sabato 27 aprile 2013

Gratis non è lavoro

Live from International Festival of Journalism 2013, Perugia.


Grazie all’intervento di Ester Castano, Benedetta Tobagi, Matteo Valerio, Eleonora Voltolina.

Quanti di noi hanno collaborato con testate più o meno serie e per mesi, a volte anni, non hanno visto nemmeno l’ombra di un compenso, anche solo simbolico?
Quanti di noi all’email di richiesta di collaborazione con giornali, periodici e magazine online, hanno ricevuto la risposta “Accettiamo volentieri la sua proposta di collaborazione, tuttavia dobbiamo informarla che i suoi articoli non sarebbero remunerati”?
Gratis non è lavoro.
Gratis non è lavoro. Dobbiamo capirlo, una volta per tutte, ripeterlo a mente, poi ad alta voce e poi urlarlo, urlarlo a chi vorrebbe costringere tutti i giovani aspiranti giornalisti e fotografi a considerare il proprio lavoro solo un hobby.
La scrittura è hobby solo se rimane chiusa nel proprio cassetto, che sia carta o blog. Quando la scrittura diventa informazione, richiede tempo, impegno e risorse e smette di essere un passatempo: è lavoro.
“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”: è l’articolo 36 della Costituzione Italiana, non una favola e nemmeno una legge creata ad personam.
Se vogliamo davvero essere rappresentanti di una svolta per la realtà del giornalismo italiano e del paese dove abbiamo scelto di lavorare, dobbiamo essere noi i primi a esigere che questo diritto sia rispettato.
E iniziare a dire no.

Alessandra Pradelli
@qualcosascrivo

10 commenti:

  1. Io sono d'accordissimo, ma il primo pensiero che mi viene in mente è: inizio facendo esperienza, anche non retribuita. Capisco che se tutti accettano di lavorare gratis le cose non cambieranno mai.

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  2. Ci sta lo stage, ci sta il tirocinio ma poi basta. C'è un limite a tutto.

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  3. chiamiamolo con il suo nome: sfruttamento! Potrei scrivere un'enciclopedia sul tema!

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    1. Tutti noi avremmo un capitolo da aggiungere ed è proprio per questo che, secondo me, dobbiamo smettere di farci trattare come zerbini.

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  4. Pienamente d'accordo!
    E in realtà ho riserve anche sugli stage: un rimborso spese dovrebbe essere obbligatorio. Non si campa d'aria e amore!

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  5. A livello giornalistico questo meccanismo è esasperato, perchè:
    1) La professione può essere praticata da chiunque. Per iniziare infatti non vengono richiesti particolari titoli di studio;
    2) C'è sempre una lunga schiera di persone pronte a "fare esperienza" senza chiedere una retribuzione.
    Ma il vero problema è che in questo periodo non ci sono soldi. Proprio qualche giorno fa ho ripreso in mano gli articoli che avevo scritto per L'Informazione di Parma. In ritardo, ma me li pagavano. Poi, nel gennaio 2008 (vi ricorda qualcosa?), mi arriva una lettera in cui si diceva che azzeravano le collaborazioni. Da lì, per i giornali locali, è iniziato l'incubo. Solo a Parma hanno aperto e chiuso un sacco di testate. L'ultima è di questi giorni: forse chiuderà l'ottimo Nuovo di Parma e in città rimarrà solo una testata.

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    1. Il problema dei giornali italiani è che nascono testate senza avere una linea editoriale sicura, ne per quanto riguarda il sostegno economico, ne per il personale. Troppi redattori con uno stipendio troppo alto che cercano di scimmiottare giornali con una tradizione che, per quanto discutibile sia, è molto più radicata. E quel che è peggio è nessuno ha il coraggio di rinnovarsi davvero.

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  6. ho condiviso il tuo post nel mio blog. hai detto cose importanti.

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  7. Ti ringrazio, io ho cercato di dar voce a noi precari senza speranza e mi fa immensamente piacere che tu voglia condividere il mio punto di vista.

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