martedì 28 gennaio 2014

Cosa sarei senza Youtube

Ovviamente, ieri ho speso gran parte del pomeriggio guardando i video dei Grammy Awards 2014 perché la mia pseudo cultura pop contemporanea non può farsi mancare nulla.
Pink puoi volteggiare finché vuoi con i tuoi muscoli di acciaio che Rambo lo spezzi a manate, Taylor Swift se scuoti la capoccia ancora un po' ti vola tra il pubblico, Paul McCartney magari levati finalmente, Steven Tyler sei sempre un lord, Beyoncé sei una grandissima gnocca ormai incisa nell'Olimpo delle icone degli anni 2000, puoi sculettare e duettare con tuo marito per tutti gli anni a venire ma...
I Daft Punk con Pharrell Williams, Nile Rodgers degli Chic e Stevie Wonder vi fanno
PUPPAAAAAAAAAAAA!!!


domenica 26 gennaio 2014

Aggiungi un posto in quel Kodak Theatre

Disclaimer: sono una dilettante allo sbaraglio. Quanto segue è assolutamente inedito per questo blog pieno di cazzate, lamentele, episodi imbarazzanti e menate di poco spessore. 

Per quanto io sia cinefila e accanita divoratrice di serie tv, non mi sono mai spesa per mettere per iscritto le mie opinioni. Leggo, assimilo, stimo e non usurpo lo spazio di chi ha molta più credibilità di me (Poison e Cannibal Kid siete i miei preferiti, non ho timore alcuno a sbandierare il mio nepotismo).
Christian, sai che io per te direi anche che
American Hustle mi è piaciuto
ma l'onestà intellettuale prima di tutto.
Cmq, TVB.
Voglio rompere il mio silenzio in virtù unicamente del 2 marzo prossimo venturo, ovvero Gli Oscar 2014, ovvero come candidare Film che meritano finalmente questo nome.

Quest'anno mi sono riproposta di guardarli tutti prima del fatidico giorno e, nonostante ancora manchino all'appello 12 anni schiavo, Captain Phillips e Her, voglio cominciare a dire che:
- Leonardo, my dear, tu meritavi l'Oscar tantissimo tempo fa: esattamente vent'anni fa, l'anno successivo all'uscita di What's Eating Gilbert GrapeE chi, chi santissima pazienza te lo sfilò da sotto il tuo nasino alla francese? CHI? Ma chi se non Tommy Lee Jones, buon uomo, prima di cadere nel precipizio di Men in Black!? Quella fottutissima statuetta era tua e lo sappiamo tutti. Nel frattempo, non ti puoi lamentare: sei cresciuto, sei sempre più figo, non hai cominciato a sparare agli alieni, non sei finito nel vortice dell'industria della commedia romantica americana, hai inanellato parecchi film degni di nota, hai inanellato una modella bionda dopo l'altra, hai inanellato una nomination dopo l'altra. Io sapevo, io speravo, io volevo che questo fosse il tuo anno. Ci credevo fortemente perché The Wolf of Wall Street è uno dei film più densi di ritmo, battute e pathos degli ultimi tempi e con una trama così era facile cadere nel clichè. Ma non tu, Leonardo. I ruoli che interpreti te li fai sempre calzare addosso come guanti di seta. Era il tuo anno, era il tuo riscatto, già ti vedevo salire quei gradini rossi, fasciato in smoking blu notte fatto su misura dal tuo amico Giorgio, finalmente sorridente, finalmente lì dove dovevi stare nel lontano 1994...
- ...Finché non arrivò Lui. Lui, ex scapolo d'oro, tombeur de femmes in una quantità spropositata di commedie americane. Matthew. Ma quanta strada hai fatto da quando te ne stavi a sgranocchiare M&M marroni insieme a J.Lo, eh? Dimmi un po', come ci si sente a essere il volto ritrovato di Hollywood? Il volto o quello che ne è rimasto dopo che ti hanno fatto perdere quegli appena 30 chili di manzitudine.
Lo devo ammettere, la sua interpretazione in Dallas Buyer's Club è da Oscar. Punto. Meritatissimo, come meritatissimi sono tutti gli euri che spenderete per andarlo a vedere al cinema. Non è un consiglio, è un ordine.
- Miglior attore non protagonista. Per quanto la categoria sessuale sia in stato decisamente confusionale, siamo ancora qua: Jared Leto, compagno di avventure di Matthew in Dallas Buyer's Club. Ennesima sorpresa: smessi i panni della rock star (?), Leto è più sicuro che mai nei panni di un travestito. E molto più credibile.
- Migliore attrice protagonista? Datelo a chi volete, non mi interessa. Purché non sia Sandra Bullock. (Anche se io la quarta statuetta alla Meryl gliela darei, giusto per vederla splendere ancora una volta lassù dove nessun mortale potrà mai raggiungerla).
- Migliore attrice non protagonista, miglior film, migliore fotografia, migliore regia: da qui in poi, cari giurati Academy Awards, non ammetto errori. Pena: che io prenda l'aereo e compia gesti sconsiderati. Potrei esserne capace, data l'entità della faccenda.
Punto primo: c'è solo LEI, June Squibb. Magistrale in Nebraska, senza il suo personaggio il film non avrebbe tutta la carica emotiva e ironica di cui è concentrato dal primo all'ultimo istante.
Punto secondo: Nebraska. È il capolavoro di Alexander Payne (punto quarto), è un film che, purtroppo, nessuno decide di vedere sull'onda del sentimento. Lo si vede solo se si decide di volerlo vedere, mi spiego?
Ed è un peccato non capitare nella sala di proiezione sull'onda di un semplice "Perché no?" perché nessuno ne rimarrebbe deluso. Perché merita scrosci di applausi, perché schiaffeggia, solletica, commuove come solo i grandissimi lungometraggi sanno fare. È un on the road che parte non per la voglia di avventura ma per sfinimento. E si trasforma in un viaggio senza lieto fine ma con qualcosa che gli assomiglia.
Oscar alla fotografia, più di qualunque altro: se io fossi Phedon Papamichael, direttore della fotografia per Nebraska, mi farei una pippa a ogni fotogramma del film.
E dopo questa finezza chiudo.

lunedì 20 gennaio 2014

Ci conosciamo?

Pare che il 20 gennaio sia il giorno più triste dell'anno.
Io però voglio risollevare gli animi raccontando di come sono tornata dopo anni, e dopo aver giurato mai più, nella discoteca del paesiello che ha segnato ogni venerdì sera tra il 2007 e il 2009.

Ma come ho potuto, ma a cosa pensavo, ma ero davvero così disperata, o forse ero solo troppo ubriaca, ma perché nessuno mi ha fermato, sono solo i primi tra i tanti interrogativi che è giusto porsi di fronte a tutti quei cancheri disumani con cui ho avuto il coraggio di limonare. Non esistono risposte che possano lenire il proprio sgomento, ma ne esiste una da usare senza indugio. Solo due lettere, una consonante e una vocale. No.
Ci conosciamo?
NO.
Non ci siamo già visti?
NO.
Io ti conosco!
NO.
Soprattutto se si tratta di un hippie conosciuto ad una festa a tema anni '50, convinto di essere LA promessa della musica italiana. E guarda invece dove me lo ritrovo anni dopo, nello stesso identico posto, in pista a ballare CON ADDOSSO UNO SCALDACOLLO DI PILE FOSFORESCENTE.
Sì, proprio lui, quello che ho conosciuto mentre indossavo quell'orrenda gonna nera a pois bianchi, quello che mi ha fatto perdere due fantastici orecchini vintage a clip, quello che mi trascinò sulla sua Bravo scassata per farmi ascoltare le AUDIOCASSETTE incise probabilmente con il mangianastri allegato ai fustini del Dixan di qualche lustro fa. Quello che prima di chiedermi di vedersi per una pizza, mi aveva proposto di partire per il coast to coast. E non in Basilicata. Me lo ricordo, eccome. E ricordo anche che non facevo altro se non annuire estasiata perché ero giovane, scema e con gravissimi problemi di alcolismo. Ora è lì che mi fissa e, nonostante lo sguardo vitreo, lo sa che sto dicendo una cazzata.
Se l'andazzo è questo, quattro mojito, capite bene, sono il minimo indispensabile per reggere la serata. Arriva però il punto di non ritorno in cui sono i collant a non reggere più le dimensioni della vescica.
E mentre aspetto il mio turno calcolando quante brioches mi serviranno per asciugare tutto il rum ingurgitato, da una delle porte esce chi se non la mia personalissima interpretazione di Voldemort, Colui Che Non Doveva Essere Nominato Fino a Qualche Mese Fa. L'angoscia fall-winter 2011-2012.
Due anni che non lo vedo, nemmeno abitiamo nella stessa provincia, ma no: lui deve essere lì a ricordarmi quanti neuroni è stato in grado di far evaporare in appena quattro mesi di relazione. Lui, che detiene il primato delle frasi stronze capaci di abbindolare anche Margaret Thatcher (ebbene sì, è lui ad aver partorito le numero 1, 2 e 5). Sgrana gli occhi con la stessa intensità della mucca che guarda il treno passare e boccheggia come i pesci rossi nei sacchetti delle giostre.
Ed è in momenti come questo che mi sento illuminata da luce divina per non aver preso proprio alla lettera il dress code della serata, nella fattispecie Gothic Dark.
Ed è in momenti come questo che sento di dover ringraziare un Dio che dev'essere per forza da qualche parte, altrimenti non si spiega la decisione dell'ultimo minuto di indossare quel vestito regalato dalla mia migliore amica perché "un vestito acchiappacazzi lo devi avere nell'armadio, non puoi sempre vestirti a sacco". E non si spiega lo stato di grazia dei capelli, e nemmeno il trucco ancora impeccabile, e ancora meno le improvvisate doti recitative che hanno toccato vertici estremi che Jennifer Lawrence spostati con quella risata naturale, spontanea e sincera e quel maddaiiiii che ci fai anche tu quiiii!?! seguito da sorriso senza rossetto color vinaccia sui denti.
Ci conosciamo?
SÌ CARO, E FINALMENTE TI VEDO PER QUELLO CHE SEI: STEMPIATO, PSICOPATICO E CON LA BASIOLA CHE NEMMENO CARRIE BRADSHAW NEGLI ANNI '90.

Nel frattempo, l'attuale fidanzata della mia più recente frequentazione semi seria, che, nonostante fosse malamente naufragata per conclamata incompatibilità, era sfociata in quella che ormai fu una discreta amicizia, scrive su Facebook: «Tu sarai pur bellissima ma il mondo è pieno di donne belle. Io l'ho fatto innamorare dei miei difetti».
Tieniti pure i tuoi grossi polpacci, cretina.

mercoledì 15 gennaio 2014

Nel frattempo

La vecchiaia arriva quando ti accorgi di abbinare una tisana Ventre Sgonfio alla barretta Kinder.
La morte neraaaaaa.

lunedì 13 gennaio 2014

Faraway, so close

La cantavano gli U2 nel 1993 anche se, 21 anni or sono, il significato del testo era tutt'altro. 
Eppure, è proprio a questo titolo che negli ultimi giorni sto pensando incessantemente, a quanto sia per me vicina e ormai inevitabile la decisione di emigrare.
Questo blog è nato con l'intenzione primaria di sdrammatizzare le difficoltà di essere una giornalista precaria negli anni '10 del 2000 ed è quello che, con più o meno costanza, ho sempre cercato di fare, dentro e fuori questo contenitore virtuale.
La scrittura è sempre stata il mio rifugio, la mia fonte di gioia e soddisfazione: quando ancora non sapevo nemmeno l'alfabeto, consumavo fogli e foglietti facendo finta di scrivere, alle amichette delle elementari proponevo di giocare a scrivere, a 10 anni ho vinto il premio scolastico per il giornalino di classe, alle medie ancora non sapevo le tabelline ma i miei temi venivano spesso usati come esempi davanti ai compagni anche di altre classi. Alle superiori non avevo voglia di studiare ma "scrive talmente bene che non possiamo bocciarla". Ad un certo punto, con una costanza di cui sono io stessa la prima a stupirmi, è diventata anche un lavoro che, seppur mal retribuito, mi ha dato la possibilità di trasferirmi, di andare a vivere da sola, iniziare una vita nuova e diversa, entusiasmante, faticosa, stressante, ma era quella che avevo sempre desiderato. Di pari passo, non ho mai desiderato fare l'esperienza di vita fuori dall'Italia. Ho sempre amato viaggiare, spostarmi, vedere, fare, brigare, parlare lingue diverse e impararne di nuove ma è l'italiano la lingua con cui meglio esprimo ciò che voglio esternare. Bella forza.
Volevo abitare nella mia adorata Parma, magari dover abitare altrove ma sempre per periodi limitati, per poi tornare sempre lì, nella città a cui sento di appartenere. Volevo lavorare con le parole, crescere, viaggiare e avere l'enorme privilegio di aprire la finestra, affacciarmi e vedere quei borghi stretti dal pavimento di sanpietrini, con i lampioni ottocenteschi appigliati ai palazzi, le botteghe dalle luci gialle. Cosa c'è di scontato nel desiderario di poter PAGARE una casa con i profitti delle proprie parole?
Me lo hanno strappato, mi hanno tolto un sogno che sembrava così semplice da poter essere definito provinciale, medio borghese, scontato. Ho perso io, nonostante la perseveranza, l'impegno, i sacrifici, i bocconi amari. Non sono triste, non sono felice, ho perso.