martedì 12 agosto 2014

Seconda puntata

Lo avete chiesto, io eseguo i vostri desideri. E che desideri.
Avete chiesto più dettagli sulla mia traumatica esperienza di babysitter in trasferta e allora ok, proseguiamo pure ma non prima di aver fatto una noiosissima quanto doverosa premessa per pararmi il culo in caso di future incursioni su queste pagine da parte di chi potrebbe riconoscersi: la sfiga è sempre dietro l'angolo e io non me la sento di escludere nulla a priori, dal momento che laffuori di gente scemastronza ce n'è per tutti i gusti.
Quando dico che per me sono stati giorni infernali, dico la verità ma dico la verità anche quando ammetto di far di tutto un dramma e di andare in paranoia per un soffio di brezza, di essere suscettibile e molto nervosa.

Quello che più mi ha messo in difficoltà è stato adattarmi a un nucleo famigliare estraneo e non poter far altro che accettare abitudini estranee, pur non essendo in nessun modo conformi a me e al mio modo di concepire la vita.
Essere un'estranea in casa d'altri vuol dire adeguarsi a dinamiche famigliari che ai propri occhi appaiono ridicole e assurde, vuol dire assistere con imbarazzo ai litigi, muoversi con perenne cautela e tensione, non potersi mai permettere un'osservazione personale nel timore che possa cozzare con il pensiero di chi si ha di fronte. Sono stata "reclutata" da persone gentili e perbene, che mi hanno trattato con rispetto e onestà, questo voglio sia chiaro. Ho vissuto male questa esperienza perché sono stata per 10 giorni, 24 ore su 24, una figura estranea catapultata nella routine di persone con cui non ho altro rapporto se non quello lavorativo. Lo sapevo, ne ero consapevole già prima di cominciare. Ma non ero pronta ad affrontare quello che poi è stato, non è il mio lavoro, non sono qualificata, non ho la pazienza e la diplomazia necessarie per fare al meglio questo mestiere.

Una volta pensavo che la cosa peggiore che potesse succedere nella vita fosse rimanere solo, ma non è così.
La cosa peggiore è finire con persone che ti fanno sentire solo.
(Robin Williams)
Ho apprezzato Robin Williams come attore in ogni suo ruolo e forse ancora di più come essere umano: ogni volta che ho avvertito disagio e necessità di cambiamento, questa sua frase mi ha sempre accompagnata. E continuerà a farlo, indipendentemente dal fatto che chi l'ha detta ha scelto di non calcare più le scene.
Ecco, in effetti, mai frase fu più consona a descrivere la situazione che ho vissuto.
Questo blog, comunque, come in tante altre occasioni in passato, è la valvola di sfogo per sdrammatizzare. No per sputtanare. Ok?

Bene, detto questo posso condividere con voi tutto il mio sgomento nell'apprendere i prezzi dei tipici vestiti tirolesi:

E voi, giustamente, vi starete chiedendo nell'ordine:
Cosa facevi tu in un negozio di vestiti tirolesi?
Come sei sopravvissuta in presenza di vestiti tirolesi nel tuo perimetro vitale?
Non hai avuto l'istinto di cavarti gli occhi e scappare urlando?
MA SOPRATTUTTO. Chi cazzo li compra.
Ovviamente la family li compra. Coordinati.
La vergogna che ho provato nel portare in giro una bambina vestita meno sobriamente degli indiani non è paragonabile nemmeno a quella volta in cui sono rovinosamente caduta dai tacchi all'entrata di una famosa discoteca della riviera romagnola. Con i poteri paranormali che mi sono improvvisamente convinta di avere, cercavo di comunicare a tutti gli estranei che mi fissavano increduli che quella non era figlia mia. 
La Poison, partecipe al mio dolore, mi ha suggerito un'idea di business che sto seriamente prendendo in considerazione: magliette con la scritta I'M NOT THE MOTHER. E sul retro: I'M THE BABYSITTER.
Eh? Secondo me si può fare. Sicuro l'avrei indossata quel giorno. 




12 commenti:

  1. La maglietta è fighissima XD ma 'sta family ha soldi da buttare per caso?

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    1. non saprei... sicuro una cifra del genere io la investirei in ben altro!

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  2. No, ma dai, quei prezzi sono veri per davvero?

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  3. Ahahahahah l'idea della maglietta è super figa!
    Comunque oltre al fatto che, magari, tu non sei portata, mi sembra però che tu sia capitata in una famiglia alquanto particolare. Probabilmente presso un'altra avresti vissuto la cosa in maniera più... sana.

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    1. Io non vivo niente in maniera sana XD ahahahahah bella la maglietta eh?

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  4. Cioè questi mangiano roba scaduta e poi spendono un rene per un vestito tirolese? OMATREDEDIOS

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    1. Capisci quante domande mi sono sorte spontanee in quei giorni? Ecco.

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  5. Leggendoti mi sono rivista nella mia esperienza di ragazza alla pari in Canada.
    Quelle magliette è necessario farle.

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  6. La cosa positiva (lo dico dopo aver passato un'esperienza simile, se non peggiore) è che ogni altro lavoro ti sembrerà più "leggero". Purtroppo però la strada continuerà ad essere irrimediabilmente costellata di subumani.

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  7. aspetta che arrivi la terza puntata e trai un sospiro di sollievo per la tua esperienza ;)

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