mercoledì 18 aprile 2012

Quello che rimane

Genova non mi è mai piaciuta. Non me ne voglia l'amico Marco, ma trovo che sia una città labirintica, poco pulita e vi aleggi un odore salmastro e sgradevole. Varie volte l'ho visitata per ragioni molto diverse tra loro e, ogni volta, mi sono ripromessa di non metterci mai più piede.
Dopo la visione del film Diaz, credo che questo proposito andrà a farsi benedire.
Può un giornalista negarsi la conoscenza approfondita di un fatto tanto sanguinoso, quanto ignorato?
Senza questo film, il massacro ad opera della polizia avvenuto nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 sarebbe caduto nel dimenticatoio: la mia generazione e, ovviamente, quelle successive non hanno memoria storica di quei giorni, a mala pena ci si ricorda dell'uccisione di Carlo Giuliani che, credo, sia solo la punta dell'iceberg di quanto accaduto.
Già dalle prime scene, si capisce che c'è qualcosa che non va: ragazzi da ogni parte del mondo che devastano e calpestano la città senza un valido motivo, mentre altri manifestano pacificamente e mentre gli alti dirigenti delle forze dell'ordine già concentrano la propria attenzione su come sfogare la tensione che si sta accumulando tra i poliziotti.
Le scene che seguono fanno presagire l'imminente catastrofe ma è davvero impossibile immaginare il vero orrore di quella notte.
Il sottotitolo del film, "Don't clean up this blood" è tratto da un cartellone realmente affisso il mattino seguente dentro la palestra della scuola Diaz, dove erano accampate per la notte 93 persone tra cui, la maggior parte, non aventi a che fare con i famigerati Black Block: sono stati massacrati oltre ogni immaginazione, con una violenza che definire inaudita sarebbe l'eufemismo dell'anno.
Il film si spinge oltre, mostrando le torture perpetuate in caserma e perfino all'ospedale, dove i poliziotti fecero irruzione, picchiando anche persone ricoverate che non avevano nulla a che vedere con la manifestazione (esemplare il caso del ragazzino che si era fratturato la gamba il giorno prima, trascinato giù dal proprio letto).
Sono uscita dalla sala cinematografica tremando, in lacrime, confusa e disillusa. Io, che ho sempre creduto nel mio Paese, che ho sempre creduto che l'Italia fosse in grado di ottenere il meritato riscatto. Il mattino seguente alla visione del film, ho esternato il mio stato d'animo su Facebook: so che non serve a molto ma ormai è un'abitudine piuttosto consolidata e volevo condividere lo sgomento che, credo, molti abbiano provato vedendo il film.
Al mio "Dopo aver guardato Diaz, rimane solo la vergogna di avere sulla carta d'identità la nazionalità italiana.", una ragazza ha replicato di non capire cosa possa c'entrare l'atto di un gruppo isolato di persone, seppur facenti parte di un corpo dello Stato, con gli italiani. «Ormai è prassi leggere qualsiasi azione come se manifestasse la volontà e/o il pensiero di un intero popolo - dice - e non ci si accorge più che, per fortuna, ciascuno di noi ha un'identità individuale che sta sopra al sentirsi parte di una comunità ed è questo senso di presa distanza che permette di agire secondo la propria etica morale. Perché tu dovresti sentirti così coinvolta da vergognarti?»
Ecco. Dapprima sono rimasta basita di fronte a un simile commento, avrei voluto prodigarmi in insulti. Poi la diplomazia ha preso il sopravvento, ho riflettuto su come fosse meglio replicare e ho spiegato alla gentil donzella che  la vergogna nasce perché, purtroppo, spesso (o, meglio, quasi sempre) all'estero veniamo identificati con le azioni commesse dallo Stato e, in questo caso, le forze dell'ordine hanno massacrato ingiustificatamente 93 persone quando la situazione era risolvibile in tutt'altra maniera. Mi sono vergognata di essere italiana perché nessuno di quei poliziotti è stato sospeso dal servizio, perché in Italia non esiste il reato di tortura e perché molti dei crimini commessi sono caduti in prescrizione, grazie alla legge italiana. Mi vergogno perché prima dell'uscita in sala, il Ministero dell'Interno ha divulgato una circolare per gli agenti di polizia indicando espressamente di non parlare del film. Mi vergogno perché troppe persone ancora danno ragione alla polizia, perché poche persone si interessano realmente alla storia del Paese in cui vivono, perché è proprio il qualunquismo dell'identità individuale al di sopra della comunità che sta portando allo sfacelo l'Italia.



4 commenti:

  1. Ciao Alessandra...sempre amici :) Finchè in Italia avremo un ex ministro che si presenta in conferenza stampa dichiarando di non sapere come avere ricevuto...un appartamento di fronte al Colosseo... Ma il bello è che continua a fare politica e... ancora non ha capito come è potuto venire in possesso dell'appartamento! Me lo immagino sempre affranto a pensare su come sia potuto accadere l'evento....!!!??? Scusa ho preso troppo spazio, ma...penso mi capirai. Comunque decidessi venire a Genova, fammi sapere, magari ti faccio ricredere :) Marco

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  2. Questo è un grande post non solo su un film, ma su uno dei periodi più dolorosi della nostra storia e della nostra democrazia.Ciò che è stata Genova per chi c'era e chi l'ha vissuta è una ferita indelebile che non basteranno cent'anni a rimarginare.Ancora adesso faccio fatica a respirare quando rivedo certe immagini e mi monta una rabbia da impotenza,perchè so, ne sono certo,che mai nessuno pagherà.Berlusconi, Fini Scajola, De Gennaro,Manganelli.Questi i nomi dei mandanti della macelleria.

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  3. La mia città quei giorni non li dimenticherà mai... la costituzione di un paese che si dice democratico è stata sospera per far riuniore 8 persone che di dicono rappresentanti di persone che poi massacrano.
    Giorni allucinanti, indimenticabili e il nostro paese ancora una volta ha dimostrato di sapere nascondere tutto quello che di sporco riesce ad creare, anzi lo promuovo.
    P.s. Mi dispiace che Genova ti abbia fatto questa impressione, ma effettivamente siamo labirintici beh il nostro centro storico è proprio così, difficile da girare sempre diversa, sulla pulizia per quanto riguarda alcuni quartieri purtroppo hai ragione e spero che la nuova amministrazione sistemi le cose.
    Cmq per me (sono di parte sia chiaro) Genova è stupenda.
    un saluto

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  4. @Marco and Ernest: Ok dai, avete il compito di farmi da guida alla prossima visita a Genova e io ricambierò nella mia Parma :)

    Indipendentemente dall'amore per la città, Genova è stata ferita irrimediabilmente, in parte per la devastazione che ha ingiustamente subito, in parte perché è stata teatro di orrori inimmaginabili. Ma è importante che quei giorni non vengano dimenticati, film come Diaz hanno il compito di non lasciare che tutto venga insabbiato.

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