sabato 3 marzo 2012

6) Il libro più corto

Lo so, era ieri il giorno 6.
MA: ho approfittato del sole splendido splendente che in questi giorni sta regalando emozioni di primavera in anticipo, sono uscita dalla mia tana e mi sono messa con un libro all'aria aperta (il libro in questione è Non avevo capito niente, di Diego de Silva). Il tutto mentre avrei dovuto "lavorare" alla Casa Natale di Giuseppe Verdi, ma a lui non è dispiaciuto vegliarmi mentre usavo la poltrona da ufficio come sdraio improvvisata proprio sotto il suo mezzo busto.
Poi, una volta tornata a casa ho avuto giusto un paio d'ore di tempo per lavarmi, rivestirmi e, nel frattempo, infornare una quintalata circa di pasta al forno da portare alla festa-di-arrivederci per la mia meraviglia d'amichetta che se ne va 47 giorni tra Thailandia, Cambogia, Cina e Giappone. E ok che è un semplice assemblaggio di pasta, besciamella pronta, cubetti di cotto confezionati ma vedrai, Paola, che al giorno 46 IMPLORERAI addirittura per una manciata della mia pasta al forno. Vedrai.
Comunque, se stasera la mia vita sociale non avrà un altro slancio di vitalità recupererò adeguatamente anche il giorno 7.

Detto questo, che non frega a nessuno, il libro più corto che io abbia mai letto penso sia Una storia semplice, di Leonardo Sciascia: 66 pagine per un breve romanzo poliziesco ambientato in Sicilia, come la maggior parte di opere dell'autore, ispirato a un vero fatto di cronaca.
Il libro si apre con una telefonata fatta da tale Giorgio Roccella a un'ipotetica stazione di polizia: Roccella chiede educatamente di poter parlare con il questore per una faccenda urgente, il quale è però assente. La chiamata viene passata all'ufficio del commissario, risponde il brigadiere che prende nota delle generalità del chiamante e riaggancia in modo sbrigativo. Dopo un breve resoconto, il commissario ordina al brigadiere di effettuare il controllo richiesto il giorno successivo, ma chiarisce di non voler essere disturbato perché desidera festeggiare con un amico la tradizionale festa di San Giuseppe. Come concordato, l'indomani il brigadiere si reca sul luogo accompagnato da alcuni colleghi  e qui trova il Roccella ormai cadavere, riverso sulla sua scrivania sulla quale sta un foglio con la scritta "ho trovato". Da qui lo snodo per una vicenda in realtà complicatissima, contraddicendo il titolo dell'opera.
Leonardo Sciascia concepisce una storia dalla trama complessa che riesce a denunciare i numerosi problemi legati alla criminalità che persistono in Sicilia. Il libro rimanda agli innumerevoli casi insabbiati, ai contatti della criminalità con le amministrazioni e, nel personaggio del brigadiere, alla voglia di alcune persone di far cambiare le cose ma i cui ideali finiscono per essere schiacciati dalla negligenza delle istituzioni o dalla gente che non vuole cambiare.

Mi è venuta voglia di rileggerlo...

1 commento:

  1. Vale come libro più corto il menù del ristorante ?A volte, è poesia pura.:) Non vale,dici ? Ok,allora penso sia stato Novecento di Baricco.Torno ai vinili:stamattina Springsteen e le atmosfere sixties dei The Monkees.

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