venerdì 31 maggio 2013

Incapacemente casalinga

Volevo dire che ci sono tre cose con le quali mi sono scontrata, perdendo miseramente, da quando abito da sola.
La prima sono le date di scadenza dei prodotti, soprattutto quelli del banco frigo. Ma sono riuscita a far scadere anche del pan carré confezionato.
Il problema è che, semplicemente, non ci penso. Non riesco veramente a concepire che io, quel formaggino cremoso, debba mangiarlo non quando ne ho voglia, bensì prima che inizi a decomporsi. Probabilmente è così che funziona l'istinto di maternità, che non ho.
La seconda sono i soffiatori di foglie. Questa è una figura lavorativa di indiscutibile utilità che, però, sceglie sempre il sabato mattina per soffiare via dalla carreggiata le dannatissime foglie secche, preferibilmente tra le 6 e le 8 del mattino. In provincia non esistevano e, ingenuamente, non ho mai pensato che andare ad abitare al primo piano potesse mettermi in una situazione di perniciosa angoscia ogni volta che odo comparire all'orizzonte questi ghostbuster dei nostri giorni.
Va bene, lo ammetto, sono i miei nemici numero uno insieme alle vecchie che al supermercato tastano TUTTA LA FRUTTA. Senza guanti.
La terza sono i miei capelli nello scarico della doccia che, insieme a quelli della mia coinquilina, sfuggono al nostro controllo e ogni mese formano un organismo vivente geneticamente modificato dotato di intelletto e capace di mettere sotto assedio l'intera rete fognaria. So che il solo pensiero fa rabbrividire, ma le ragazze alla lettura con i capelli lunghi conoscono bene il problema che ci affligge.
Non essendo io capace di utilizzare la ventosa (qualcuno mi spieghi cosa caspita devo fare perché questo arnese sia di qualche utilità) e dopo aver chiesto inutilmente ausilio a quell'incompetente di MrMuscoloIdraulico, pochi giorni fa, presa dallo sconforto, ho rovesciato nello scarico ben due lattine di Coca Cola, memore della leggenda metropolitana che ne descrive le proprietà corrosive come capaci di sciogliere completamente una moneta da 5 centesimi in poche ore.
Ovviamente non ho risolto niente.
E basta, non c'è un lieto fine.
Se qualcuno vuole darmi ripetizioni di casalingaggine è pregato di inviare una mail possibilmente SENZA contenuti pornografici.

martedì 28 maggio 2013

Meno male con me ci sono io

Mi hanno detto che il mio lavoro è solo raccontare e non discutere.
«Ascolta chi ha trent’anni di esperienza alle spalle. Con questa gente è impossibile parlare. Guarda cosa succede e raccontalo; se ti danno fastidio, fai finta che non esistano».
Ma loro sono lì e mi danno fastidio eccome. Danno fastidio a me, ai miei colleghi, alla mia città.
Il mio lavoro è quello del giornalista e, come tale, ho deciso di seguire la manifestazione che il gruppo chiamato “gli antagonisti” ha deciso di tenere a Parma sabato 25 maggio, sotto un cielo che faceva dimenticare di essere prossimi all’estate.
Eravamo tanti, noi giornalisti, tutti amici, tutti divertiti, tutti a spalleggiarci senza mai considerare che, almeno un po’, siamo avversari.
Io, però, sono stata l’unica che ha pensato di andare in mezzo agli antagonisti per capire cosa li spingesse a muoversi non contro il sovraffollamento, non a favore di un percorso riabilitativo per i detenuti, bensì contro il regime carcerario più duro che ci sia in Italia, inflitto a mafiosi del calibro di Bernardo Provenzano.
«Perché manifestate?»
«Tempo sprecato quello passato a parlare con loro».
Che scema che sono, ho subito pensato. Sono proprio una pivellina, chi mi credo di essere, cosa spero di ottenere. Che figura.
E poi, piano piano, è tornata a galla un’altra consapevolezza. Che no, il mio lavoro non è limitarmi a raccontare. Magari quello è il TUO lavoro.
Il mio è CAPIRE e, poi, raccontare. Non è presentare il fatto concluso, bensì dare la possibilità a chi legge di vedere ciò che è accaduto anche da un punto di vista più ravvicinato.
Il mio lavoro è capire e raccontare, mannaggia a te, giornalista navigato con il sigaro tra i denti.

giovedì 23 maggio 2013

I'm not forever young 2

I miei 25 anni sono agli sgoccioli, ho la cervicale, un ginocchio legnoso, cominciano a spuntare le prime rughette ai lati degli occhi e dei capelli bianchi ho perso il conto.
Eppure. Eppure posso affermare con certezza che la chirurgia plastica non farà mai parte del mio presente.

Ogni giorno è una battaglia, ogni giorno è una lotta. Poche soddisfazioni e troppe responsabilità, capi isterici ma colleghi con cui vale la pena attraversare in bici la città sotto pioggia.
Eppure. Eppure continuo ad amare il mio lavoro, anche se mi ha obbligato al ritorno a serate passate dando ripetizioni o facendo la cameriera.
Mi sono data fuoco alla maglietta del pigiama, ho pianto e singhiozzato quando, aprendo l'ultima bolletta di acqua, luce e gas, mi sono trovata un conto di 886 euro. Meno male che non vivo sola, ma tant'è. Mai stata così povera, mai stata, ovviamente, così vecchia.

Eppure. Eppure non sono infelice. Triste, a volte, incazzata spesso. Infelice no, non ne ho voglia. E non ne vale la pena.
Cin cin. Eppi bordei tu mi.

domenica 19 maggio 2013

Mannaggia la miseria

Qualcuno può per cortesia spiegarmi perché, quando incontri un gentil donzello e ne sei fatalmente attratta, nove volte su dieci costui non ti degna di uno sguardo nemmeno se gli stai affogando nella vasca di casa?

E perché quando il gentil donzello si sveglia e improvvisamente decide che sei tu, proprio tu, la donna della sua vita, sempre tu sei puntualmente impegnata a calcolare la tua vita in base a improbabili pianificazioni che non lo includono nemmeno se si proponesse di farti da accompagnatore all'ennesimo matrimonio sulla cui partecipazione la sposa ha scritto a mano Va bè dai, se andare a giugno trovi il +1 portalo pure!.

«Ma io, quando distribuivano il tempismo al momento delle nascite, dov'ero? Dove cazzo ero? Dove?»
«Nello stesso posto dov'ero io quando distribuivano le tette. A cazzeggio».

giovedì 16 maggio 2013

Punizione catodica

Io e i miei coinquilini abbiamo vite e passioni molto diverse, orari di lavoro che quasi mai coincidono e ben tre diverse allergie alimentari. Ma una cosa condividiamo, a parte dentifricio, frigorifero, carta igienica e detersivi: si tratta di un dettaglio di fondamentale importanza quando si tratta di appartamenti condivisi, è ciò che ci ha permesso di stabilire un equilibrio inossidabile fin dai primi giorni.
A tenere salda la nostra famiglia da affitto ai tempi del precariato è l'assoluta predilezione per la tv trash.
Non importa il canale, l'importante è che trasmettano drammi di improbabili processi legali, di adolescenti incinte, obesi che tra le pieghe della propria opulenza conservano qualche etto di patatine fritte pronte da estrarre alla prima occasione buona, squilibrati che instaurano relazioni sentimentali con oggetti, film e telefilm di dubbio gusto. E, colmo, pure quando a far parte del palinsesto sono i miei servizi al tg.
A casa nostra non esiste il turno del telecomando perché non siamo mai in disaccordo sul programma su cui essere sintonizzati.
Ed ecco che domenica, come spesso succede, dopo una serata in cui MTV ha accompagnato i nostri sproloqui, il televisore ci ha abbandonato per sempre, inspiegabilmente.
La lucina rossa che ha sempre contraddistinto il suo volto inanimato si è spenta e non è più tornata da noi. Non un fischio, non un sibilo, nemmeno un paio di scintille che ci abbiano avvisato del trapasso. Nulla.
Toshiba non ha retto a quasi tre ore di Geordie Shore, ha pensato bene che fosse il momento di ricongiungersi  ai suoi colleghi asiatici nel paradiso del digitale terrestre.
Ci sentiamo un po' persi ma almeno non ci sentiamo in colpa per non aver pagato il canone Rai.
Sì, sono un evasore. Venitemi a prendere.

martedì 14 maggio 2013

Non è un coccodrillo


Tantissimissimi anni fa, la prima volta che finii in locandina, fu grazie a lui, ad un'intervista che gli feci nella seduti sulle poltrone di vimini di un bar.
Avevo 19 anni, era una delle prime interviste a un personaggio conosciuto.
Mi offrì una coca cola e mi disse che ero sveglia.
Grandissimo Luciano.

lunedì 13 maggio 2013

Proprio a me?

Potrebbe essere una barzelletta ma non la è.
Potrebbe essere un paradosso e un po' lo è.
La collega di deliri-sofismi.blogspot.it ha inaspettatamente deciso di conferirmi uno strano premio, Super Sweet Blogging Award.
Ora, io voglio indubbiamente sdilinquirmi in ringraziamenti per questa onorificenza che definirei quanto mai immeritata. In me, e in quel che scrivo, c'è ben poco di dolce. C'è, invece, un sacco di bisbeticismo, un pizzico di acidità e una buona dose di sarcasmo. A volte non manca la malinconia, spesso il tutto è condito con disappunto, distacco e tanta, tanta, ma proprio tanta inettitudine alla vita.
Ma, ehi, se tu hai visto in me qualcosa di dolce chi sono io per non dire almeno grazie?
Ecco.
Buon lunedì!

giovedì 9 maggio 2013

Invecchia anche chi meno se lo merita

Sento il bisogno di condividere tutti i mutamenti dovuti alla vecchiaia che stanno inesorabilmente prendendo il sopravvento e quindi apro ufficialmente una nuova rubrica: I'M NOT FOREVER YOUNG.
Ieri, ebbene, ho (ri)cominciato a... CORRERE. A questo punto, potrebbe partire come sottofondo la colonna sonora dello Squalo e, invece, voglio crederci e credere fermamente che sia più appropriata She's on fire di Amy Holland, una delle migliori canzoni usate in Scarface.
Ieri sera ho acquistato un paio di disgustose scarpe da running, ho detto oggi no alla birra delle 7 sul balcone e, sotto gli occhi increduli di tutto il vicinato, ho deciso di dar credito a tutti quelli che spacciano lo sport come essenziale per una vita più equilibrata.
Dopo un'ora di corsetta mooolto leggera nel parco dietro casa, trascorsa perlopiù aggirando le panchine occupate dagli adolescenti in calore e evitando un maniaco sudato che continuava a doppiarmi emettendo grugniti inquietanti, sono tornata a casa soddisfattissima, talmente soddisfatta da dimenticare di fare quello che gli sportivi chiamano stretching, ossia l'allungamento muscolare.
Il risultato è che oggi mi muovo come se fossi un burattino di legno con le giunture di carta vetrata.
E visto che la terza età è dietro l'angolo, sono autorizzata a cominciare ad assumere atteggiamenti tipici, tipo inveire contro la televisione, desiderare ardentemente un fucile a canne mozze e una sedia a dondolo per sparare a chiunque sia seriamente intenzionato a indossare lurex quest'estate e chiunque passi davanti al mio balcone cantando la sigla di quella compagnia telefonica ladra e rompicoglioni.

sabato 4 maggio 2013

Una scelta controcorrente

Bentornato Sole, almeno tu
Come forse già anticipato, il momento non è dei migliori. Si sa, il mondo dell'editoria è ancora al centro di una violenta burrasca e le prime zavorre a rischiare di essere buttate a mare siamo noi poveri precari collaboratori sottopagati.
Sopravvivere è diventato il mantra da ripetersi ogni giorno, rimanere a galla il motto finché non viene ora di seppellirsi sotto le coperte.
Tornata da Perugia, piena di idee e belle speranze, mi sono scontrata con, ironia della sorte, l'inaffondabile incomunicabilità di chi, invece, della comunicazione avrebbe anche fatto il proprio mestiere.
Appunto, invece. Congiunzione di valore avversativo, talmente avversativo che, anziché ostinarmi a nuotare controcorrente, ho deciso di lasciarmi trasportare, prolungare i giorni di pausa in una sorta di immersione meditativa. Leggere, scrivere storie che giacevano sepolte da chissà quanto tempo, ascoltare, mettere ordine.
E sta funzionando.
Le idee hanno preso il posto della disperazione.
Nel frattempo, il Sole ha preso il posto della pioggia e il tempo per una birra sul balcone con Ernest si trova sempre.
E scusa se è poco.