martedì 12 marzo 2013

Elsa, io non sono choosy


Scritto quello che mi sembra tantissimo tempo fa e riesumato dal vecchio pc. Quando ancora ci si poteva permettere di far ironia sulla campagna alle primarie.


Questa è l’ultima notte che passo a casa dei miei.
Da domani, è ufficiale, abito in città.
Sì, ho 25 anni e ho compiuto il grande passo: temendo che il buon Tremonti tornasse a bussare alle porte di noi giovani nullatenenti, ho riempito gli scatoloni, fatto spesa da Ikea, elemosinato qualche banconota a nonni e parenti e detto addio allo status a carico del genitore.
Che poi, oddio, a carico del genitore non ci sono più da molto tempo: lavoro e studio da quando ho 18 anni e lo Stato ha presto deciso che guadagnare qualche euro fosse un buon motivo per togliere le detrazioni spettanti. E lo dico anche con un filo di orgoglio: Elsa, io non sono choosy.
Peraltro, cara ministra tecnica, già non hai la faccia simpatica della vicina a cui venire a chiedere una tazza di zucchero in caso necessità, perché hai deciso di impegnarti costantemente per attirare la del popolo ira funesta? Non so, stai facendo un’indagine antropologica sul come far incazzare tutti quanti? Scriverai le memorie di una economista? Tieni un blog sui dolori dell’Elsa di mezza età?
Io, anima candida, mi ero pure commossa alle tue lacrime. Mi avevi proprio smosso l’empatia.
Poi ti sei messa a dire cialtronate e hai iniziato a smuovermi ben altro, a partire da aggettivi poco lusinghieri.
Ma vabbè. Qualcosa sta per cambiare. Con le imminenti elezioni qualcosa cambierà, sì. Me lo sento. Com’è che diceva quello là, con la matita nera tutta sbavata? “Non può piovere per sempre”.
Infatti, dico io. Infatti. Sì.
Certo che se… No, basta. Se comincio a pensare a queste cose non riesco a dormire e io DEVO godermi questo materasso come se fosse l’ultima volta, anche se, con ogni probabilità, sabato sera sarò di nuovo abbracciata al mio vecchio cuscino, lacrimante di nostalgia per lui e per il frigo sempre pieno.
Perché in fondo, sì, hai ragione tu, Giulio. Rimaniamo sempre un po’ bamboccioni.


Ore 7.40, sento la mia coinquilina infilare il cappotto e chiudere la porta, cercando di fare meno rumore possibile.
Cavolo, avrei voluto salutarla. Non la vedo da più di 24 ore, causa orari di lavoro che non si incrociano mai, ma il tepore del piumone è troppo gratificante, non me la sento di privarlo della mia presenza. Si sentirebbe rinnegato.
Rinnegato… Questo mi fa balzare alla mente l’imbarazzo che ho provato guardando la campagna alle primarie di Matteo Renzi.
Per carità, bravo ragazzo, sicuramente è uno di quelli che non ha mai dato troppi grattacapi agli insegnanti, che ha sempre portato a casa bei voti e ragazze della porta accanto tutte acqua, sapone e hoha hola hon la hannuccia.
Tutto il contrario di me, insomma, che il secondo giorno di prima elementare la maestra convocò mia madre per informarla che tenevo i pastelli in modo tale da far dubitare della mia normodotazione, senza contare che alla veneranda età di cinque anni, preparai i miei vestiti in un paio di sacchi di plastica e, sempre sotto lo sguardo perplesso della genitrice, scappai a casa di mia nonna.
Fossi la mamma di Renzi, lo rinnegherei senza troppi sensi di colpa.
Matteo io non ho ancora capito cosa vuoi dirci… Ma adesso cosa? Adesso… E poi? Forse sono io ad avere un problema di consecutio temporum, tu però non me la conti giusta.
Già la scelta del tuo abbigliamento per la serata del Pd-Factor mi ha destato non pochi dubbi: una cravatta viola? Ma sei scemo? Ma chi ti vota con quella roba lì, che ricorda il decaduto Don Fabrizio Salina avvolta nella sua vestaglia lilla?
Ci voleva un’irruzione a sorpresa di Carla ed Enzo:, far capolino da una porta a scomparsa, coglierti in castagna con un bel Ma come ti vestiiiii?? e trascinarti al centro commerciale per rimetterti a nuovo al grido di Mo ti rottamiamo noi.

1 commento:

  1. Ecco:(Sco)Renzi. Il premier perfetto per quest'Italia demenziale.Così demenziale e perfetto che se si torna alle elezioni il PD le vince.Ma qualcosa di sinistra,no ?

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