martedì 15 maggio 2012

18) Il primo libro che ho letto

E' vero, ho saltato qualche giorno ma li recupererò. Promesso.
E' che sono malata, sono stata colpita da un'infausta influenza estiva che mi costringe a letto, con sforzi estremi riesco a trascinarmi fino in cucina e a malapena formulo frasi di senso compiuto.
Comunque, oggi questo ozio forzato mi ha portata a pensare alle mie prime volte e, tra quelle, c'era il mio primo libro. O, meglio, due: non so decidermi quale è da considerarsi il primo.
Come tutti i bambini, o quasi, ho imparato a leggere a 6 anni circa e ricordo che una sera mio padre mi portò a casa un volumetto dalla copertina rigida, sottile e enorme, con molte più figure piuttosto che scritte: era una storia aventi protagonisti Cip&Ciop, i due scoiattoli firmati Walt Disney, uno più sveglio e pieno di iniziativa, mentre l'altro tonto e imbranato.
La storia mi pare si svolgesse in inverno: la sopravvivenza dei due animaletti dipendeva dalla scorta di ghiande, messa in serio pericolo dal cattivone di turno che tentava disperatamente di appropriarsene.
Più che altro si trattava di enormi figure con apposti brevi dialoghi e didascalie, ma ricordo che lo lessi diverse volte e sempre con molta soddisfazione, soprattutto perché la mia abilità nella lettura migliorava e mi dava la speranza di poter primeggiare anch'io in qualcosa nella mia classe di allora, in cui c'era chi già contava A MENTE (senza quindi il supporto di dita o pallottoliere. A proposito, esiste ancora?), chi disegnava, colorava e ritagliava come l'erede di Keith Haring, chi nell'ora di ginnastica già batteva tutti nella staffetta.
E poi c'ero io, in un limbo indefinito in cui ero solo la più alta, anche dei maschi: un mini lampione della luce che però per prima imparò a declamare sonetti a memoria senza la vergogna del pubblico, nonché la prima che azzeccò, durante l'ora di scienze, la giusta ipotesi su che cosa differenziasse maschi e femmine. Ma questa è un'altra storia.

Ecco, poi un giorno mio padre tornò con una borsa di libri ereditati dalla vicina di mia nonna e fu lui a consigliarmi, quasi a impormi, la lettura de Le avventure di Tom Sawyer.
Il disegno della copertina si riferisce al celeberrimo episodio in cui Tom, deviando la punizione della zia che lo aveva obbligato a verniciare la steccata intorno a casa, convince gli amici e i ragazzini che lo attorniano che la sua temporanea occupazione è in realtà un divertimento unico, nonché riservato a pochi eletti. Riesce quindi a farsi pagare per cedere il proprio posto a turno agli astanti, nonostante fino a pochi istanti prima lo stessero sbeffeggiando.
Oh, quanto lo amai, quanto lo invidiai, quanto sognai di poter replicare le sue marachelle. E quanto ho desiderato essere Becky Thatcher, la sua fidanzatina.
Tom Sawyer è vivace, irrequieto, furbo e simpatico, esercita un fascino irraggiungibile per qualsiasi altro bambino della letteratura. Nemmeno Harry Potter sa tenergli il passo, e lo dice una che ha cominciato a leggere la saga della Rowling a 12 anni e ha smesso a 20.
Tom Sawyer è il bambino che tutti i bambini hanno desiderato essere, specie al fianco di un compagno fidato come Huckleberry Finn, ancora più scapestrato e insofferente alla vita conservatrice dell'amico che, nonostante i disastri e le peripezie a cui è abbonato, si guarda bene dal non tornare ogni volta a casa di Zia Polly.


1 commento:

  1. Il mio primo libro l'ho letto a nove anni e me lo ricordo ancora benissimo.Era I Misteri Della Giungla Nera di Emilio Salgari.Da quel libro in avanti è stata continua scoperta. Anche se,è triste ammetterlo, non ho mai più trovato nei libri la stessa affabulante seduzione di quelli letti in adolescenza.

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