domenica 29 luglio 2012

Professione: stripper

Stamattina, durante la colazione, leggevo un'intervista a Matthew McConaughey, attore statunitense indimenticabile non tanto per le doti recitative, quanto per il fisico a dir poco statuario. 
Il suo ultimo film in uscita, Magic Mike, lo vede nei panni del proprietario di un club di strip tease maschile.
E io, da brava femmina Omega quale sono, non mi sono soffermata tanto a pensare alla (peraltro giustissima) mercificazione del corpo maschile, o a come sarebbe far serata in un posto simile, quanto al fatto che lo stripper maschile parte sempre (poco) abbigliato in un certo qual modo, per lo più con una divisa che rimanda a determinate professioni, vedi poliziotto, pompiere, militare, fruttarolo, sportivo, addirittura agente di borsa o, perché no, Tarzan.
Questa è l'ennesima dimostrazione che per eccitare una donna è prima di tutto necessario stimolarne la fantasia, per quanto discutibile possa essere.
Mi sono quindi ritrovata a pensare quali siano le professioni che esercitano su di me quella particolare fascinazione capace di stimolare la libido.

Si aggiudica il 5° posto... Il calciatore: loro, il nazional cliché dell'uomo che non deve chiedere mai. E' vero, magari dal punto di vista intellettuale non sempre regala grandi soddisfazioni, ma quella loro falcata alla Mezzogiorno di fuoco non può lasciare indifferenti, soprattutto se supportata da glutei degni di nota. 


Al 4° posto... Il pompiere: sono consapevole del fatto che, nella realtà e nella maggior parte dei casi, i veri vigili del fuoco nemmeno si avvicinano al prototipo che popola l'immaginario femminile ma tant'è... Il fascino della divisa catarifrangente ha sempre un certo ascendente. 

Al 3° posto... Il fotografo: quelli bravi eh. Quelli capaci di far venire i brividi con un solo clic. Hanno sempre quell'aria così distaccata e sostenuta, come se il mondo fosse ai loro piedi, come se l'umanità aspettasse a bocca aperta lo scatto rivelatore, l'istantanea che tradisce il senso della vita. Quella roba lì, insomma. Ma io sono di parte, passo la vita in simbiosi con alcuni di loro.

In testa alla classifica, pari merito o quasi... Il veterinario e, neanche a dirlo, Colui-che-fa-il-mio-stesso-mestiere.
Il primo è una tenerezza infinita, con quel suo camice verde e il sorrisone pronto a confortare qualsiasi madre in apprensione per la propria creatura pelosa (il mio gatto in questi giorni ha mal di gola ed è afono. Uno strazio).
Il secondo, per ragioni convalidate da esperienze personali disastrose, è da schivare come tombini aperti e maleodoranti. E lo consiglio a tuttissime: NO, I GIORNALISTI NO. Sono persone con un ego spropositato, sfuggenti, ambigui, incostanti e perennemente indecisi. 


sabato 28 luglio 2012

Non state bene

I tempi di Cassola sono memorabili, semmai.
E comunque non state affatto bene.

martedì 24 luglio 2012

Happy birthday!

Tanti auguri a L'amore ai tempi del precariato!
Come passa in fretta il tempo, guarda come sei cresciuto, come sei cambiato, non ti riconosco più. Vieni qui e fatti abbracciare.

Ebbene, essendo oggi il compleanno della creatura, voglio riproporre la rivisitazione del primo post con cui venne alla luce, ovvero l'idea che ogni uomo che transita attraverso la vita di una donna, lasciando un segno più o meno denso di significato, assomigli molto a un giro in giostra. Ma che giostra?



Per quanto sia piuttosto banale come argomento su cui riflettere, ho recentemente capito che le relazioni amorose e, in generale, i rapporti con l’altro sesso, sono allegorie di giostre di un luna park: c’è chi arriva a collezionare l'equivalente di Disney World, chi Gardaland, chi un semplice agglomerato di tristi giostrine, di quelle che solitamente si trovano nei centri commerciali o ai giardinetti.

La folgorazione mi è venuta quasi due anni fa, quando nel mio personale parchetto divertimenti si è aggiunto lo Scivolo Con Tappeto, ovvero la giostra in cui è necessario scalare un'ardua e sdrucciolevole salita per poi lanciarsi a tutta velocità su gobbuti e ripidi scivoli tramite l’ausilio di panni in feltro.
L'atterraggio avviene solitamente su materassi assolutamente inadatti al loro scopo: dovrebbero essere comodi, accoglienti e voluttuosi, in realtà la tela cerata che li ricopre rende l'impatto ancora più traumatico e penoso.

Ne ho dedotto che questa giostra rappresenti una categoria ben precisa di uomini: la vetta è raggiungibile solo con sforzo e fatica, ma già durante il tragitto si pregusta l’emozione dell’imminente discesa.
Incuranti del fiato corto e del dolore alle gambe, una volta conquistata la vetta, il sorriso è estatico, l’ebbrezza dell’altezza inebriante, le luci sparate dritte negli occhi e l’adrenalina contribuiscono a un beato stordimento dei sensi.
E quando arriva il sacrosanto momento del lancio, però, capita che sia divertentissimo durante i primi istanti, un’emozione mai provata prima, mentre arriva galoppando la consapevolezza di essere totalmente impreparati all'impatto e cresce la certezza che sarà doloroso, molto doloroso.
E così è, in effetti.
Se poi, durante la discesa, il tappeto sguscia via da sotto il culo, la situazione si fa ulteriormente drammatica, dal momento che ci si ustiona ampie parti di corpo a causa dell’attrito con la lamiera.


Altro non è che la sintesi estrema di un certo tipo di relazioni in cui, a un certo punto, c'è quel fastidioso campanello d'allarme che comincia a tintinnare, dapprima molto lieve e via via sempre più martellante. Cerchiamo di metterlo a tacere, di nasconderlo, di ignorarlo... Niente. Lui suona, diventa assordante ma non riesce mai a salvarci da una dolente e rovinosa caduta sulla tela cerata del materasso umido, puzzolente e sempre troppo rigido.


lunedì 23 luglio 2012

Don Chisciotte

Sono nata incapace di sapermi rapportare con l'altro sesso.
E' così, è un'incapacità congenita, intrinseca nel DNA, di cui non mi libererò mai.

Il primo vero primo appuntamento è avvenuto quando avevo 16 anni, relativamente tardi rispetto alla media.
Indossavo Converse sdrucite, jeans strappati al ginocchio e una polo di mio babbo. E non perché mio babbo sia un uomo minuto al punto da poterci scambiare i vestiti, no. Tutt'altro. La maglietta mi arrivava alle ginocchia, in effetti. 
I capelli erano più spettinati e indisciplinati che mai, vedevano la spazzola ancora più raramente di adesso. Quando il tizio provò a baciarmi, io tenni le labbra serrate per almeno i primi 15 secondi.


Mi è venuto in mente tutto questo quando oggi pomeriggio, guidando per le strade della my little thermal town, ho fatto attraversare una giovane coppietta di adolescenti che si tenevano per mano e suppongo si stessero sussurrando parole tenere.
Il Lui altri non è che un vicino di casa che per tutta l'infanzia e oltre ha fatto coppia fissa con un'altra vicina di casa. Lui carino, lei proprio bruttarella fin dalla più tenera età. Eppure erano sempre insieme, affiatati e cretini come una coppia di cocorite dell'amore, al punto che tutto il vicinato era addirittura certo che, un giorno, avrebbero convolato a nozze.
Ricordo che un inverno, quando tornavo dal liceo e l'autobus mi lasciava poco distante da casa, li vedevo sempre giocare nella neve con un cane husky: lo mettevano sulla slitta e lo trascinavano divertiti tra sforzi immani, ilarità fanciullesca e la perplessità di tutti gli astanti. Una coppia così è effettivamente destinata, un giorno, a tappezzare il paesiello di volantini matrimoniali, di quelli in cui una foto fatta alle macchinette della stazione è accompagnata da frasi che mettono la tristezza nel cuore tipo "E adesso siete ingabbiati!!!". 


Ma tant'è. L'amore ai tempi del precariato è quanto mai imprevedibile e i due si sono lasciati, non so né quando, né per volontà di chi.
Il Lui, il ragazzetto idiota che anni addietro metteva l'husky sulla slitta, s'è fatto furbo e teneva per mano una ragazzina dalle fattezze angeliche, ben lontana dalla bruttarella padrona del cane sopracitato.


La morale? Ebbene, ce l'ha fatta lui e io sono ancora qui, a 25 anni suonati, a collezionare situazioni grottesche e improbabili, l'ultima delle quali mi ha vista impegnata in un incontro tutt'altro che rovente, avvenuto sui sassi della riva di un fiume. 
Oltre ad essermi tumefatta le ginocchia e distrutta la schiena (in fondo, non son più una ragazzina), l'apice è stato raggiunto quando mi è stato domandato "Ti diverti o vuoi andare a casa?". 
Non credo sia necessario aggiungere altro.

sabato 21 luglio 2012

I peggiori colleghi della nostra vita

A chi non è mai capitato di avere un collega, o un compagno di studi, capace di suscitare istinti omicidi anche nell'animo più quieto e pacato?
Ecco, io ne ho una equivalente alla voce di Sgarbi che ti sveglia alle 8 del mattino dopo aver passato la serata a mescolare tequila sale e limone, birra e sangria.

sabato 14 luglio 2012

Truffatela!

Io non so perché, non capisco dove sbaglio.
Tutte le volte la stessa storia. E non me ne capacito.
I parrucchieri riescono sempre a fregarmi. O, come dice mia nonna, "ti fai sempre imbrogliare!"
Insomma, erano mesi che non concedevo un po' di cura alla mia chioma arruffata, perciò ho pensato che, nonostante le ristrettezze economiche, una spuntatina potevo anche permettermela.

Nella botteghina vicino la mia facoltà, dove solitamente vado, non avevano posto causa carenza di personale: una delle due socie ha ben pensato di sfornare la bambina due mesi in anticipo.
Mi sono perciò diretta verso una distante pochi metri, molto più glamour, è vero, ma prometteva sconti del 30% fino a inizio agosto in orario 12.00/22.00. 
Il risultato è stato che per shampoo, taglio e asciugatura (manco mi sono fatta fare la piega per risparmiare) ho speso... Rullo di tamburi... 46 euro.
Sì sì, quarantasei.

Come è possibile?, mi chiedo.
Come hai fatto?, mi chiedono.
La risposta è: non lo so.
So solo che come sanno fregarmi loro nessuno mai.

lunedì 9 luglio 2012

Un amore di canale

Io adoro Real Time, ok? Il palinsesto di questo canale è semplicemente geniale, soprattutto per chi ama la tv trash. E io ho un serio problema con la tv trash.
Stasera mi son vista, in sequenza: Il cibo ti fa bella, Malattie imbarazzanti e ora ho scoperto... SEPOLTI IN CASA.

Devo smetterla di guardare questa roba.
Poi mi vengono le paranoie e mi metto a pensare che un giorno potrei impazzire definitivamente e diventare un fenomeno da baraccone su cui improntare un reality.


sabato 7 luglio 2012

29) Un libro che devo ancora leggere

Sabato mattina.
Fette biscottate, spremuta e caffelatte nella tazza dei Puffi, cercando di godermi il fresco della collina prima di scendere verso le lande desolate della Bassa (vedi Quello che Studio Aperto non dice).
Quand'ecco che l'occhio mi cade e lo vedo.
Ommariannasantissima. Non ci posso credere, è ovunque. Altro che invasione degli ultracorpi.
L'ennesima copertina dedicata a lui, copertina che, peraltro, ha scatenato le ire dell'associazione GiULiA (Giornaliste Unite Libere Autonome).
Io, che finora mi sono prodigata per ignorarlo, non posso più esimermi, lo sento.
Afferro il giornale, scorro il sommario e vado direttamente alle pagine fulcro della vicenda.


Ed eccolo lì, il fenomeno editoriale del momento: Cinquanta sfumature di grigio, il romanzo a tinte fosche incentrato sulle perversioni sessuali di un giovane miliardario che sottomette un'ingenua studentessa vergine.
Praticamente il Nirvana di qualsivoglia essere eterosessuale di sesso maschile, nonché la fuga dalla realtà per tante donne che ancora si fingono appagate dalla posizione del missionario.

Le recensioni e le opinioni spaziano dall'acclamazione alla stroncatura, da un'analisi fredda del perché il libro (divenuto una serie, nel frattempo) abbia avuto tanto successo, alla, appunto, copertina di Panorama in cui campeggia Libere sottomesse e felici.

L'articolo inizia riportando ciò che Christian Grey si sente in dovere di specificare ad Anastasia, protagonista e voce narrante: "Devi sapere che appena varchi la mia soglia per essere la mia Sottomessa, io farò di te quello che voglio. Devi accettarlo e desiderarlo. Ti scoperò in qualsiasi momento, in qualsiasi modo, in qualsiasi luogo, ti punirò quando mi ostacolerai. Ti addestrerò a compiacermi".

Ora, non voglio sbilanciarmi in opinioni azzardate, d'altronde ancora non l'ho letto ma, per quanto io sia di ampie vedute e rispetti i gusti sessuali altrui, se uno mi dicesse una cosa del genere la prima reazione sarebbe «Sottomessa lo vai a dire a tua sorella».

Datemi della bacchettona, dell'educanda o della femminista ma, sì, stringerei gli occhi a fessura, comincerei pure a ringhiare e aggiungerei «'Sti cazzi che mi scopi in qualsiasi momento: se sto lavorando devi tenerti a distanza di sicurezza, se sto mangiando il gelato mentre guardo Jersey Shore e provi a interrompermi ti arriva il cucchiaio dritto in un occhio e, se solamente provi a punirmi, se sono di buon umore ti becchi un aerosol di spray al pepe che mi ha comprato mio babbo, altrimenti ti arriva una ginocchiata nel basso ventre da farti schizzare le gonadi nell'esofago. Hai capito cretino? E ora vai a frustarti da solo. Stronzo».


Lo so, forse pecco di fantasia. Probabilmente in una vita passata sono stata un boss mafioso e mi porto ancora gli strascichi del tradizionale codice d'onore: modera il linguaggio e porta rispetto. 
Ti addestrerò a compiacermi, poi, non ha prezzo: «Ah sì? Sai cosa facciamo allora? Facciamo che ti addestro io: se la smetti di dir minchiate evito di riderti in faccia alla vista della tua fava a riposo».

venerdì 6 luglio 2012

Quello che Studio Aperto non dice

Caldo caldo caldo e ancora caldo: sta dilagando per tutta la penisola italica, per somma gioia di Studio Aperto, Medicina 33 e dei vecchietti che hanno qualcosa da raccontarsi.

Quest'anno mi sono persa tutti i servizi speciali che, anno dopo anno, sono per l'intero Paese una vera fonte di salvezza, nonché un esempio di giornalismo di pubblica utilità.

Essendo che durante la settimana lavoro spesso in una redazione all'ultimo piano di un mini centro commerciale piazzato nel bel mezzo di un parcheggio di cemento e che, nel fine settimana, lavoro nella Bassa parmense (per chi non fosse pratico della zona, la Bassa parmense è una landa desolata che in questo periodo dell'anno assomiglia molto ai paesaggi della guerra di Crimea immortalati da Roger Fenton nel primo reportage fotografico della storia -ah, il collodio umido, altro che voi fighetti armati di reflex come se piovessero-), mi sento assolutamente legittimata a estendere preziosi suggerimenti per evitare spiacevoli effetti collaterali dovuti alle infernali temperature.

- Le magliette 4XL del Decathlon sono il miglior investimento estivo: fanno da pigiama, vestito, copricostume, maglietta, tuta. Tutto.

- Almeno una doccia al giorno e uso abbondante di deodorante: non credo ci sia bisogno di spiegare il perché, anche se molti avrebbero bisogno di corsi d'aggiornamento.

- Indumenti di cotone, soprattutto mutande: vi prego, vi supplico, vi imploro. Basta al sintetico. Non lo sapete, ma, oltre a rischiare l'autocombustione, siete una minaccia per l'ecosistema. 

- In caso di calzature aperte, unghie dei piedi che non vi facciano assomigliare ai fenomeni da baraccone.
- Per le donne: dovete aspettare la giusta lunghezza per la ceretta? Evitatevi l'ennesima tortura: no ai jeans
Il problema è degli altri, non vostro.