutti i libri hanno qualcosa da insegnare (tranne quelli di Fabio Volo), credo di non averne davvero odiato nessuno in particolare. Aggiungo che, a meno che non sia costretta, se un libro non mi piace, piuttosto di fare una lettura sofferta preferisco smettere di leggerlo e, magari, riprenderlo in un momento più appropriato.
Il libro che proprio mi è ogni volta risultato indigesto è stato La profezia di Celestino, un libro del 1993 di James Redfield che parla di... ancora non ho capito cosa, a dire il vero. Un antico manoscritto che contiene plurime verità sul destino dell'umanità, un solo uomo in grado di salvare tale prezioso reperto prima che cada nelle mani sbagliate e un'avventura che porta alla intramontabile conoscenza di se stessi, dell'universo, dell'amore e via dicendo. Quello di cui non mi capacito tuttora è come tale libro abbia potuto (e continui a) vendere milioni di copie, sia stato tradotto in 34 lingue, distribuito in tutto il mondo e sia considerato una pietra miliare della letteratura contemporanea.
Io cercai di leggerlo, invano, circa 4 anni fa perché ero profondamente (e senza speranza) invaghita di un mio compagno di università, uno di quei tipi che si aggirano per i polverosi e angusti corridoi di tutte le facoltà di Lettere con libri new age sottobraccio, ciuffo biondo e ribelle, occhio socchiuso e magnetico e l'andatura di chi detiene la verità suprema dell'universo, o almeno così io pensavo, giovane e stolta ventenne che non ero altro.
Ovviamente, il libro preferito del ragazzo era La profezia di Celestino e passammo un intero pomeriggio a discutere a più riprese di questo strano trattato, seduti sul bordo delle fioriere fuori dalla biblioteca e davanti a un ottimo cappuccino che non riuscii a gustarmi perché distratta dal fascino del mio compagno di studi e troppo intenta ad annuire senza criterio alle sue infervorate recensioni.
Tentai disperatamente di entusiasmarmi per La profezia di Celestino ma, già dalle prime righe, mi accorsi di arrancare nella comprensione della storia e, in generale, le intenzioni dell'autore mi erano quanto mai oscure. Ogni sforzo fu vano: su Youtube esiste addirittura il film che ne è stato tratto, suddiviso in dieci puntate, ma mi risultò ugualmente insostenibile.
Oggi, quel giovanotto è un antropologo, io sono una specie di scimpanzé addestrato a mettere insieme le lettere dell'alfabeto, ma siamo rimasti in buonissimi rapporti di amicizia e, ogni tanto, ancora discutiamo di libri seduti davanti a un cappuccino che, finalmente, riesco a gustarmi.


1 commento:

  1. E questo te lo sottoscrivo con due mani.Una cagata pazzesca...

    RispondiElimina