lunedì 13 gennaio 2014

Faraway, so close

La cantavano gli U2 nel 1993 anche se, 21 anni or sono, il significato del testo era tutt'altro. 
Eppure, è proprio a questo titolo che negli ultimi giorni sto pensando incessantemente, a quanto sia per me vicina e ormai inevitabile la decisione di emigrare.
Questo blog è nato con l'intenzione primaria di sdrammatizzare le difficoltà di essere una giornalista precaria negli anni '10 del 2000 ed è quello che, con più o meno costanza, ho sempre cercato di fare, dentro e fuori questo contenitore virtuale.
La scrittura è sempre stata il mio rifugio, la mia fonte di gioia e soddisfazione: quando ancora non sapevo nemmeno l'alfabeto, consumavo fogli e foglietti facendo finta di scrivere, alle amichette delle elementari proponevo di giocare a scrivere, a 10 anni ho vinto il premio scolastico per il giornalino di classe, alle medie ancora non sapevo le tabelline ma i miei temi venivano spesso usati come esempi davanti ai compagni anche di altre classi. Alle superiori non avevo voglia di studiare ma "scrive talmente bene che non possiamo bocciarla". Ad un certo punto, con una costanza di cui sono io stessa la prima a stupirmi, è diventata anche un lavoro che, seppur mal retribuito, mi ha dato la possibilità di trasferirmi, di andare a vivere da sola, iniziare una vita nuova e diversa, entusiasmante, faticosa, stressante, ma era quella che avevo sempre desiderato. Di pari passo, non ho mai desiderato fare l'esperienza di vita fuori dall'Italia. Ho sempre amato viaggiare, spostarmi, vedere, fare, brigare, parlare lingue diverse e impararne di nuove ma è l'italiano la lingua con cui meglio esprimo ciò che voglio esternare. Bella forza.
Volevo abitare nella mia adorata Parma, magari dover abitare altrove ma sempre per periodi limitati, per poi tornare sempre lì, nella città a cui sento di appartenere. Volevo lavorare con le parole, crescere, viaggiare e avere l'enorme privilegio di aprire la finestra, affacciarmi e vedere quei borghi stretti dal pavimento di sanpietrini, con i lampioni ottocenteschi appigliati ai palazzi, le botteghe dalle luci gialle. Cosa c'è di scontato nel desiderario di poter PAGARE una casa con i profitti delle proprie parole?
Me lo hanno strappato, mi hanno tolto un sogno che sembrava così semplice da poter essere definito provinciale, medio borghese, scontato. Ho perso io, nonostante la perseveranza, l'impegno, i sacrifici, i bocconi amari. Non sono triste, non sono felice, ho perso.

10 commenti:

  1. Sono una pubblicista. Ho fatto della mia passione il mio lavoro per un po'. Fino a quando ho capito la sostanziale differenza tra "mi piace scrivere" e "faccio la giornalista". E non parlo nemmeno di retribuzione o mancata retribuzione, per quello ci vorrebbe un discorso a parte. Parlo di freni, di scritture sterili, di noia, di burocratese. Per questo mi sono aperta un blog e per campare ho fatto altro. Mi sono convinta che se non sei Montanelli, in Italia, la passione per la scrittura non ha nulla a che vedere col giornalismo. Spero che la tua esperienza sia stata diversa e gratificante e ti faccio un in bocca al lupo per quest'idea anche solo accennata. :)

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    1. Il mio lavoro è la mia passione. Non c'è nulla, nulla, che mi dia altrettanto piacere, nonostante il metodo di scrittura sia tutt'altro rispetto al blog. Ho iniziato a 19 anni, ho lavorato per diverse redazioni e non mi sono mai stancata. Quello che manca è solo una retribuzione adeguata, purtroppo.

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  2. Ma un part time o qualcosa che ti consenta di mediare con la tua passione?

    cavolo, non lo so, con le parole io non sono bravo, però no, l'estero no :-(

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  3. basta rifugi
    fai il fagotto e vai

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  4. Il giornalismo tradizionale è in serissima difficoltà e, per questo, offre pochissime possibilità di crescita ai giovani che vorrebbero farne un mestiere.
    Assodato che con la cronaca ormai nessuno ci vive più (a meno che tu non sia un'analista in qualche preciso ambito) e che la gente non legge più i giornali, magari puoi provare a fare la freelance parlando di esperienze personali con un taglio particolare come quello che dai ai post di questo blog. Forse il fatto che l'articolo sullo speed date abbia catturato l'attenzione dei media nazionali è un indicatore.
    E inoltre:
    1- Hai indubbie qualità di scrittura (che è quello che conta);
    2- Scrivi senza errori di grammatica e di sintassi (gente come me lo apprezza molto);
    3- Stai attenta ai refusi (ancora più encomiabile!).
    Certo, se trovi da fare la giornalista o lavori di redazione all'estero vai senza indugi. Ma se devi ancora sviluppare le competenze linguistiche necessarie e avrai tempo, impiegalo per farti conoscere (link al blog o addirittura spazio proprio su testata online nazionale? Poi da cosa nascerebbe cosa).
    Del resto, non penso di essere l'unico a dare quasi tutti i giorni un occhio al tuo blog con la certezza di leggere un post caustico e ben scritto.

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  5. No che non hai perso, cazzo. Qui se c'è qualcuno che ha perso, credimi, non sei tu.
    Per il resto, prendi la via che ritieni più giusta. Segui l'istinto. Sei una forza, tu. Non te lo dimenticare.

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    1. Troppo buona, My dear. E lo sai che non sono poi così forza ;)

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