domenica 30 giugno 2013

Ho scelto di raccontare

Vi voglio raccontare una storia.
Che poi è quello che faccio per campare, raccontare storie. Vere, sia chiaro.
Come accade spesso, anche l'anno scorso mi trovavo a Roma per mescolare amici, vacanze e lavoro. Era luglio e la mia saccenza mi procurò un colloquio di lavoro con Mario Sechi, ex direttore del quotidiano Il Tempo.
Lui moderava una conferenza di non ricordo cosa, io ero tra il pubblico in quanto amica dell'organizzatrice, lui assunse il tipico atteggiamento di chi si trova di fronte a una marea di bamboccioni buoni a nulla che, per propria scelta, fanno lavori in cui non è previsto compenso. L'unica in tutta quella platea romana che si alzò per rispondere fui io, forestiera dalla erre facilmente scambiabile per francesismo.
Finita la conferenza, fui invitata a pranzo il giorno seguente per discutere a proposito del difficile mondo del giornalismo, collaborazioni, possibilità eccetera.
Mario Sechi mi rivelò che stava scrivendo un libro per Mondadori, lo stesso che uscì poi a fine ottobre con il titolo Tutte le volte che ce l'abbiamo fatta: si tratta di una sorta di romanzo esortativo che raccoglie le vite e le testimonianze di italiani illustri che non si sono arresi di fronte alle difficoltà, nel mondo dello sport, della musica, della politica, dello spettacolo, delle arti.
Il libro era ancora in fase di stesura e Sechi mi rivelò che, fino a quel punto, aveva inserito solo storie di uomini, ancora nessuna donna.
«Sai, vorrei inserire una sola donna, che sia simbolica per tutte le altre».
«Non sono sicura di condividere questa scelta, se devo essere sincera».
«Ah, va bè, grazie per il punto di vista. Comunque, tu chi metteresti come donna vivente rappresentativa per il genere femminile italiano?».
«Bè, per il momento non c'è nessuna donna nel mondo della politica o di quella che viene chiamata "classe dirigente" che mi susciti sconfinata ammirazione. Io, in rappresentanza delle donne italiane che ce l'hanno fatta, metterei Margherita Hack. L'unica che se lo merita è lei».
«Eeeeeh ma sai... - ripose Sechi, sicuro di sé - Sai, il problema è che non è bella».

Non so perché, ma finora ho tenuto questa storia quasi nascosta, raccontandola solo a pochi amici fidati.
Venerdì sera, invece, uno degli amici a cui l'avevo confidato mi ha giustamente sbeffeggiato come è solito fare e, a causa del mio imbarazzo, mi sono resa conto che era mio dovere divulgare questa esperienza. Mi sono detta, non ho nulla da nascondere, è una storia che non vuole mettere in ridicolo nessuno, si tratta solo dell'incontro di due opposte correnti di pensiero.
Il mattino mi sono svegliata e Margherita non c'era più.
Un segno del destino? Un messaggio da parte delle sue amate stelle?
Non lo so.
So solo che la incontrai, all'inizio della mia misera carriera giornalistica, e per me fu come attraversare l'universo grazie solo alla semplicità con cui lei ne rivelava i misteri e gli angoli più remoti.
So solo che mia madre mi ha regalato la sua biografia in occasione del mio ultimo compleanno, ben conoscendo l'ammirazione che la Hack ha sempre suscitato in me.
So solo che lei un giorno disse Ai giovani vorrei dare un consiglio: Scegliete la professione che interessa di più. Quando dovrete decidere cosa studiare non pensate solo a cosa vi permette di trovare lavoro, ma a quello che vi piace veramente. Poi fatelo seriamente. Alle ragazze, in particolare, consiglio di avere più fiducia in se stesse e pretendere che i loro diritti vengano rispettati. E, da ex sportiva, voglio dare un ultimo consiglio a tutti: affrontare la vita come si affronta una gara. Con la voglia di vincere. 

La mia professione è raccontare storie, mi piace farlo, voglio farlo seriamente e per il resto della vita che mi rimane da vivere.
Lei era bella, lei ce l'ha fatta, lei è indelebile. Non tutti posso dire altrettanto.


11 commenti:

  1. E' bellissimo questo post, davvero. Hai fatto bene a raccontare quella storia, a metterla nero su bianco. La bellezza ??? Che cos'è la bellezza se ci si ritrova un cervello da gallina ?? Che tristezza questa società. Verissime le parole di "stella" Margherita ( perché lei ora è una stella ), e assolutamente condivisibili le conclusioni del tuo post. Te lo dice una che ha potuto scegliere poco, perché si è fatta condizionare nelle scelte più importanti dai genitori ( sarebbe troppo lunga da raccontare )..ma ora, comincio a sentirmi veramente libera..si, perché sono finalmente entrata in contatto con me stessa. E ora, non mi mollo più. Come diceva Margherita, sto affrontando la mia vita come se fosse una gara, con la voglia di vincere. Seguendo il mio istinto e le mie priorità. Credo sia questo il segreto della felicità vera..d'altro canto, Margherita mica era una qualunque :)
    Buona giornata e che tu possa avere una vita piena di tante storie da raccontare :)

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  2. grazie di avere condiviso con noi questo aneddoto pieno di significato, attualissimo oggi e, temo, anche nel prossimo futuro... senza vittimismo, la vita di noi donne in Italia è ancora difficilissima... molte volte mi sembra che tante di noi siano addormentate o, peggio, rassegnate, a questa condizione. Talvolta mi sono a trovata a pensare alle donne degli anni 70, alle femministe contestatrici, quelle che si battevano per l'aborto legalizzato e denunciavano i ginecologi che lo facevano solo facendosi pagare profumetamente da donne disperate... penso a loro e m dico che se oggi abbiamo qualche legge che ci tutela lo dobbiamo principalmente a loro, perché le generazioni successive hanno dormito sugli allori di un'apparente conquistata parità. Allora grazie anche a Margherita Hack: per la sua intelligenza ed il suo laicismo...per avere guardato le stellle restando con i piedi ben piantati a terra... un ultima cosa... ma Mario Sechi ha il coraggio di giudicare la bellezza degli altri??? :O ;)

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  3. Un gran bel racconto, davvero. Peraltro non avevo dubbio alcuno che il personaggio da te citato fosse un totale idiota.Basti vedere su che giornale scrive.

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  4. Bellissimo (ahimè) questo racconto, grazie per averlo condiviso. La prima cosa che ho pensato è stata 'Da che pulpito!', uno come Sechi dovrebbe solo stare zitto.

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  5. Raccontare storie è stata per un po' anche la mia di professione. Poi ho capito che non tutte le storie che volevo raccontare potevano finire su un giornale e ho smesso. Ora racconto solo la mia vita su un blog e mi va bene così.
    Certo uomini sono solo tanto piccoli, secondo me.
    Hai fatto bene a divulgare questa storia, se lo meritava.

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    1. Ti ringrazio per i complimenti, vorrei però precisare che non ho raccontato questa storia perché qualcuno se lo meritava. È la storia di vite e punti di vista che si sono incrociati, non si tratta di diffamazione, né di rivincita. Grazie

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  6. Ciao, mi piace leggerti, ti ho linkata sul mio blog.

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  7. Un'altra grande donna ci ha lasciato. Preservarne sempre il ricordo. Era bellissima, condivido in pieno, al contrario del pensiero del direttore...

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  8. hai fatto bene a raccontare questa storia.
    e la "gara" - come dice margherita hack - continua :)

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  9. Lei era bella e tu. Anche tu.

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  10. Ragazzi, grazie davvero per il sostegno. Grazie a tutti, di cuore! :)

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