sabato 5 aprile 2014

Non toccate le isole che non ci sono

I film sono una delle poche cose per cui vale ancora la pena guardare la tv e capita che i canali più insospettabili ripropongano pellicole che hanno accompagnato l'infanzia di noi nati negli anni '80.
I Goonies, Ritorno al Futuro, Ragazze a Beverly Hills, Ghostbusters, E.T.: pietre miliari cinematografiche che hanno segnato intere generazioni ritrovate in un piovigginoso sabato pomeriggio, delle Madeleine di Proust per immagini che profumano di divano, pigiami puliti, torte di mele e The Infré.
Capita, in un piovigginoso sabato pomeriggio, di emozionarsi in età adulta (o presunta tale) per un film di cui si ha un ricordo meraviglioso, per un film di cui ci si era innamorati da bambini e di pensare "Ecco vedi? Tornare alla magione parentale non è poi così male".
Capita poi di trovarlo deludente, triste e grottesco questo film.
Oddeo rivedere Robin Williams nei panni di un vecchio e imbolsito Peter Pan avvocato, con le vertigini e le inferiate alle finestre è stato veramente come provare quell'imbarazzo profondo e ingiustificato tipico della Corrida, quella dei dilettanti allo sbaraglio. Eppure ne avevo un ricordo molto bello... Avrò perso anch'io l'incanto con cui i bambini guardano la realtà?
La verità è che, in letteratura e cinematografia, ci sono dei mostri sacri che mai e poi mai andrebbero profanati: no prequel, no sequel, no film, no spin off. Era il caso di ricavare un film da Amabili Resti? Era necessario fare i film di Sex and The City? Perché qualcuno si è permesso di cambiare la trama di Un giorno questo dolore ti sarà utile?
Il mondo è pieno di questi interrogativi che non otterranno mai giustizia ma c'è qualcuno che, intuendo la capacità di Hollywood di trasformare la carta stampata in merda, prima di andare a farsi pisolini sulle nuvole per l'eternità, ha mobilitato tutti gli avvocati e i notai americani: si tratta di Jerome David Salinger, autore del mio libro preferito, il feticcio della mia formazione: The Catcher in the Rye, Il Giovane Holden.
In tanti hanno tentato con ogni mezzo di persuasione, hanno supplicato, hanno sventolato carriole di banconote e assegni per fare il film del Giovane Holden, da Billy Wilder a Steven Spielberg, ma nessuno in sessant’anni ci è mai riuscito. Il previdente Salinger non ha mai voluto vendere al cinema i diritti del suo capolavoro, perché secondo lui era, giustamente, unactable: «Non può essere legittimamente separato dalla tecnica della prima persona che gli è propria», scriveva in una lettera del 19 luglio 1957 al produttore cinematografico Herbert.
E, di recente, l’agenzia che cura i diritti di Salinger all’ennesima richiesta del produttore di turno ha ribadito che no: il film de Il giovane Holden non sa da fare.


9 commenti:

  1. E meno male, aggiungerei.
    Hook. Quanti ricordi.

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    1. Quasi quasi mi è più simpatico Uncino

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  2. se la bellezza è nell'occhio di chi guarda... e se i nostri occhi crescono, si arricchiscono... rivedere qualcosa non potrà mai avere lo stesso effetto.
    Scrivi bene, mi piace. Hai un nuovo follower ;)

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    1. Grazie mille, benvenuto nel regno della cazzata facile ;)

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  3. i miei scaffali sono pieni di fumetti che non rileggerò mai più.
    Li tengo perchè un giorno spero di avere in casa qualcun altro che possa apprezzarli, tra qualche anno , quando avrà gli stessi occhi che avevo io, sai? ;)

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  4. Concordo. No ai sequel, no ai prequel, no al libro tramutato in fild. il 90 % delle volte la trama,l'ambientazione, e soprattutto i personaggi, vengono completamente stravolti. Prendi per esempio alta fedelta' di Hornby. Il libro e'ambientato in inghilterra, il film in America. PERCHE'????

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    1. misteri dell'universo cinematografico che meriterebbero l'arresto!!

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  5. già ti avevo scritto facendoti i complimenti per il blog non vedo il commento pubblicato quindi mi ripeto. Complimenti per il blog. Sicuramente è ben scritto e originale. Fare qualcosa di diverso non è facile. Rispetto a tutti gli altri che fanno la solita solfa. Continua cosi. Ciao Ciao.

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