sabato 12 gennaio 2013

Eh, siamo qui

Ieri sera ho improvvisamente capito perché la maggior parte degli anziani, piegando a fatica le membra rattrappite in quel tipico movimento di lasciarsi quasi cadere sulla sedia, esclamano Eh niente, siamo qui.
È la continua meraviglia di sopravvivere alla vita, è la perplessità di non aver ceduto, è quasi la voglia di darsi un'amichevole pacca sulla spalla da soli.
Eh niente, siamo qui.
Sedersi, avere un momento di tregua per ripensare a quante volte le difficoltà non hanno preso il sopravvento.
Tutta un'altra tempra, questi ragazzi, che ti raccontano, magari gonfi d'orgoglio, magari con qualche lacrima incastrata tra gli occhi e la gola, di come uomini e donne dei quartieri più poveri di tutta la città hanno fermato i fascisti. Di come si emigrava in Australia arrivandoci per nave, in un mese. Di come, cinquant'anni fa, portare il cappello era prima di tutto rispetto verso se stessi. Di come si andava a prendere la fidanzata in bicicletta per cantarle una canzone e poi via, di nuovo a casa, perché i genitori non avevano piacere.

E io, io sono qui e non voglio mai più lamentarmi di niente.
Perché faccio il mestiere più bello del mondo, quello che mi permette di vivere attraverso le loro parole, raccontandole ancora.

6 commenti:

  1. Un applauso te lo meriti! Perchè è un post scritto bene e col cuore, e poi perchè finalmente hai parlato anche dei problemi della mia generazione :)

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    1. ahahaha ti aspetto al parco per lanciare il pane alle anatre ;)

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  2. Che bel post.
    E beata te che sei contenta e soddisfatta del tuo lavoro..

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    1. Grazie, davvero. Almeno nel lavoro, posso dire di essere stata fortunata :)

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  3. Se i ragazzi d'oggi solo sapessero...

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