lunedì 29 aprile 2013

Un treno chiamato ritorno (alla realtà)

Sono tornata dopo giorni che mi sono sembrati mesi, sono tornata nella città che amo più al mondo, la mia città, sentendomi estranea e stranita.
Sono tornata dopo un interminabile viaggio in treno  in cui a tenermi compagnia erano Hemingway e la Parigi degli anni 20.
Una deviazione estemporanea, un altro treno, ed eccomi, ho ancora la camicia che sa di sabbia e mare, la valigia abbandonata nell'ingresso, piena di giornali e taccuini.
E tutto mi sembra così incompatibile con la realtà che dovrò affrontare da domani.


domenica 28 aprile 2013

Vi raccontiamo un uomo serio

Live from International Festival of Journalism 2013, Perugia.


L’uomo di cui tutti i giornalisti vogliono sentir raccontare è Enzo Biagi, quell’uomo di cui chiunque conosce (o dovrebbe conoscere) il profilo.
Un uomo che, prima di tutto, scriveva storie e che negli ultimi tempi ripeteva angosciato alle figlie “C’è una settimana di troppo nel mese degli italiani”.
Quelle figlie sono Bice e Carla Biagi e lo raccontano, tra orgoglio, tenerezza e commozione.

Qual è il giornalismo che promuoverebbe oggi Enzo Biagi?
C: «Credo che rimarrebbe fedele a quello che ha fatto: un giornalismo onesto, tenendo la schiena dritta, cercando di non essere prone al potere, che è poi quello che lui ha cercato di dimostrare per tutta la vita. Sulle contestazioni a Marzabotto, ad esempio, avrebbe scritto qualcosa al vetriolo ».
B: «Il giornalismo d’inchiesta esiste ancora ed esistano ancora i giornalisti con la schiena dritta. Non posso dimenticare i tanti giovani giornalisti che lavorano per di provincia costretti a vivere sotto scorta».

Cosa direbbe oggi ai giovani giornalisti pagati 10 euro lordi al pezzo?
C: «Poveretti! (dopo momento di amara ilarità generale) Principalmente direbbe di continuare se c’è passione. Diceva che quello che conta di più è credere in quello che fai. A noi chiedeva “Vuoi attaccare francobolli per tutta la vita? Fallo, ma fallo bene. D’altra parte, quando lui ha cominciato a fare il giornalista, a casa l’hanno trattato come se volesse fare l’attore».

Il ricordo più bello.
B: «I ricordi sono tanti. Forse, per me, il ricordo più bello e più struggente è quello dell’ultima sera, quando ci disse “Vorrei stare ancora con voi”».
Lo vorremmo anche noi, a dire la verità.

Alessandra Pradelli
@qualcosascrivo

sabato 27 aprile 2013

Gratis non è lavoro

Live from International Festival of Journalism 2013, Perugia.


Grazie all’intervento di Ester Castano, Benedetta Tobagi, Matteo Valerio, Eleonora Voltolina.

Quanti di noi hanno collaborato con testate più o meno serie e per mesi, a volte anni, non hanno visto nemmeno l’ombra di un compenso, anche solo simbolico?
Quanti di noi all’email di richiesta di collaborazione con giornali, periodici e magazine online, hanno ricevuto la risposta “Accettiamo volentieri la sua proposta di collaborazione, tuttavia dobbiamo informarla che i suoi articoli non sarebbero remunerati”?
Gratis non è lavoro.
Gratis non è lavoro. Dobbiamo capirlo, una volta per tutte, ripeterlo a mente, poi ad alta voce e poi urlarlo, urlarlo a chi vorrebbe costringere tutti i giovani aspiranti giornalisti e fotografi a considerare il proprio lavoro solo un hobby.
La scrittura è hobby solo se rimane chiusa nel proprio cassetto, che sia carta o blog. Quando la scrittura diventa informazione, richiede tempo, impegno e risorse e smette di essere un passatempo: è lavoro.
“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”: è l’articolo 36 della Costituzione Italiana, non una favola e nemmeno una legge creata ad personam.
Se vogliamo davvero essere rappresentanti di una svolta per la realtà del giornalismo italiano e del paese dove abbiamo scelto di lavorare, dobbiamo essere noi i primi a esigere che questo diritto sia rispettato.
E iniziare a dire no.

Alessandra Pradelli
@qualcosascrivo

venerdì 26 aprile 2013

Ci sei Dio?

Mi trovo a Perugia per la nuova edizione del Festival del Giornalismo.
Ero calma e serena, fino a pochi minuti fa.
Poi una collega, in diretta da Parma, mi scrive che alle 16 ci sarà la riunione della mia redazione durante la quale verrà decisa la sorte di noi miseri collaboratori a cottimo.

Se Dio esiste, o chi per lui, vorrei dirgli che credo di aver vissuto abbastanza. 
Che la morte mi colga, che una tegola mi cada ora in testa, che le scale mobili mi inghiottano una volta per tutte. Sempre meglio che aspettare il plotone d'esecuzione.

giovedì 18 aprile 2013

Che cos'è la moda?

O meglio, che cazzo hanno per la testa quotatissimi stilisti, esimi designer e tutti quei personaggi di dubbio gusto che vorticano attorno al mondo della moda?
Schifezza immonda
Ma soprattutto: come cazzo hanno fatto a far approdare nei negozi queste schifezze disumane e convincere pure qualche ritardata a comprarle?
Sono disposta ad assumermi tutta la responsabilità dei commenti e delle mail minacciose che arriveranno ma vi avverto di non provare neanche a vendermi la fottuta menzogna che sono alternative oppure sono divertenti o, peggio, slanciano. 
Divertenti un cazzo, slanciano idem. SONO LE CALZATURE PIÙ DISGUSTOSE MAI MESSE IN COMMERCIO, NON STANNO BENE A NESSUNO E VI FANNO SEMBRARE ZANZARE TOSSICHE CON GLI ZOCCOLI.
Lo ammetto, sto avendo una settimana difficile.
Passo e chiuso.

giovedì 11 aprile 2013

Frittura globale totale


La mattinata in redazione è un via vai continuo di persone e notizie, un'aria di insolita operosità.
Il vice direttore tuona il mio nome e lo si sente anche dal piano di sotto. Accorro, come sempre.
Mi affida due appuntamenti da seguire prima del tg delle 12.45, si ferma a fissarmi con gli occhi pericolosamente stretti dietro gli occhiali rotondi.
Capita sempre ma oggi è diverso. Non è un buon segno.
Comincio a sentire la colonna sonora de Lo Squalo. Sono pronta al peggio.
Ma la realtà è sempre un tantino avanti rispetto i peggiori incubi.
"E PRENDITI SU LA TIROCINANTE!"

PS: Errare è umano, perseverare negli spropositi è tipico del tirocinante, soprattutto di quello fuori sede. 
Detto questo, ci tengo a precisare tutto il mio rispetto per la categoria: anch'io sono stata tirocinante e anch'io sono stata (e, fondamentalmente, rimango) un'incapace. 
Tacere e annuire può spesso salvarvi la vita, tenetelo a mente.




venerdì 5 aprile 2013

Inequivocabile isterismo

Dev'essere successo un disguido al mio pc: l'ho lasciato senza rinnovo dell'antivirus per dieci giorni e ora Chrome apre autonomamente pagine secondo il proprio esclusivo discernimento o umore.
Oppure sta cercando di suggerirmi qualcosa?
Fino a pochi giorni fa, continuava ad aprire, almeno due volte al giorno, pagine di shopping online: io e Zalando ora siamo una cosa sola. Il corriere di Bartolini non ha più nemmeno bisogno di leggere l'indirizzo.

Da qualche giorno, però, Chrome ha deciso di propormi siti di incontri per single.

Ti prego, Chrome, non ti ci mettere anche tu.
Basta mia nonna che, a ogni volta mia visita, mi chiede se mi sono fatta un, attenzione, amico speciale.
No, nonna, nessun amico speciale nemmeno questa settimana. E, se non temessi di provocarti l'ennesimo infarto, ti direi tranquillamente che non sono io la nipote giusta per darti la gioia di A) un matrimonio B) un pronipote.
Credo che Batman, il mio criceto, abbia più successo sociale di me: la gente mi chiede sempre il premesso di venirlo a trovare. "Gli posso dare un croccantino?" E dagli pure un croccantino. Intanto, a me nessuno porta in omaggio alcolici o cioccolata.
Potrei, in effetti, cominciare far pagare il pedaggio per le visite a Batman per arrotondare lo stipendio che già non è particolarmente entusiasmante, in più ci si mette il nuovo amministratore delegato a minacciare tagli di collaborazioni, stipendi, personale e chissà cos'altro.
Cominceremo anche noi a portarci sapone e carta igienica da casa.
Un ritorno ai tempi della scuola senza il dramma dell'acne.