domenica 29 dicembre 2013

La mia Itaca

Sono giorni difficili per chiunque desideri rientrare nei jeans preferiti. Io, ad esempio, nemmeno ci provo. Momento pubblicità progresso: cinque minuti di lode silenziosa per ringraziare i collant push up di Calzedonia, strumento divino di cui abuserò fino a primavera o finché la fatina della taglia 40 non verrà a suonarmi il citofono.
Sono a casa dei miei genitori da quello che ormai mi sembra tempo immemore e... Oh guarda! Cosa fa una fetta di panettone ricoperto di cioccolata abbandonata tutta sola sul ripiano della cucina? Aspetta che ti mangio, così vai a fare compagnia a tutte le tue sorelle.
La verità è che dormo, mangio, accendo il pc, accendo la tv (come farò senza il canale CinemaChristmas, qualcuno me lo spieghi), guardo tubini neri di Mango nei quali potrò entrare ancora se inizio a nutrirmi solo di minestroni Knorr, vado in overdose da immagini, dormo, metto a posto la coscienza facendo salutari passeggiate in campagna, poi arrivano le mie amiche e mi trascinano a bere bombardini a casa di genitori, nonni, zii, parenti altrui, gente mai vista prima ma sempre pronta a farti ingurgitare calorie.
Tu sei lì che giochi a briscola con tutta l'allegra combricola di amiche del liceo dopo l'ennesima giornata di abbuffate, con i pantaloni di una tuta riesumata dai
resti archeologici di quando ancora facevi ginnastica a scuola, con un maglione da far invidia a Mr Darcy, struccata e rilassata perché succede una volta all'anno e PERCHÉ TANTO STIAMO IN CASA e chi compare dalla porta? CHI? Chi compare mentre tu sei conciata come la figlia di Fantozzi?
IL
FIGO
DEL
VILLAGGIO.
L'unico essere di sesso maschile nel raggio di chilometri con cui da anni ancora sussistono quelle schermaglie e occhiatine tipiche degli adolescenti provinciali. Il Corto Maltese della Pianura Padana.
La soluzione non è scappare in bagno fingendo il cagotto, come mi ha gentilmente suggerito quella che si suppone essere la mia migliore amica, bensì fare esattamente finta di niente. Sorridere come Martha Raye e ingurgitare d'un fiato quel che resta della terza birra media che ti sei messa in corpo.
Dopo tutto, questa è pur sempre la mia Itaca.

"Ulisse me lo disse 
giri il mondo e resti triste 
se non trovi un'Itaca dentro di te".

sabato 21 dicembre 2013

Dieci cose da dire a una ragazza per renderla pappa anche se ha un quoziente intellettivo molto più alto del tuo

La ragazza dei vostri sogni è troppo intelligente per voi e non sapete come conquistarla?
In passato avete frequentato solo troniste di Maria a cui bastava un cocktail offerto per sganciarla ma ora siete inspiegabilmente attratti da quella pazzerella spettinata e con gli occhiali più grandi della faccia che non sopporta nemmeno l'idea di farsi vedere con voi che avete la Mini Cooper con gli inserti fosforescenti?
Ecco, meritereste di essere banditi dal genere umano ma è quasi Nasale, siamo tutti più buoni e voglio farvi un regalo che non potete rifiutare: dieci, e dico ben dieci, frasi da dire a grandi e piccine che le farà cadere ai vostri piedi nonostante l'abisso cerebrale che vi divide.


Come diceva il buon Nanni Moretti, le parole sono importanti: probabilmente quanto segue per voi non ha alcun senso, e in questo caso mi sento anche di darvi un po' ragione, ma ci sono alcune frasi che hanno l'infallibile potere di piegare anche le menti migliori. Colpa di tonnellate di film e telefilm che già dalla tenera infanzia ci hanno convinto che il principe azzurro si cela sotto le più mentite spoglie.

#10 I miei nonni ti adorerebbero.
In assenza dei nonni vanno bene gli zii, il barista di fiducia, i vecchietti del condominio a cui portate le casse d'acqua fino al quinto piano senza ascensore, la segretaria a un passo dalla pensione a cui offrite il caffè ogni giorno che Dio manda in terra. E sapete perché? Perché l'anziano fa subito tenerezza, le farete credere di essere persone a modo e di darle accesso a una sfera molto esclusiva della vostra vita privata.

#9 Dove sei stata finora?
Ovvero: le altre sono solo polvere in confronto a te. Da NON usare nel caso siate stati vicini di casa per tutta l'adolescenza ma voi eravate troppo impegnati a fantasticare sui vedo non vedo delle modelle dei cataloghi Postal Market per accorgervi della giovane dirimpettaia tutta apparecchio e lentiggini.

#8 Mi basti tu.
Invito a cena a casa vostra (l'uomo che cucina fa sempre un discreto effetto):
Lei: "Io cosa porto?" 
Lui: "Una bottiglia di rosso buono".
Lei: "Al dolce pensi ci hai già pensato?" 
Lui: "Per il dolce basti tu". 
Vi siete garantiti anche un completo intimo che non sia a fantasia di ananas.

#7 Penso che Giovanni Allevi sia l'equivalente musicale di Fabio Volo.
Ovviamente, il tono di voce NON deve essere entusiasta. Se lei, nonostante sia più intelligente di voi, è pure fan di Fabio Volo allora siete liberi di mostrare tutto il finto fervore di cui disponete (o, magari, anche scappare sgommando).

#6 Vedere il tuo viso ha smosso la mia allenatissima imperturbabilità.
Semplice ed efficace per una perfetta sviolinata che non passa mai di moda.

#5 Lovely... Never, ever change.
Keep that breathless charm. 
Won't you please arrange it ? 
'Cause I love you... Just the way you look tonight.
Ovvero, come scomodare Frank Sinatra solo per dirle che lei, ebbene sì, sprizza fascino da tutti i pori, tanto da togliere il fiato, e non deve cambiare mai. Canticchiatela con nonchalance anche se avete la grazia di un tacchino, scrivetela sul finestrino lercio della sua macchina, mandatele un sms. Il tocco di classe? Farla ballare sulle note della versione di Bryan Ferry (E, sì, ci sono passata anch'io quindi SO cosa vuol dire).

#4 Parlare con te è come avere finalmente accesso a un universo finora sconosciuto.
Figurone assicurato: in un colpo solo date segno di ascoltare quello che dice, apprezzando ogni sillaba pronunciata. Sarà consapevole di essere più intelligente ma con la certezza che voi non ne siete intimoriti. Da usare responsabilmente per non causare casi di logorrea patologica irreversibile.

#3 Sei bella come una fotografia di Doisneau.
Se lei conosce Robert Doisneau e tutta la sua produzione, le vedrete scintillare gli occhi proprio come succede ai personaggi degli anime. Se lei non lo conosce ma estrae lo smartphone al primo vostro attimo di distrazione, sperate che Google dia come primi risultati Il bacio davanti all'Hotel de Ville e non Il clochard Coco. Se lei non sa chi è e non ha nessuna intenzione di curarsene, andrà in fiducia e vedrà in voi un barlume inaspettato di cultura contemporanea.

#2 Sono innamorato delle tue orecchie.
Dopo un primo momento di sbigottimento e incredulità, lei si crogiolerà al pensiero che la vostra attenzione di uomo virile si sia soffermata su un tenero dettaglio come le orecchie, producendo un fiume di inutili sbrodolamenti interiori ("Oh ma allora non mi guarda solo le tette! E' sensibile, di me gli piace tutto, se si è soffermato a guardarmi un dettaglio insignificante come le orecchie che io finora ho sempre considerato degne di Dumbo l'elefantino vuol dire che gli piaccio PER QUELLO CHE SONO..." eccetera eccetera).

#1 Zitta, voglio sentire il tuo cuore che batte.
BAM! E' fatta. Ideale dopo un amplesso per garantirsene almeno altri due, anche se siete scarsi.

Disclaimer: ci tengo a sottolineare che questa è ironia. Le donne che ne sono prive e a cui prudono le mani dalla fregola di digitare furiosamente insulti e smentite perdono il loro prezioso tempo.

venerdì 13 dicembre 2013

Finali di stagione

L'anno volge al termine e Facebook è già pronto a propinarmi un bilancio dei miei momenti più importanti.
Zuckerberg, so che sei un genio miliardario e via dicendo, ma te cosa ne sai? Cosa ne sanno i tuoi algoritmi? Come pretendi di fare il bilancio dei quasi 365 giorni appena trascorsi a una persona che considera un vero traguardo degno di nota la decisione di passare finalmente allo spazzolino elettrico?
Non puoi, ecco cosa.
E poi io, il 2013, non ci penso proprio a ripercorrerlo. È stato un anno di merda, ecco cosa.
Hai presente partire dallo start con la Batmobile e arrivare al traguardo con una Seicento del 2001 color passato di verdura, senza aria condizionata, senza riscaldamento, senza fendinebbia, con i tergicristalli che esalano il loro ultimo soffio vitale a ogni goccia di pioggia mandata dal cielo e con la marmitta che ti abbandona a ogni dosso costruito dalle amministrazioni comunali stronze? Ecco. Questa è la sintesi del mio anno appena trascorso.

Colgo l'occasione per mandare un caloroso vaffanculo a quella cagna maledetta della mia ex titolare, sparita nel nulla esattamente un anno fa senza rinnovarmi il contratto di quello che era, sì, un lavoro che mi aveva profondamente stancato ma che aveva comunque il vantaggio di non farmi preoccupare per la sopravvivenza.
Colgo l'occasione per accomiatarmi dalla mia esperienza televisiva: è stato un amore difficile e inaspettato, totalizzante, combattuto e divertente. Ti ho amato, ho dato tutta me stessa per te e non ne ricavato nulla, se non l'amarezza di essere stata gettata via come uno straccio usato. Tipico.
Colgo l'occasione per ribadire che non ho più l'età: ho il raffreddore, la schiena bloccata e innumerevoli capelli bianchi. E le occhiaie.
Colgo l'occasione per ringraziare fagiolo, che è diventato un amico di quelli veri.
Colgo l'occasione per fare un ciao ciao con la manina alla manciata di uomini passati da queste parti nel corso dell'ultimo anno: qualcuno di voi mi legge e vorrei indietro il mio orologio, grazie.
E, infine, questa è per te, Gulliver, meglio conosciuto come la fornicazione ai tempi di Paperissima Sprint: a te niente ciao ciao con la manina. Smettila di pubblicare foto di merda su Instagram e vai a lavorare.

lunedì 9 dicembre 2013

lunedì 2 dicembre 2013

Clio spostati

Premessa: questo è l'ennesimo post assolutamente politically INcorrect, privo di democrazia e, soprattutto, di tatto.

No dico siamo nel 2013, ve lo devo dire io che ANCHE BASTA di truccarsi con stucco e pennello di cinghiale? Non vi basta Real Time, Fox Life, Lei, tutti i canali televisivi digitali e satellitari, le riviste, i siti, la pubblicità, e tutto 'sto bombardamento mediatico che gira attorno a quella particolare bellezza LESS IS MORE? 
Perché ancora vi ostinate a imbrattarvi le ciglia? Perché?
Che voi non lo sapete, non lo capite, ma al mondo esistono persone che, come me, hanno ricevuto in dono dalla vita la particolarissima caratteristica dell'eccesso di fantasia. Voi non immaginate quali traumi potete provocare presentandovi con tutto quel nero, con quei grumi attaccati alle ciglia da far sembrare gli occhi un covo di ragni pelosi.
BASTA! Che poi vi fisso e faccio le figure di merda.





giovedì 28 novembre 2013

200 di questi (stupidi) post

Ebbene sì, questo è il post numero DUE ZERO ZERO.
200.
Un traguardo che mai avrei pensato di raggiungere quando in una triste notte di mezza estate decisi finalmente di aprire un blog.
Avevo buone intenzioni, non volevo farlo diventare un'accozzaglia di cose stupide. Pazienza, sarà per un'altra volta.
Vorrei festeggiare congiuntamente anche un altro traguardo che altri pensavano non avrei raggiunto: un anno di casa, 12 affitti, 9 mesi di stato di famiglia da sola, 8 bollette, 3 caffettiere bruciate, 11 paia di scarpe nuove, innumerevoli variazioni all'arredamento, qualche centimetro di capelli di in più. E pure qualche capello bianco di troppo.
Cosa ho imparato 365 giorni dopo aver cambiato città, residenza, lavoro e abitudini?
Tre motivi per cui non tornare a vivere al paesiello:
Il cibo a domicilio. 
La bicicletta.
Il lungo Parma.
Tre motivi per cui non tornare a vivere con i miei genitori:
Libero caos.
Libero alcol.
Libero sesso. 
Tre cose da brava casalinga:
Meglio avere sempre uno spazzolino di riserva.
Meglio avere sempre il limoncino in freezer.
Meglio avere sempre l'idraulico liquido a portata di mano.
Tre cose da pessima casalinga:
Far morire tutte le piante. Anche quelle dei coinquilini in vacanza.
Invitare ospiti e non essere mai a casa al momento del loro arrivo.
Usare la candeggina con indosso i nuovi jeans neri.
Tre cose che non possono mai mancare in una casa che si rispetti:
Il Brioschi.
L'ananas in scatola.
Il colluttorio.
Tre promemoria per i mesi a venire:
Mai andare in bagno con il caffè sul fuoco.
Mai lavare la lana con il programma del cotone.
Mai coltivare erba strana sul balcone se il padre del tuo coinquilino è carabiniere.
Altri tre promemoria:
Prima o poi lavare i vetri.
Prima o poi attentare alla vita di quelle del piano di sopra.
Prima o poi comprare quelle lanterne cinesi che funzionano a pila.


venerdì 22 novembre 2013

Dica 33

C'avrò anche l'ansia perenne in questo periodo ma nulla mi vieta di rispondere e riproporre un fantastico test "celo manca celo" sulle 33 cattive abitudine a cui NON è possibile rinunciare.
Per questo, devo ringraziare Bonsai Tv, fonte imperitura di ispirazione giornaliera.

1. Fumare: quando tutti si accendono una sigaretta, anche se non ne hai voglia, accendi una sigaretta.
Non sono mai stata tabagista, almeno quello manca. Le droghe leggere sono un capitolo a parte.

2. Giurare: che sia amore eterno o meno potresti evitare.
Vero, potrei evitare.

3. Scaccolarti, soprattutto quando credi di non essere visto.
Succede solo tra le mura domestiche!

4. Mangiarti le unghie, le pellicine, i polpastrelli, per ritrovarti con dita arrossate e sanguinanti.
Celo.

5. Il caffè per colazione, dopo pranzo, a metà pomeriggio, dopo cena.
Va beh...

6. I reality in televisione, i reality su internet, i reality che vedi dalle finestre di casa tua.
Indimenticabile Jersey Shore. Quanto mi manchi.

7. Cibo unto, zuzzo, sugnoso. Quel genere di cibo che sai benissimo che fa male, ma lo vuoi comunque.
Celo!

8. Alcol: si, vale anche la birra dopo lavoro.
CELO!

9. Comfort shopping: quando sei molto triste e affannato dalla vita, comprare un nuovo smalto rosso come tutti gli altri che hai a casa per tornare a sorridere.
Celo!

10. Mordere il tappo della bic, anche se la bic non è tua.
Celo!

11. Tagliarti i capelli da solo e poi pentirtene.
Ho già dato, grazie.

12. Parlare con te stesso in casa o ancora meglio in luoghi pubblici, es. al supermercato, davanti allo scaffale, "Ma non sarà un po' troppo 5 euro per questo succo biologico?"
'A voglia. Meglio quando poi la gente intorno ti fissa con orrore.

13. Acquisti pazzi online con il potere della carta di credito: e chi se lo ricorda fino al mese dopo?
L'ho già detto che sono riuscita a farmi recapitare a casa un giacchino rosa dorato, no?

14. Controllare Facebook e Instagram prima di andare a dormire, in metro, sul treno, mentre la tua fidanzata ti sta lasciando.
Celo. Purtroppo.

15. Scrocchiare le nocche.
Celo. Che male.

16. Iscriverti in palestra e non andarci. Vale anche la declinazione "Dopo passo a iscrivermi in palestra" e non andarci mai.
Almeno un milione di volte.

17. Bevande gassate, acqua frizzante inclusa accompagnate da sonoro rutto.
A casa. Ma sì. E sono anche piuttosto bravina.

18. Le foto da poserazzo.
No dai. Quelle no. Forse una. O due.

19. Quel giochino sull'iPhone che piace solo a te...
Ninja fruit sul Nokia...?

20. Cioccolato, prima, dopo e durante la sindrome premestruale.
AHAHAHAHAHAHAH. AHAH. AH.

21. Parlare con la bocca piena.
Mmmm...

22. Pane, pizza, focaccia, grissini al sesamo, taralli, datemeli ora, datemeli tutti.



23. Leccare il coltello o il cucchiaio sporco di cibo.
Celo!

24. Sale, sale, sale e ancora sale sulla mia bistecca.
Non posso farne a meno. Morirò.

25. Ubriacarti, ridurti uno straccio e andare a lavoro il giorno dopo.
Pfui.

26. Gomma da masticare.
Ho smesso! Applausi!

27. Schiacciarsi i punti neri, soprattutto nei bagni dei ristoranti, perché la luce è migliore, ma soprattutto perché non vuoi tornare alla tua cena romantica con un'enorme macchia rossa in faccia?
Mmmmm... Mmmmmmmm...

28. Lasciare solo l'ultimo strappo di carta igienica.
I miei coinquilini mi sono testimoni.

29. Mangiare davanti al pc come il peggiore degli sfigati.
Più o meno tutti i giorni.

30. Stalkerare gente di cui non te ne importa assolutamente nulla su Facebook (vedi compagni delle medie).
Bah. Non direi.

31. Dire "mangerò solo un paio di patatine": 7 minuti dopo, pacchetto formato famiglia, finito.
Ovvio.

32. Spuntino di mezzanotte.
Soprattutto se è attivo il servizio di cibo a domicilio notturno.

33. Bestemmiare anche per microscopici incidenti "Dio XXXX, Maria XXXX, mi è caduta la penna per terra"
...Tutti i giorni...?

domenica 17 novembre 2013

Oggi again

«Hai mai pensato di andare via e non tornare mai più? Scappare e far perdere ogni tua traccia, per andare in un posto lontano e ricominciare a vivere, vivere una vita nuova, solo tua, vivere davvero? Ci hai mai pensato?»

Sì, Mattia Pascal, ci penso più o meno ogni giorno ultimamente. Ma oggi più che mai.


mercoledì 13 novembre 2013

Oggi

Lavoro in un open space.
La mia collega ascolta Tiziano Ferro senza cuffiette.
Ho caldo.
Ho molto caldo.
Ho troppo caldo, cazzo.
La mia collega dice di essere a dieta.
Poi mi chiede un pezzo della brioche Grancereale che ho rubato con estrema fatica a mio nipote.
La mia collega mi dice sei strana.
Continuo ad avere caldo.
L'altra collega mi racconta del suo recente divorzio.
Ho sete.
Tiziano Ferro on air.
Ho sete di alcol.
Suona il telefono, domani staccheranno la corrente dalle 8 alle 15.
Ho caldo.
Sento uno strano formicolio alla faccia.
Suona il telefono, è colui con il quale siamo rimasti in ottimi rapporti di amicizia.
Devo essere operato di nuovo, ho dato il tuo numero come contatto di emergenza.
Ok.
Sì però mi hanno ritirato la patente.
Ma dai.
Eh sì.
Hai bisogno?
Devo andare dall'avvocato, a fare gli esami pre-operatori, dai carabinieri e di qua e di là.
...
Ho capito.


Forse mi viene un infarto. O forse domani avrò una trentina di capelli bianchi in più.

Forse cambio lavoro.

giovedì 7 novembre 2013

Come eravamo - Ovvero quando nasce una Femmina Omega

«È per caso un "prima e dopo la cura" di cui non sono al corrente?»
Ora, non è per tirarmela che ho citato un famoso passaggio de Il Diavolo veste Prada, bensì perché un divertente blog collettivo con cui collaboro saltuariamente ha lanciato l'idea della foto Prima/Dopo.
Prima e Dopo di cosa?
Bè, nel mio caso dell'adolescenza: il periodo più spaventoso della mia vita. Sì, peggio di avere 26 anni ed essere una precaria senza futuro.
L'ipotesi surreale di svegliarsi e ritrovarsi contro la propria volontà nei panni adolescenziali è la mia peggiore paura apocalittica dopo l'invasione zombie. Il motivo è uno solo: la vergogna ancora brucia e l'adolescenza ha contribuito a creare un'enciclopedia di traumi ed episodi che sarebbe meglio rimuovere dalla memoria.
Impossibile dimenticarsene, meglio esorcizzare e farsi due risate ricordando quegli anni in fondo spensierati in cui giocavo a tennis, guardavo Dragon Ball e avevo i capelli corti.


venerdì 1 novembre 2013

Mi ricordo lustrini verdi

Sono figlia di genitori giovanissimi, alla mia età mia madre aveva già una bambina di due anni attaccata alle sottane.
Erano gli anni '80, andava tutto bene, avevano una bella casa in collina circondata dal verde, erano sereni, belli e, complici i nonni altrettanto giovani e arzilli, di tanto in tanto potevano concedersi una serata fuori con gli amici.
Mia madre aveva un angolo nell'armadio dedicato ai vestiti da indossare in queste serate di libertà condizionata: non ho mai capito dove andassero, lei ha sempre sostenuto che non frequentassero discoteche, ma sono sicura che mi abbia mentito. Altrimenti dove mai avrebbe indossato quel micro top a paillettes verde smeraldo da cui ero fatalmente attratta? Non passava settimana senza che andassi a dargli un'occhiata, anche solo fugace. Non era appeso su una gruccia, era tristemente abbandonato sul fondo di un ripiano e non me ne capacitavo. Appena aprivo le ante del guardaroba, però, quell'ammasso di piccoli e ordinati lustrini catturava ogni possibile raggio di luce e, di rimando, scintillava catturando il mio sguardo e il mio amore incondizionato. Ancora ricordo l'emozione della prima volta: giocavo sul tappeto mentre mia madre si stava vestendo e, forse per farmi stare buona, me lo diede come fosse un giocattolo. Un colpo di fulmine a prima vista.
Non ricordo per quanti anni ho continuato ad amarlo, desiderarlo e provarlo di nascosto come se fosse una gonna.
Ogni tanto lo afferravo per vederne ancora e ancora i riflessi iridescenti, per sentirne la consistenza, inaspettatamente ruvida e scivolosa, per immaginare le mille meraviglie che potevano succedere indossando quel capo fantastico. Spesso imploravo mia madre di metterselo, anche solo per andare a fare la spesa. Perché si ostinava a lasciarlo in fondo all'armadio?
Solo dopo ho capito che, probabilmente, la mia giovane madre lo aveva acquistato in un folle slancio di shopping selvaggio, uno di quegli impeti sconsiderati che colpiscono chiunque almeno una volta nella vita.
Mi piace immaginarla, giovane ragazza sormontata da troppi capelli cotonati e troppi spallotti imbottiti, mentre cammina per le vie del centro storico e, complice quell'inesauribile entusiasmo anni '80, il suo occhio viene trafitto dall'abbagliante luccichio verde. Bling bling, "è proprio quello che fa per me". Entra nel negozio e, senza pensarci due volte, lo compra prima che qualcun altro possa farlo. Una volta tornata a casa, però, in effetti quel top non è più così splendente e forse non è il caso di indossarlo in serate che non siano Carnevale o feste a tema.
Personalmente, sono riuscita a portarmi a casa un giacchino rosa-dorato di cui ero certa di non poter fare a meno. Anzi, me lo sono fatta portare a casa. Perché non l'ho visto in una vetrina, l'ho visto spulciando un famoso sito di shopping online e ho immediatamente pensato che doveva essere mio, che lui era nient'altro che il passaporto per serate estremamente cool. Proprio come suppongo sia stato per il top di paillettes verde smeraldo.
Ora è lì, mi guarda ogni volta che apro l'armadio, occhieggia e mi chiede almeno una serata di riscatto sociale. Nell'attesa che quel giorno arrivi, almeno è appeso su una gruccia.

lunedì 21 ottobre 2013

Oh tua bella madunìna

Disclaimer: questo post non è "politically correct". Può essere apprezzato SOLO dagli emiliani, forse anche dai romagnoli, da chi conosce bene e apprezza le tradizioni culinarie di questa regione e da chi ha molto senso dell'umorismo.
Questo post NON deve essere letto da vegani/vegetariani estremisti.
Ade, perdonami.


Uno degli argomenti di discussione preferiti tra me e i miei genitori è quanto i milanesi non sappiano niente di cucina.
Passano gli anni e non ci stanchiamo mai di ridere al ricordo di aneddoti particolarmente esilaranti: il nostro preferito risale ai tempi in cui i miei nonni abitavano ancora nella Bassa parmense e ogni inverno uccidevano i maiali per ricavarne quei pregiati salumi per cui la mia provincia è famosa.
Uno dei culatelli artigianali ricavati fu regalato come gesto di ringraziamento al chirurgo che operò mio nonno da un grave tumore al cervello, nonostante fosse un'operazione molto rischiosa e incerta.
Si trattava di uno stimatissimo professionista di Milano e, visto che il periodo era prossimo al Natale, i miei nonni gli spedirono il miglior pezzo della loro produzione, stagionato in una cantina immersa nella nebbia che era sopravvissuta a ben due esondazioni del Po, prodotto da un maiale di prima qualità che, prima di diventare insaccato, era stato nutrito solo con frutta, verdura, ortaggi, ghiande a chilometri zero. Zero mangimi industriali, zero stalle in cui crescere pressati come polistirolo. Robe che (quasi) non esistono più.
Tutto questo per arrivare al momento in cui, un giorno, i miei nonni ricevettero la telefonata per i ringraziamenti di rito, durante la quale il chirurgo milanese specificò che il culatello era una delizia: lo aveva fatto bollire per circa due ore, prima di gustarlo.
Il problema del milanese medio è che di cucina non possiede nemmeno le conoscenze di base. Le tipicità regionali sono solo leggende da guardare a Linea Verde come fosse Chi l'ha visto, stagionatura, origine controllata, marchio registrato sono incomprensibili vocaboli di origine ignota.
Quando il milanese parte alla volta dell'Emilia si sente sempre come se stesse per intraprendere un'avventurosa scampagnata in territorio sottosviluppato, come se la semplice posizione geografica sotto-il-Po ci connotasse come esseri umanamente inferiori. Si sentono tutti come moderni Cristofori Colombi convinti di dover far girare l'economia e dispensare il più alto sapere agli indios vestiti solo di piume. Non sono cattivi, sono solo... Milanesi. Non è discriminazione, sono così e non c'è niente da fare.
Li vedi arrivare sui loro suv bianchi, sulle station wagon cariche di pargoli vestiti Ralph Laurent, li riconosci ancor prima di guardare la targa grazie alla velocità media (15 km/h circa) e alla capoccetta che guarda a destra e a sinistra, attoniti di fronte a cotanta distesa di campi non destinati all'abuso edilizio.
Le insegne "Trattoria", "Piatti tipici" e "Torta fritta" sono per loro la prova concreta di essere finalmente approdati nel paese dei balocchi, il resto non conta. Nemmeno se una di queste fantomatiche trattorie, intuendo la provenienza, rifila i peggio scarti riesumati dal fondo dispensa, gnocchi al sapore di niente e sughi a base di glutammato. Per loro tutto sarà eccelso, torneranno a casa e, tronfi di aver scovato un localino di quelli giusti, agli amici racconteranno quali delizie senza pari hanno mangiato, raccomandando calorosamente la tale o la talatra bettola in cui farsi abbindolare con il sorriso sulle labbra.
Ed ecco spiegato perché troppo spesso locali dove si mangia con la stessa qualità e la stessa igiene delle peggiori bettole di Caracas ottengono infinite stelle Tripadvisor, facendo cadere nel tranello innumerevoli altri allocchi dello stesso calibro.
Volete un consiglio che ho scoperto universalmente valido a mie spese? La grande cucina non ha bisogno di grandi insegne. 

Un abbraccio, con affetto e immutata stima, ai miei amici milanesi. ;)



martedì 15 ottobre 2013

La lista del Deboscio

In risposta a Il Deboscio, che io tanto stimo e leggo quotidianamente.

33 libri che trovi sempre sul comodino di una donna

I fiori del male NO. Ormai solo gli hipster lo leggono.
Orgoglio e pregiudizio NO. Però ho letto Orgoglio e pregiudizio e zombie. Vale?
50 sfumature Era per lavoro, ricordiamo. L'ho restituito con vergogna.
Le ho mai raccontato del vento del nord .
Memorie di una geisha NO. Però ho visto il film.
Il piccolo principe NO. Però l'ho letto in francese alle superiori. Vale?
Harry Potter SÌ. Ovvio.
Tokyo blues NO.
L’alchimista NO.
Kitchen NO.
Metafisica dei tubi NO.
Ti prendo e ti porto via NO. Ma che è 'sta roba?
Due di due NO. Non ero riuscita ad arrivare a riga due di pagina due.
L’eleganza del riccio SÌ. E sono fiera di non aver visto il film.
Il profumo Sarebbe "Profumo, storia di un assassino"? Allora SÌ.
Cent’anni di solitudine SÌ.
Seta NO. Perdonatemi ma io e Baricco non siamo esattamente anime gemelle.
La lettera scarlatta NO. Però vorrei esprimere solidarietà alla protagonista.
Jane Eyre NO.
Il diario di Anna Frank SÌ. 
Il giardino delle vergini suicide NO. Ma il film è stato sufficientemente soporifero per colmare la lacune.
Il ritratto di Dorian Gray SÌ.
Siddharta SÌ. Ci ho pure fatto la tesina di quinta superiore. Mea culpa.
La ragazza dai capelli strani NO. Qualcuno ha scritto la mia biografia?
Anna Karenina NO. Grazie al cielo NO.
Il maestro e Margherita SÌ. Be...
Ogni cosa è illuminata SÌ. Love.
Zia Mame NO.
La solitudine dei numeri primi NO. Santa pazienza, mi hai visto?
La casa degli spiriti NO.
Uomini che odiano le donne NO. Però ho visto il film senza Daniel Craig. Mi merito un applauso.
Il gabbiano Jonathan Livingston Ovvio. È degno di una religione.
La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene AHAHAHAHA! EH??

giovedì 10 ottobre 2013

Buon compleanno Maestro

Oggi è il compleanno dell'unico uomo (oltre ai miei nipoti) di cui io abbia conservato l'effige in casa, nonostante una convivenza spesso burrascosa e un'amara separazione. Era il 16 dicembre 2010 quando, ignara di tutto quello che mi aspettava, ho messo piede per la prima volta in quel paese della Bassa parmense che gli diede i natali. Ne sono seguiti due anni di gioie e dolori, due anni di un lavoro che mi ha dato tanto e ha preteso di più. 
Di quel lavoro non avrei conservato un ricordo eccezionale se non fosse per un paio di colleghe a cui affiderei la mia stessa vita e per lui, per quest'uomo che ha inventato qualcosa che prima non c'era. Qualunque bambino che nasca a Parma e provincia impara a conoscere la sua musica e le sue opere ma pochi hanno la possibilità di conoscere l'essere umano che fu. E ancora meno persone hanno la possibilità di conoscere le persone che lo amano come se lo avessero incontrato, che lo studiano, lo curano, lo tramandano non come un mostro sacro ma come un complesso miscuglio di arte, musica, umanità, pregi e difetti.
Io ho avuto l'onore di tutto questo e di stare sdraiata da sola sul palco del teatro a lui dedicato (ma che mai vide) a godere delle sue note. Due anni di vita a lui dedicati, interroti bruscamente, che oggi ricorderei con ancora più amarezza se non fosse che lui ha creato attorno a sé un universo da scoprire. E io ne faccio parte.
Sarà per quegli occhi di ghiaccio che bucano la tela, sarà che nessuno al mondo potrà mai reggere il confronto. 
Riesce a farsi amare a distanza di 200 anni dalla nascita, malgrado un carattere tutt'altro che conciliante e, se lo ascoltassero su altri pianeti, riuscirebbe a farti idolatrare anche lì.

Va, ti posa sui clivi, sui colli, 
Ove olezzano tepide e molli
L'aure dolci del suolo natal!

Sei una rockstar. Buon compleanno Maestro.

lunedì 7 ottobre 2013

Femmina Omega VS Maschio Alfa

È passato più di un anno e io sono cambiata ben poco. Ero e rimango una Femmina Omega.
Che cos'è una Femmina Omega? Semplice: in termini di alfabeto greco, l'Omega equivale alla Zeta, l'opposto dell'Alfa. Di conseguenza, le due tipologie femminili fanno altrettanto: sono agli antipodi.
Una non rinuncia mai a tacchi, parrucchiere e appuntamento settimanale dall'estetista, l'altra è già tanto se si ricorda di pettinarsi prima di uscire di casa.
Come qualificatissima rappresentante del genere, ci tengo a precisare che la Femmina Omega non è una punkabbestia della montagnola di Bologna. La Femmina Omega ha cura di se stessa, si lava, si depila, si profuma però magari non tutto in una volta, ecco. La Femmina Omega ha qualche difficoltà nel dedicarsi con costanza alla propria femminilità, ecco.
Per esempio, in questo momento io sono pulita e profumata, indosso mutande altrettanto pulite ma di cotone color marroncino carne. Inoltre, stamattina i miei capelli avevano una piega deliziosa ma l'umidità ha ne fatto scempio e chi sono io per remare contro l'umidità, dopo 26 anni di convivenza rassegnata? Appunto.
Quindi, cosa succede quando La Femmina Omega incontra Il Maschio Alfa?
Normalmente, Maschio Alfa e Femmina Omega non frequentano gli stessi posti e difficilmente hanno amici in comune. Ovviamente, ci possono essere numerose variabili ed eccezioni. Il Maschio Alfa raramente sa cosa significa "variabili" ed "eccezioni". Ovviamente, anche in questo caso si può verificare qualche rara anomalia.
Può succedere che il MA venga a contatto con la FO in un'ambiente che è consono a entrambi: pare un'ossimoro, me ne rendo conto, ma se sono presenti fiumi di birra, cibi indigeribili e, soprattutto, giostre dove dar prova della prova idiozia allora tutto diventa più facile.
L'alcol fa miracoli, ed ecco spiegato perché la FO viene adescata mentre sta dando il meglio di sè, il che non significa ammiccare e scuotere la chioma con movenze seducenti, bensì chiedere allo sconosciuto MA "Mi tieni la borsa?" e andare a saltare per 10 minuti sui tappeti elastici dopo aver ingurgitato circa due litri di birra accompagnati da wurstel alla griglia, patatine e bretzel e, a seguire, fissare con sguardo vitreo un tizio che alla modica cifra di 5 euro dà la possibilità al pubblico astante di tentare la guida in stato di ubriachezza molesta di una bici con il manubrio montato al contrario.
I dialoghi scaturiti sono grotteschi ma ormai il danno è fatto: la Femmina Omega viene vista come un simpatico scimpanzè ubriachino con cui è possibile divertirsi e fare cose turpi, mentre il Maschio Alfa diventa l'incarnazione di una qualsiasi fantasia in stile telefilm americano.
Svaniti i vapori alcolici, il buon senso suggerirebbe che tutto dovrebbe ristabilirsi sui normali parametri (ciao ciao, ignoramoci) e invece no.
Perché non proviamo a frequentarci?
Perché non vieni a casa mia a guardare il motomondiale?
Perché non mi accompagni alla galleria d'arte?
Oggi vado in pista a girare in moto, perché non vieni?
Domani mi hanno chiesto di tenere una lezione di storia della fotografia, perché non vieni?
Perché poi va a finire che per dimenticare si passano serate
COSÌ
PERCHÉ NO.
Punto.
Se l'universo ha fatto in modo che l'olio non si mescolasse con l'acqua, che fosse impossibile starnutire ad occhi aperti, che i rossi di capelli abbiano un fototipo incompatibile con la luce del sole, che un coccodrillo non si possa accoppiare con una zebra CI SARÀ UN MOTIVO.