giovedì 30 agosto 2012

Sorprese d'agosto

Vorrei essere una persona equilibrata ma non la sono. Se no, ne sono quasi certo, ci saremmo sposati.

Che dire?
Il vaffanculo è come l'aspirina: serve un po' a tutto e un po' a niente ma ti fa subito sentire meglio.

Poi si spiega perché sono una nevrotica senza speranza di guarigione.

lunedì 27 agosto 2012

Io e loro

Ieri pomeriggio ho portato mio nipote in libreria, rendendomi conto che era la prima volta da quando ha smesso con libricini morbidosi e fumetti di Mukko Pallino.
Ha bisogno di indipendenza, non vuole più essere tenuto per mano, al massimo è lui che mi abbraccia di tanto in tanto, giusto per elemosinarmi qualche gesto d'affetto.
Così, nella stessa libreria dove io ho mosso i primi passi, tenendomi a debita distanza lo osservavo tra i mini scaffali mentre esaminava libri illustrati di Capitan America e le ultime opere di Geronimo Stilton, sorprendendolo pure ad annusare l'odore delle pagine stampate.
Assieme a lui, nella saletta bambini c'erano tre fratelli, uno più piagnucoloso dell'altro, accompagnati da una madre altrettanto petulante e restia ad acquistare libri "con parole scritte" perché "tanto poi non li leggete e son soldi buttati".
E poi, in un angolino riservato a quelli che bambini non sono più, ma nemmeno hanno raggiunto l'età giusta per apprezzare Jack Frusciante è uscito dal gruppo, c'era lei, una ragazzina in jeans e maglietta, lentiggini, borsetta a tracolla e orecchini colorati troppo grandi per il viso minuto.
Scandagliava i titoli, riponeva con cura i volumi dopo aver letto il retro copertina, educata e silenziosa.
È stato come vedere me stessa con 13 anni in meno, magari vestita un po' più alla moda e con i capelli meno arruffati ma quando l'ho ritrovata in cassa non ho avuto dubbi: ha estratto un po' di banconote spiegazzate da un piccolo portamonete, simile a quello che usavo io per accumulare la paghetta settimanale e le mance che mi allungavano i parenti.
E un po' mi si è salita la malinconia al pensiero di aver perso quel gesto, al pensiero di essere un'adulta con pochi contanti nel portafoglio, giusto quelli per caffè, giornale e bottigliette d'acqua, al resto ci pensa il bancomat.
E sì, lo ammetto, pure io risucchiata dal vortice della tecnologia, adorante del pagano dio Amazon che recapita direttamente a casa i libri a noi perennemente incollati a scrivania e computer.
E sì, lo ammetto, pur amando le librerie e ciò che solo loro sanno trasmettere, sono sempre più attratta dal magico Kindle. Non resisterò a lungo, lo sento, nonostante i sensi di colpa mi macerino la coscienza: già pavento un futuro alla Fahrenheit 451.
Ma poi guardo la ragazzina mentre, a mento alto, posa il libro sul bancone scandendo Prendo questo, guardo mio nipote che mi sorride e mi chiede di raggiungerlo per aiutarlo a scegliere e penso che forse una speranza per chi ama le librerie ci sarà sempre.

venerdì 24 agosto 2012

17) Il personaggio che vorresti impersonare per un giorno

Ho sempre desiderato essere lui, anche se fin da bambina aspettavo con impazienza l'età adulta: l'eterno bambino impavido, temerario, svolazzante, temuto e rispettato da tutta l'Isola, è sempre stato l'eroe che mi ha fatto sognare ad occhi aperti.

Perché sei scappato? chiede Wendy a Peter.
Perché ho sentito papà e mamma parlare di quello che sarei dovuto diventare quando fossi stato uomo.

Dimenticando l'aura edulcorata che ha ricamato la Disney, Peter Pan è uno dei personaggi meglio riusciti della storia della letteratura: il testo teatrale originale è quanto mai profondo e rivela tutt'altro intento dell'autore. 
Lontano dallo stereotipo della favola per bambini, Peter non è un buffo ragazzetto dispettoso, bensì una figura dal fascino ambiguo e inquietante: è un complesso miscuglio di istinto primordiale, ironia e carica demoniaca. E' presuntuoso, beffardo, capriccioso e, tuttavia, fragile. Condensa in sé tutto il senso di inadeguatezza di chiunque si senta sempre un po' distante e impreparato a ciò che la società impone ed esige.
"Non vi traspare il demone che è in Peter!" disse James Matthew Barrie vedendo la statua ancora oggi meta di innumerevoli visite all'interno dei giardini londinesi di Kensington.

Forse tutti noi saremmo in grado di volare se fossimo assolutamente certi della nostra capacità di farlo come l'ebbe, quella sera, il coraggioso Peter.


martedì 21 agosto 2012

Io ti evito

Ascoltando la radio durante un viaggio mordi e fuggi in Toshana, incappai in una speaker di una stazione radiofonica locale dalle parti di Pistoia che si divertiva a fare la classifica degli uomini da evitare.
TA DA DA DAAAAH! ho pensato.
Cercando di sintetizzare in sole cinque tipologie, numerose quanto approfondite riflessioni mi hanno condotta alla mia personalissima e discutibilissima classifica dell'uomo da evitare:

5. I palestrati. 
Non voglio essere guardata con disgusto se alle 2 di mattina mangio un cheeseburger e una brioche nel giro di cinque minuti. Sì, è capitato ma non era (del tutto) colpa mia.

4. Gli estremisti politici e/o religiosi.
Semplicemente, no grazie. Il tuo fervore non suscita in me l'ammirazione che ti aspetti, solo una voglia incredibile di mettermi le mani sulle orecchie e cantare Oh che bel castello marcondirondirondello.

3. I verginelli.
"Qual è il posto più strano dove l'hai fatto?"
"In macchina, con te."
True story.

2. Quello che, porgendo la mano, sembra di stringere un guanto di plastica vuoto.
Utili come il trikini per prendere la tintarella. Un po' di virilità, suvvia! La stretta di mano è il più sincero biglietto da visita. Molle quella, molle tutto... Eh.

1. L'uomo che gioca a Fantacalcio, carte Magik (come cavolo si scrive?), Pokemon o affini.
Questi passatempi non solo sono raccapriccianti se praticati da gente che ha abbondantemente superato i 10 anni, ma mettono in notevole discussione doti comunicative, cerebrali e amatorie.



venerdì 17 agosto 2012

Comunicare

A: Sai che Matthew McConaughey ha fatto un film dove interpreta uno spogliarellista?
V: Interessante. Andiamolo a vedere in 3D.

Come eravamo ggggiovani, noi.
PS: Grazie per avermi fatto lo scrub, grazie per aver spazzato via tutte le cellule morte, per aver esfoliato e deterso la mia faccia perplessa e accaldata. Grazie per la crema contro "i primi segni del tempo" che, a quanto pare e nonostante tutto, stanno avanzando inesorabili pure per me.
E grazie, soprattutto, per la tua fase zen che ha prodotto una massima che mi accompagnerà per il resto della vita: "Un uomo che non è in grado di apprezzare il tuo punto di vista non merita nemmeno di essere definito tale".

mercoledì 15 agosto 2012

Un tranquillo Ferragosto di sfiga

E' Ferragosto e io, ovviamente, sono compresa in quell'esigua percentuale di gente che lavora.
Quindi sto in ufficio a osservare la piazza deserta, informando sporadici turisti che, sì, nella Bassa Parmense a Ferragosto fa molto caldo. Meglio se state all'ombra o, meglio ancora, andate al bar qui di fronte a far girare l'economia.
Ma non è tutto.
Lavoro a Ferragosto con addosso gli strascichi di un'intossicazione alimentare.

Perché Madre Natura, oltre a non avermi dotata di un metabolismo veloce, di una chioma disciplinabile e di gambe affusolate, mi ha pure regalato un'insolita allergia. Al riso. Sì. l'alimento da malati per eccellenza, quello che consigliano come rimedio per qualsiasi disordine della salute.
Madre Natura non mi ha dotata nemmeno di particolare perspicacia: al Giappo ho ben pensato di bermi un cicchetto di saché.
Per cui, il mio pranzo di Ferragosto consiste in:
una nocepesca
+
infuso di prugne secche.


sabato 11 agosto 2012

19) Un libro il cui film ti ha deluso

AAAAARGGH!! Tutti, cazzo! TUTTI!
Ci pensavo giusto ieri sera quando, dopo aver consigliato un libro a un'amica, mi ha risposto: "Ah ma di quello ho già visto il film..." con tono evidentemente imbarazzato, non so se dovuto al fatto di aver visto il film prima di aver letto il libro o solo perché non voleva farmi pesare l'indegno suggerimento.

Parlo di Un giorno questo dolore ti sarà utile, piccolo capolavoro di Peter Cameron, miseramente maciullato dal lungometraggio diretto da un italiano con evidenti pretese fuori dalla portata del proprio, diciamo, estro.
Quello che proprio non sopporto, nei film tratti da libri, sono le aggiunte di parti inesistenti, come se regista e sceneggiatore si sentissero in dovere di sistemare un'opera che non gli appartiene, così, solo per sentirla più loro, come una madre che pettina il ciuffo ribelle del figlio.
Io credo che se lo scrittore avesse voluto inserire una variazione alla trama l'avrebbe fatto, no? Tu, che compri i diritti d'autore, chi cazzo ti credi di essere per decidere di aggiungere una fottutissima scena stronza di cui nessuno, ma proprio nessuno, sentiva l'esigenza?
Ovviamente, anche in questo film non mancano indebite aggiunte, oltre al fatto che alcune scelte interne al cast distruggono rovinosamente le fantasie scaturite dall'opera cartacea.
A me verrebbe proprio voglia di andare a casa del tal Roberto Faenza, suonare il campanello, mollargli un ceffone preventivo e obbligarlo a rimborsarmi almeno il prezzo del biglietto e della Schweppes al limone.

mercoledì 8 agosto 2012

Memorie di una giornalista sfigata

Come ho chiarito qualche giorno fa, non ho voglia di scrivere.
Ripropongo quindi un'esperienza vissuta qualche mese fa, riveduta e corretta perché, con questo racconto, ho deciso di partecipare a una specie di concorso.
Ho dei problemi.
Grossi.
Ciao, torno alla mia piscina gonfiabile comprata su Amazon.

Qualche mese fa, la mia morbosa curiosità mi ha spinto a un'esperienza universalmente ritenuta squallida e grottesca: lo speed dating.
Dovuta premessa: cos'è lo speed dating? Trattasi di una serie di appuntamenti al buio, solitamente organizzati in un luogo dall'atmosfera lounge: candele, musichetta rilassante, rumori ovattati, drink (oddio come odio questa parola) raffinati.
I partecipanti vengono fatti sedere uno di fronte all'altro, disposti su due file parallele di sedie ai lati opposti di vari tavolini, e hanno 5 minuti di tempo per parlare, presentarsi, conoscersi. Gli uomini sono disposti in una fila, mentre le donne in quella opposta e sono gli uomini a scalare posto di volta in volta, al suono di un campanello che scandisce le varie sessioni di approfondimento, chiamiamole così.
Sì, l'ho fatto.Però all'Ikea.
A San Valentino, cristosantissimo.
Quindi niente luci soffuse, tanto meno l'ambiente sofisticato a fare da sfondo.
3,99 euro per aperitivo a buffet e una ventina di uomini con cui scambiare chiacchiere a profusione. O, nel mio caso, BALLE a profusione.
Innanzitutto, ho detto di chiamarmi Valeria e per un esiguo numero di minuti mi sono pure crogiolata al pensiero che mi si addicesse parecchio, salvo poi dimenticarmene e presentarmi col mio vero nome in plurime occasioni.

Arrivo in ritardo e ad accogliermi la canzone di Fausto Leali "Vivo per lei". Non mi sento a mio agio, direi.
Un azzimato presentatore in smoking luminescente mi fa accomodare dopo avermi appiccicato alla maglietta un'etichetta a forma di cuore con il nome. O, meglio, col nome fittizio.
Il primo ad accomodarsi di fronte a me può tranquillamente essere mio padre, forse un attimo più vecchio, ma questo non lo frena dal focalizzare l'attenzione su quel punto del corpo umano femminile tra collo e ombelico.
Begli occhiali - esordisce - sono vintage?
Grazie! e, mentre cerco di trovare una risposta intelligente all'osservazione sullo stile vintage, ribatte:
Aspetta, girati un po'... Ah no, non sono vintage. Li hai comprati di recente?
...Li ho cambiati da poco...
Ah ho capito... A me piace molto lo stile vintage, vado sempre in cerca dei mercatini.
Da quel momento e per i rimanenti 4 minuti circa, una serie di sproloqui sui mercatini del vintage di cui io sembro la massima esperta, nonché cultrice.
Suona la campanella, avanti il prossimo.

Ciao, io sono Alberto!
Alberto ha tutta l'aria del bravo ragazzone che non ha idea alcuna di come si seduce il cuore di una donzella.
La mia mente, in effetti, ci mette ben pochi attimi a partire per la tangente, costruendo fantasie su improbabili premiazioni Pulitzer in cui è Hugh Jackman a consegnarmi l'ambito premio.
Riesco a cogliere brevi stralci del monologo in cui racconta che il suo mestiere consiste nello scrivere i manuali di utilizzo per macchinari ottici. Oddio, ho pure il coraggio di incoraggiarlo con un convintissimo Mmh interessante!
Mi risveglio solo quando mi viene rivolta la fatidica domanda E tu cosa fai nella vita?
Per un attimo ho la tentazione di dire Affitto l'utero per 20.000 euro al mese, ma poi viro ad un classico quanto improbabile Sto finendo di studiare e sono in graduatoria per insegnare matematica alle superiori. Seh, come no. Sono proprio credibile, io che ancora non ho imparato la tabellina del 7.
Ah dai, non ti davo della matematica! Hai più l'aria di una che studia materie umanistiche!
Ma pensa, Alberto.
Suona nuovamente la campanella e sento di dover fare un mentale sospiro di sollievo.

Improvvisamente, qualcosa di terrificante coglie la mia attenzione: un volto noto del maggior quotidiano di città e provincia sta documentando fotograficamente l'ikeico San Valentino parmigiano. Non posso permettere che la mia copertura salti.
Imploro con lo sguardo l'amica che mi ha accompagnata, salvo poi ritirarsi, e cerco di comunicarle a gesti convulsi di impedire alla fotografa di immortalarmi in questa situazione. Sarebbe veramente imbarazzante oltre ogni limite.
Nel frattempo, devo concentrarmi su Alessandro: di fronte a me siede, cazzo, uno degli assistenti più rognosi della mia facoltà. Dissimulando con molta abilità il mio stupore, unito a una buona dose di nervosismo, sorrido come un'isterica e ascolto con molta cautela quel che ha da dirmi.
Sì, all'Ateneo di Lettere mi è scaduto il contratto e ora insegno in un liceo scientifico di Parma, spiega con una certa autorevolezza. Mentalmente sto esultando sbracciandomi, saltando, ballando, cantando, altro che tre metri sopra il cielo.
E tu? Di cosa ti occupi? quanta formalità, non ha proprio dimenticato i modi da sessione d'esame.
Lavoro per l'Ansa. Non riesco a credere di averla sparata così grossa. Il karma mi punirà, lo so.
Nuovamente, la campanella mi salva mentre racconto avventure al limite del credibile di come io sia un'ispiratissima fotografa in cerca del reportage capace di farmi approdare al National Geographic e così via. Cercami su Facebook, dice alzandosi. Ok, annuisco mentre nascondo un moto di puro ribrezzo per i suoi denti in avanzato stato di decomposizione e la capigliatura con forfora e riporto.
Ho già detto varie volte che sono una persona orribile, non c'è bisogno di ripeterlo.

Il candidato successivo fisicamente è una sorta di mastro lindo ma mi avvince la descrizione del suo lavoro.
Sono uno psicologo, ho uno studio e principalmente lavoro con i rugbisti. Sai, ne hanno molto bisogno...
I rugbisti? Non riesco a nascondere un certo disorientamento... I rugbisti sono quelli che si danno spallate nel fango per una palla ovale, vero? Quelli che a fine partita dimenticano rivalità e antagonismo e vanno tutti insieme a trangugiare pizza accompagnata da fiumi di birra? Devo assolutamente farlo presente a uno dei miei redattori, parmigiano d'acciaio e vecchia gloria del rugby locale.

Mentre un ragazzo dalle sopracciglia depilatissime si siede con poca grazia al mio tavolino, comincio a meditare una via di fuga.
Mi guarda mugugnando.
Io vivo coi miei. Bé, penso sia ragionevole data la giovane età, 26 anni circa.
Ah dai. Mai pensato di andare a vivere, che ne so, con i tuoi amici?
Ma và. Io a casa ci sto bene, cosa credi.
Capisco.
E poi son di poche parole.
Ho notato.
Fai sport?
Mmm... Cammino.
Vai in discoteca?
Non direi.
E dove vai alla sera?
Affanculo, vorrei rispondere.
Cinema, pub o locali con musica dal vivo. Dipende...
Ah. Io comunque non parlo molto... Non mi viene da parlare.
E fai bene a tacere, mio caro.
Driiiiiiiin. Addio cretino.

Marco, quello che decido essere l'ultimo speed date della serata e, probabilmente, dell'intera vita, deve dare a giorni l'esame da pilota di aerei di linea. Non il mio tipo, capelli troppo irti e abbigliamento che ricorda Vacanze a Cortina '92, ma decisamente il più simpatico, soprattutto quando confessa tutto l'imbarazzo provato nel conversare con donne molto più mature di lui. Al che sento di chiedergli un consiglio: Quindi, tu cosa faresti se volessi fuggire da qui senza essere visto?, chiedo a bassa voce, per non essere sentita dagli organizzatori che già mi hanno intimato di non abbandonare la mia postazione. Infila la giacca e vai. Messaggio ricevuto, passo e chiudo.

domenica 5 agosto 2012

Io non vado in vacanza


Non ho voglia
di scrivere

Ho tanto
sfinimento
sulle spalle

Lasciatemi così
come un
ghiacciolo
sciolto
nel
lavandino
e dimenticato

Qui
non si sente
altro
che il caldo umido della Bassa

Sto
con le quattro
vecchiette
della piazza
del paese