giovedì 28 novembre 2013

200 di questi (stupidi) post

Ebbene sì, questo è il post numero DUE ZERO ZERO.
200.
Un traguardo che mai avrei pensato di raggiungere quando in una triste notte di mezza estate decisi finalmente di aprire un blog.
Avevo buone intenzioni, non volevo farlo diventare un'accozzaglia di cose stupide. Pazienza, sarà per un'altra volta.
Vorrei festeggiare congiuntamente anche un altro traguardo che altri pensavano non avrei raggiunto: un anno di casa, 12 affitti, 9 mesi di stato di famiglia da sola, 8 bollette, 3 caffettiere bruciate, 11 paia di scarpe nuove, innumerevoli variazioni all'arredamento, qualche centimetro di capelli di in più. E pure qualche capello bianco di troppo.
Cosa ho imparato 365 giorni dopo aver cambiato città, residenza, lavoro e abitudini?
Tre motivi per cui non tornare a vivere al paesiello:
Il cibo a domicilio. 
La bicicletta.
Il lungo Parma.
Tre motivi per cui non tornare a vivere con i miei genitori:
Libero caos.
Libero alcol.
Libero sesso. 
Tre cose da brava casalinga:
Meglio avere sempre uno spazzolino di riserva.
Meglio avere sempre il limoncino in freezer.
Meglio avere sempre l'idraulico liquido a portata di mano.
Tre cose da pessima casalinga:
Far morire tutte le piante. Anche quelle dei coinquilini in vacanza.
Invitare ospiti e non essere mai a casa al momento del loro arrivo.
Usare la candeggina con indosso i nuovi jeans neri.
Tre cose che non possono mai mancare in una casa che si rispetti:
Il Brioschi.
L'ananas in scatola.
Il colluttorio.
Tre promemoria per i mesi a venire:
Mai andare in bagno con il caffè sul fuoco.
Mai lavare la lana con il programma del cotone.
Mai coltivare erba strana sul balcone se il padre del tuo coinquilino è carabiniere.
Altri tre promemoria:
Prima o poi lavare i vetri.
Prima o poi attentare alla vita di quelle del piano di sopra.
Prima o poi comprare quelle lanterne cinesi che funzionano a pila.


venerdì 22 novembre 2013

Dica 33

C'avrò anche l'ansia perenne in questo periodo ma nulla mi vieta di rispondere e riproporre un fantastico test "celo manca celo" sulle 33 cattive abitudine a cui NON è possibile rinunciare.
Per questo, devo ringraziare Bonsai Tv, fonte imperitura di ispirazione giornaliera.

1. Fumare: quando tutti si accendono una sigaretta, anche se non ne hai voglia, accendi una sigaretta.
Non sono mai stata tabagista, almeno quello manca. Le droghe leggere sono un capitolo a parte.

2. Giurare: che sia amore eterno o meno potresti evitare.
Vero, potrei evitare.

3. Scaccolarti, soprattutto quando credi di non essere visto.
Succede solo tra le mura domestiche!

4. Mangiarti le unghie, le pellicine, i polpastrelli, per ritrovarti con dita arrossate e sanguinanti.
Celo.

5. Il caffè per colazione, dopo pranzo, a metà pomeriggio, dopo cena.
Va beh...

6. I reality in televisione, i reality su internet, i reality che vedi dalle finestre di casa tua.
Indimenticabile Jersey Shore. Quanto mi manchi.

7. Cibo unto, zuzzo, sugnoso. Quel genere di cibo che sai benissimo che fa male, ma lo vuoi comunque.
Celo!

8. Alcol: si, vale anche la birra dopo lavoro.
CELO!

9. Comfort shopping: quando sei molto triste e affannato dalla vita, comprare un nuovo smalto rosso come tutti gli altri che hai a casa per tornare a sorridere.
Celo!

10. Mordere il tappo della bic, anche se la bic non è tua.
Celo!

11. Tagliarti i capelli da solo e poi pentirtene.
Ho già dato, grazie.

12. Parlare con te stesso in casa o ancora meglio in luoghi pubblici, es. al supermercato, davanti allo scaffale, "Ma non sarà un po' troppo 5 euro per questo succo biologico?"
'A voglia. Meglio quando poi la gente intorno ti fissa con orrore.

13. Acquisti pazzi online con il potere della carta di credito: e chi se lo ricorda fino al mese dopo?
L'ho già detto che sono riuscita a farmi recapitare a casa un giacchino rosa dorato, no?

14. Controllare Facebook e Instagram prima di andare a dormire, in metro, sul treno, mentre la tua fidanzata ti sta lasciando.
Celo. Purtroppo.

15. Scrocchiare le nocche.
Celo. Che male.

16. Iscriverti in palestra e non andarci. Vale anche la declinazione "Dopo passo a iscrivermi in palestra" e non andarci mai.
Almeno un milione di volte.

17. Bevande gassate, acqua frizzante inclusa accompagnate da sonoro rutto.
A casa. Ma sì. E sono anche piuttosto bravina.

18. Le foto da poserazzo.
No dai. Quelle no. Forse una. O due.

19. Quel giochino sull'iPhone che piace solo a te...
Ninja fruit sul Nokia...?

20. Cioccolato, prima, dopo e durante la sindrome premestruale.
AHAHAHAHAHAHAH. AHAH. AH.

21. Parlare con la bocca piena.
Mmmm...

22. Pane, pizza, focaccia, grissini al sesamo, taralli, datemeli ora, datemeli tutti.



23. Leccare il coltello o il cucchiaio sporco di cibo.
Celo!

24. Sale, sale, sale e ancora sale sulla mia bistecca.
Non posso farne a meno. Morirò.

25. Ubriacarti, ridurti uno straccio e andare a lavoro il giorno dopo.
Pfui.

26. Gomma da masticare.
Ho smesso! Applausi!

27. Schiacciarsi i punti neri, soprattutto nei bagni dei ristoranti, perché la luce è migliore, ma soprattutto perché non vuoi tornare alla tua cena romantica con un'enorme macchia rossa in faccia?
Mmmmm... Mmmmmmmm...

28. Lasciare solo l'ultimo strappo di carta igienica.
I miei coinquilini mi sono testimoni.

29. Mangiare davanti al pc come il peggiore degli sfigati.
Più o meno tutti i giorni.

30. Stalkerare gente di cui non te ne importa assolutamente nulla su Facebook (vedi compagni delle medie).
Bah. Non direi.

31. Dire "mangerò solo un paio di patatine": 7 minuti dopo, pacchetto formato famiglia, finito.
Ovvio.

32. Spuntino di mezzanotte.
Soprattutto se è attivo il servizio di cibo a domicilio notturno.

33. Bestemmiare anche per microscopici incidenti "Dio XXXX, Maria XXXX, mi è caduta la penna per terra"
...Tutti i giorni...?

domenica 17 novembre 2013

Oggi again

«Hai mai pensato di andare via e non tornare mai più? Scappare e far perdere ogni tua traccia, per andare in un posto lontano e ricominciare a vivere, vivere una vita nuova, solo tua, vivere davvero? Ci hai mai pensato?»

Sì, Mattia Pascal, ci penso più o meno ogni giorno ultimamente. Ma oggi più che mai.


mercoledì 13 novembre 2013

Oggi

Lavoro in un open space.
La mia collega ascolta Tiziano Ferro senza cuffiette.
Ho caldo.
Ho molto caldo.
Ho troppo caldo, cazzo.
La mia collega dice di essere a dieta.
Poi mi chiede un pezzo della brioche Grancereale che ho rubato con estrema fatica a mio nipote.
La mia collega mi dice sei strana.
Continuo ad avere caldo.
L'altra collega mi racconta del suo recente divorzio.
Ho sete.
Tiziano Ferro on air.
Ho sete di alcol.
Suona il telefono, domani staccheranno la corrente dalle 8 alle 15.
Ho caldo.
Sento uno strano formicolio alla faccia.
Suona il telefono, è colui con il quale siamo rimasti in ottimi rapporti di amicizia.
Devo essere operato di nuovo, ho dato il tuo numero come contatto di emergenza.
Ok.
Sì però mi hanno ritirato la patente.
Ma dai.
Eh sì.
Hai bisogno?
Devo andare dall'avvocato, a fare gli esami pre-operatori, dai carabinieri e di qua e di là.
...
Ho capito.


Forse mi viene un infarto. O forse domani avrò una trentina di capelli bianchi in più.

Forse cambio lavoro.

giovedì 7 novembre 2013

Come eravamo - Ovvero quando nasce una Femmina Omega

«È per caso un "prima e dopo la cura" di cui non sono al corrente?»
Ora, non è per tirarmela che ho citato un famoso passaggio de Il Diavolo veste Prada, bensì perché un divertente blog collettivo con cui collaboro saltuariamente ha lanciato l'idea della foto Prima/Dopo.
Prima e Dopo di cosa?
Bè, nel mio caso dell'adolescenza: il periodo più spaventoso della mia vita. Sì, peggio di avere 26 anni ed essere una precaria senza futuro.
L'ipotesi surreale di svegliarsi e ritrovarsi contro la propria volontà nei panni adolescenziali è la mia peggiore paura apocalittica dopo l'invasione zombie. Il motivo è uno solo: la vergogna ancora brucia e l'adolescenza ha contribuito a creare un'enciclopedia di traumi ed episodi che sarebbe meglio rimuovere dalla memoria.
Impossibile dimenticarsene, meglio esorcizzare e farsi due risate ricordando quegli anni in fondo spensierati in cui giocavo a tennis, guardavo Dragon Ball e avevo i capelli corti.


venerdì 1 novembre 2013

Mi ricordo lustrini verdi

Sono figlia di genitori giovanissimi, alla mia età mia madre aveva già una bambina di due anni attaccata alle sottane.
Erano gli anni '80, andava tutto bene, avevano una bella casa in collina circondata dal verde, erano sereni, belli e, complici i nonni altrettanto giovani e arzilli, di tanto in tanto potevano concedersi una serata fuori con gli amici.
Mia madre aveva un angolo nell'armadio dedicato ai vestiti da indossare in queste serate di libertà condizionata: non ho mai capito dove andassero, lei ha sempre sostenuto che non frequentassero discoteche, ma sono sicura che mi abbia mentito. Altrimenti dove mai avrebbe indossato quel micro top a paillettes verde smeraldo da cui ero fatalmente attratta? Non passava settimana senza che andassi a dargli un'occhiata, anche solo fugace. Non era appeso su una gruccia, era tristemente abbandonato sul fondo di un ripiano e non me ne capacitavo. Appena aprivo le ante del guardaroba, però, quell'ammasso di piccoli e ordinati lustrini catturava ogni possibile raggio di luce e, di rimando, scintillava catturando il mio sguardo e il mio amore incondizionato. Ancora ricordo l'emozione della prima volta: giocavo sul tappeto mentre mia madre si stava vestendo e, forse per farmi stare buona, me lo diede come fosse un giocattolo. Un colpo di fulmine a prima vista.
Non ricordo per quanti anni ho continuato ad amarlo, desiderarlo e provarlo di nascosto come se fosse una gonna.
Ogni tanto lo afferravo per vederne ancora e ancora i riflessi iridescenti, per sentirne la consistenza, inaspettatamente ruvida e scivolosa, per immaginare le mille meraviglie che potevano succedere indossando quel capo fantastico. Spesso imploravo mia madre di metterselo, anche solo per andare a fare la spesa. Perché si ostinava a lasciarlo in fondo all'armadio?
Solo dopo ho capito che, probabilmente, la mia giovane madre lo aveva acquistato in un folle slancio di shopping selvaggio, uno di quegli impeti sconsiderati che colpiscono chiunque almeno una volta nella vita.
Mi piace immaginarla, giovane ragazza sormontata da troppi capelli cotonati e troppi spallotti imbottiti, mentre cammina per le vie del centro storico e, complice quell'inesauribile entusiasmo anni '80, il suo occhio viene trafitto dall'abbagliante luccichio verde. Bling bling, "è proprio quello che fa per me". Entra nel negozio e, senza pensarci due volte, lo compra prima che qualcun altro possa farlo. Una volta tornata a casa, però, in effetti quel top non è più così splendente e forse non è il caso di indossarlo in serate che non siano Carnevale o feste a tema.
Personalmente, sono riuscita a portarmi a casa un giacchino rosa-dorato di cui ero certa di non poter fare a meno. Anzi, me lo sono fatta portare a casa. Perché non l'ho visto in una vetrina, l'ho visto spulciando un famoso sito di shopping online e ho immediatamente pensato che doveva essere mio, che lui era nient'altro che il passaporto per serate estremamente cool. Proprio come suppongo sia stato per il top di paillettes verde smeraldo.
Ora è lì, mi guarda ogni volta che apro l'armadio, occhieggia e mi chiede almeno una serata di riscatto sociale. Nell'attesa che quel giorno arrivi, almeno è appeso su una gruccia.