mercoledì 2 maggio 2012

Non volevo

Sono tornata.
Ho incontrato non poche difficoltà a riprendere in mano la penna o, meglio, la tastiera, dopo aver passato una settimana a sfornare circa 3 recensioni, 2 interviste e 1 comunicato stampa al giorno, senza contare gli incontri, le conferenze, i corsi a cui presenziare, dormendo non più di 5 ore a notte.
Ma ne è valsa la pena, dal primo all'ultimo giorno, nonostante l'amarezza dell'inevitabile crisi dell'editoria che mi costringerà presto a emigrare.
Io che non volevo essere un cervello in fuga, io che volevo rimanere e amare il mio Paese.
Il Festival Internazionale del Giornalismo è l'occasione per ogni aspirante giornalista per essere stimolato, per venire a contatto con alcune tra le migliori firme del panorama nazionale, per trovare il giusto incoraggiamento e i giusti contatti, che male non fanno.
L'anno scorso, nonostante la crisi e nonostante le difficoltà che ben tutti conosciamo, il clima era comunque stato incoraggiante. Quest'anno sono stati gli stessi giornalisti affermati a dimostrare un certo sconforto, a suggerire di volare verso mete migliori o, addirittura, di cambiare mestiere.
Gli unici interventi entusiastici li ho sentiti pronunciare da persone che lavorano con o in Cina.
Da qui l'idea di emigrare, presto o tardi, ancora non lo so.
Certo, l'ipotesi mi affascina ma ammetto di non aver mai preso prima in considerazione l'opportunità di una carriera fuori dall'Europa, né avrei mai voluto prenderla in considerazione.
Ma questa esperienza mi ha fatto capire che non è un paese per giornalisti, non è un paese per giovani. Inutile sperare che con l'impegno e il sacrificio qualcosa si ottenga. Non è il momento, punto.
Una cosa in particolare mi ha colpito durante un panel dal titolo "Crisi e disoccupazione giovanile: verso una governance europea": "Investite in voi stessi, partite, buttatevi, imparate le lingue e tornate quando i tempi saranno migliori. Avrete un bagaglio di vita migliore".
Comunque, al di là del futuro nebuloso che si prospetta, il Festival si è nuovamente dimostrato un'esperienza estremamente istruttiva, sia dal punto di vista lavorativo che umano: ogni volta incontro e ritrovo persone che non pensavo potessero realmente esistere, ragazze e ragazzi che parlano la mia lingua e grazie a quali smetto di sentirmi una cretina disadattata e inadeguata.
Con alcuni di loro si è sviluppato un rapporto viscerale e fraterno, una collaborazione in cui uno sguardo è sufficiente, in cui le parole vengono seguite dai sorrisi, in cui la complicità passa attraverso le passioni comuni, il rispetto, la fiducia: menti tra le più colte e capaci costrette ad accontentarsi di 50 euro al mese pur di perseguire la propria passione, ragazzi giovani, brillanti, coraggiosi costretti in un Paese che li sta piegando.
Voglio essere una giornalista, su questo non ho dubbi anche se, per la prima volta da quando ho intrapreso questo percorso sempre più accidentato, mi sono chiesta perché, perché proprio a me fosse toccata una così ardua vocazione. Ma non qui, non ora.
Non volevo, ma ho cambiato idea.
Scusate, io vado (cit.).
Tutti, o quasi, i volontari che hanno partecipato con impegno e passione al IJF12.
Senza di voi, niente di quello che avviene in quei giorni sarebbe possibile. 
Grazie a Pietro per la foto.

2 commenti:

  1. in questo paese è davvero difficile ed è davvero ingiusto che le persone con la passione vera non riescano a fare quello che vogliono mentre altre con scorciatoie e spintarelle sono già li a scrivere o condurre trasmissioni imbarazzanti.
    Coraggio!

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    1. Grazie :) Mi sa che il coraggio rimasto lo userò per fare una scelta dolorosa ma necessaria...

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