mercoledì 8 ottobre 2014

L'acchiappatrice di brutte situazioni

Recentemente ho guardato un documentario incentrato sullo scrittore J.D. Salinger.
Tralasciando l'impostazione molto americana di questa indagine biografica in cui vengono, come è loro abitudine, sempre esagerati e scavati in modo maniacale i risvolti umani e le piccolezze di uno scrittore che spesso si dimentica essere una persona, Salinger - Il mistero del giovane Holden è un buon modo per scoprire qualcosa di più a proposito di colui che ha messo al mondo, nonostante l'enorme fatica e i continui rifiuti, il mio libro preferito (di cui odio la traduzione italiana): The catcher in the rye, ovvero Il giovane Holden, appunto.

Era tanto geniale quanto determinato sia nel voler pubblicare (in età giovanile) sul New Yorker sia (dopo l'uscita nel 1951 della sua opera più famosa) nel voler fuggire la fama che letteralmente lo travolse a causa del successo immediato del suo romanzo di formazione in cui tutti riuscivano ad identificarsi. Quasi a voler chiedere scusa alle frotte di ammiratori che si accanivano nel considerarlo un mentore, un saggio, una figura paterna e superiore a cui rivolgersi per sottoporre i propri drammi e ottenere risposte risolutive, lui esasperato rispondeva: Sono solo uno scrittore che scrive di quello che sa. 

Uno scrittore scrive di ciò che sa, no? Altrimenti perché lo dovrebbe fare?
È incredibile come una frase così estremamente semplice sia anche così efficace: se ci si ferma a riflettere appena un minuto in più del necessario, davanti agli occhi iniziano a sfilare come soldatini di piombo tutti gli scrittori, scribacchini e presunti tali passati e presenti che hanno riversato su carta un mucchio di BAGGIANATE e i cui sforzi vengono in un attimo annientati dalla verità disarmante di questa frase.
E io qui potrei iniziare un elenco senza fine in cui riversare bile e sputare sentenze di morte contro palloni gonfiati mezzi analfabeti che meritano il titolo di scrittore tanto quanto io merito quello di miss, a partire da Alessandro Baricco che io detesto più dell'odore dei mandarini.
MA non lo faccio. Mi metto per il momento al riparo da commenti sprezzanti nei confronti dei miei gusti letterari per onorare invece quello che suggerisce quel caro squilibrato di Jerry Salinger: scrivere di qualcosa che so.
E dopo tutta questa serietà di introduzione, dopo tutta 'sta manfrina di cultura che sprizzo da tutti i pori, che cosa mai potrei scrivere per stare al passo con il tono tenuto finora? Dei lavori in corso sulla Bologna Milano che ormai potrei percorrere a occhi chiusi? Della mia iscrizione a BlaBlaCar? Della mia caotica situazione immobiliare? Della ricrescita che per fortuna va di moda altrimenti avrei dei capelli peggio dei rom?
Ma non scherziamo.
Io oggi son qui per motivi seri. SERISSIMI.
Parliamo di appuntamenti di merda.

Eccoci qui. L'avevo promesso a La Folle e credo sia ora di mantenere la promessa: nonostante il blog sia costellato da episodi buttati qua e là, ecco a gran richiesta il primo capitolo degli appuntamenti che mi hanno fatto esclamare MEGLIO MORIRE DA SOLA DIVORATA DAI GATTI.

Di quella volta che forse Almodovar dovrebbe farci un film.

Era una piacevole domenica di maggio, mi aggiravo per la città, felice di poter utilizzare la mia adorata bicicletta rosa, quando il telefono squillò.
Il mittente della chiamata già mi fece strabuzzare gli occhi e provocò ondate di turbamento causate dal recente ricordo di quanto insieme non fossimo peggnente ben assortiti.

Ciao! disse entusiasta lui.
Ciao risposi titubante io.
Sei a Parma?
...sì E dove vuoi che sia?
Bene! Sono in autostrada. Arrivo da te tra meno di un'ora!
... E ADESSO?!?
Ci sei?
... Certo, sono solo stata colpita da un paio di infarti.

Ambientazione: giardino di una nota enoteca del centro, edera rampicante, lume di candela, vino, calici.
Nel momento stesso in cui stavo per darmi della scema da sola per aver giudicato fallimentare a priori la serata, al momento di pagare, attenzione, lui esce per rispondere al telefono mollandomi in mano una banconota da euro 50. E io vengo lasciata in cassa. DA SOLA.
Io aspetto.
E aspetto.
E aspetto ancora, sotto lo sguardo pietoso degli astanti.
Lui non torna.
Dunque, ricapitoliamo, TU ti presenti sotto casa mia senza invito, TU mi chiedi di portarti in un bel posto tipico e sempre TU ordini bottiglie di vino, primo, secondo, dolce e contorno e poi metti ME in condizione di pagare il conto???
TU
SEI
MORTO.
Oltre che pezzente.

E visto che secondo la Legge di Murphy, giustamente, se qualcosa può andar male allora stai pur certo che lo farà, mentre porgo tremante il mio esiguo bancomat già pensando a come giustificare a mio padre il fatto che da lì a pochi giorni sarò decisamente costretta a chiedere l'elemosina, il titolare/oste/vinaiolo, nonché parecchio dipendente da certe sostanze stupefacenti,  mi fissa, si sporge oltre il bancone e mi soffia in faccia un io una come te non la lascerei mai da sola. Segue racconto straziante delle sue disavventure amorose.

In tutto questo, Gulliver (soprannominato così dalla mia coinquilina grazie all'altezza un filino superiore alla media), persisteva nella sua condizione di desaparecido.
Raccolgo i miei averi e il brandello di dignità rimasto, imbocco l'uscita sapendo che non potrò permettermi un taxi e che mi attende una scarpinata fino a casa con addosso dei sandali di brillantini.
Ma va bene, figuriamoci. Non ho bisogno del principe azzurro, IO.
Ma eccolo rispuntare magicamente appena varcata la soglia, trattenuto da conversazioni lunghe quanto un paio di rogiti.
E come se non io non aspettassi altro, eccolo che tenta la famosa mossa di ingrugnamento al muro.
Driblo con una destrezza che Chuck Morris levati e, mentre il suo sguardo tradiva la virilità appena mortalmente ferita, faccio un sorriso così falso e un ciao ciao con la manina che Sua Maestà sarebbe stata fiera di me.
Scusa ma non dormo da te?


6 commenti:

  1. Ciao cara, grazie perché mi sono fatta due risate mentre sono davanti al pc in ufficio! ;-)
    Stavo per commentare per prima cosa sul Giovane Holden, che amo profondamente anche io.
    Ma poi il tuo racconto su questo ominide tanto alto quanto deficiente, mi ha fatto (accapponare la pelle) ma anche venire in mente uno dei miei appuntamenti più di merda della storia (e ce ne sono stati un tot).
    Sono di Roma, da poco vivevo a Modena. Conosco uno in un locale, di sera al buio, con frastuono di sottofondo e con l'acool nelle vene. Scambiati il numero di telefono, usciamo la sera dopo.
    Ovviamente non era come me lo ricordavo (errore mio di principiante, che non feci mai più).
    Non solo era meno affascinante del giorno prima, ma parlava un dialetto stretto della bassa modenese, e io non capivo un accidente.
    Invece di due birre, al pub ha voluto ordinare una birra in bottiglia da 66 da dividerci!!! ahahhahah!!!
    Ancora rido!! Che tristezza!! Voleva pagare lui, ma voleva risparmiare!! Che tristezza immonda.
    La ciliegina sulla torta è stata che dopo la birra si è bevuto un caffè. Aveva forse paura di addormentarsi.
    Comunque, ho anche cancellato dalla memoria il suo nome, è quindi passato alla storia con il nome del suo mestiere, "il giardiniere".
    Come vedi, il mondo maschile non smette mai di sorprenderci. ;-)

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    1. Grazie cara, siamo sempre tante al mondo accomunate da questi appuntamenti di merda :D

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  2. con l'ultimo tizio che ho frequentato i primi due appuntamenti sono andati bene... è stato dal terzo che avrei dovuto capire che tanto sano di mente non era uno che mi invita a casa sua a vedere un film in inglese (avendo pietà di me poi mi mette i sottotitoli... in inglese), dandomi poi due baci sulla guancia quando è rientrato il suo coinquilino, ergo io dovevo andare via... si è rifatto il giorno dopo... ma poi... uccel di bosco o quasi... e io ancora a chiedermi perchè mi butto sempre in queste situazioni, perchè continuo ancora una volta a sperare in un suo messaggio o un suo whatsapp... :(

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    1. No dai! Reagisci! Altrimenti cosa ci sto a fare io con questo blog/gruppo di ascolto e supporto?!

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  3. Ai sandali coi brillantini associo la speranza, svanita, che il tipo si dimostrasse inaspettatamente brillante e non l'emerito demente al muro ingrugnante.

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    1. Io sono bionda, va da sé che non abbia capito se stai apprezzando o meno i miei sandali. Giusto per mettere in chiaro le cose, sono stupendi e io li adoro.

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