domenica 31 agosto 2014

Colorate(mi)!


Questa è la felicissima faccia di chi ieri ha vinto i biglietti per la Color Run di Milano con l'immaginifico Premio Fedeltà di Radio Deejay
Ora, io non so quanti di voi siano fan sfegatati di questa radio ma EHI, ne avete una di fronte. Dai tempi in cui la Panicucci faceva un programma la domenica mattina durante il quale riceveva segnalazioni disperate da gente che la sera prima in discoteca aveva incrociato lo sguardo con il presunto amore della propria vita ma non aveva avuto modo di presentarsi. E allora partivano le indagini via frequenza radio. Non so se mi spiego.

E quindi sabato 6 settembre mi troverete nei dintorni del villaggio Color Run di piazzale Moratti per, udite udite, il riscaldamento muscolare, fino al momento della partenza, prevista a partire dalle 16.30 allo start in via Achille (nei pressi di San Siro). Avrete 5 km a disposizione per: 
- Prendervi giustamente gioco di me e della mia atleticità
- Vedermi sudare come un husky paracadutato in Congo
- Cantarmi canzoncine di incoraggiamento e fare la ola
-Tirarmi vernice colorata, frutta, verdura e biancheria
- Vedermi passare il traguardo al rallenty felice, soddisfatta e in condizioni pietose

DAJE.

lunedì 25 agosto 2014

Waiting for Terza puntata

Sarebbe tempo di proseguire il paradossale racconto della mia tremenda esperienza lavorativa fuori porta e di far conoscere al mondo intero come una fighetta parmigiana, che non mangia il coniglio perché come fai con quel pelo e quelle orecchie e quel naso, che non si avvicina nemmeno alle uova di quaglia perché mangiatele voi delle uova a pois se avete così tanta voglia di avventura, che schifa il fritto e non tollera che qualcuno possa davvero mangiare formati di pasta diversi da spaghetti, fusilli, penne e tortiglioni, si trovò nel piatto un pesce DI FIUME ancora dotato di PELLE, LISCHE, TESTA e CODA. Lo so, potreste farmi un sacco di menate sul non essere schizzinosa e via dicendo e sticazzi ma se mi conosceste di persona capireste che i miei gusti alimentari sono uno dei problemi più trascurabili in confronto al resto.

E invece.
E invece voglio parlavi di cose serie.

Potrei parlare di questo mio agosto sabbatico che inaugura giusto oggi l'ultima settimana di cazzeggio.
Ma no.
Potrei dirvi che ho scoperto l'ammorbidente Coccolino rosa e se non lo provate non siete nessuno.
Ma no.
Potrei parlarvi di come il mio colon si sia preso la libertà di scioperare senza nemmeno garantire l'indispensabile servizio viaggiatori.
E, in effetti, il fatto che io sia stitica come un bambolotto è lo spunto necessario per parlarvi del libro che più mi ha entusiasmato in questa estate 2014.
Archiviato l'indimenticabile successo 2013, da cui tutti i lettori non smetteranno mai di sentirsi un po' orfani, c'è un altro libro grazie al quale sentirsi ingiustamente abbandonati una volta raggiunta l'inevitabile parola FINE, che arriva, si sa, sempre troppo presto quando ci si diverte.

Il titolo è già di per sé un valido motivo per andare oltre la copertina, L'audace colpo dei quattro di Rete Maria che sfuggirono alle Miserabili Monache.
Lui, l'autore, è Marco Marsullo, beffardo giovane napoletano già noto per il romanzo d'esordio Atletico Minaccia Football Club.
La trama è di quelle che tutti noi gerontofili bramiamo, un passo oltre Amici miei: quattro anziani amici residenti presso la casa di riposo Villa Betulle decidono di scappare dalla visita guidata a Roma per occupare abusivamente il canale Rete Maria e, nello specifico, sbarazzarsi di Padre Anselmo da Procida, colpevole di recitare il rosario delle diciotto con una fastidiosissima zeppola.
È solo il punto di partenza per un corollario di bravate che fanno ridere e, sì, anche commuovere, nonostante il protagonista e voce narrante odi suscitare tenerezza nei giovani, gli stessi che quando leggeranno di un limone duro (avete letto bene) sulle scale del Vittoriano non potranno fare proprio a meno di rimuovere dagli occhi l'immagine effettivamente troppo estrema di due ultra settantenni che vanno di lingua.
Un libro carico di umorismo e fantasia che non si può non adorare fin dalle prime battute:

 Ho settantaquattro anni, un solo rene, la prostata grande come la Danimarca e un'insana, rischiosa passione per i pistacchi. Odio i giovani, com'è giusto. Ma odio anche i vecchi, sono lenti e insopportabili. Odio quei tipi che quando ti guardano sorridono come se avessero visto un cucciolo di labrador. Che cazzo ci avete da sorridere? Sono vecchio, cosa c'è di tenero? Se contate fino a trenta, forse muoio pure.  Odio i preti, i gatti persiani, le feste comandate, i telequiz che ci mettono due mesi per dirti se il concorrente ha indovinato la densità della popolazione di Tripoli. Odio un sacco di altre cose. (...)
Ho tre amici. Sono le uniche tre cose che non odio troppo al mondo. 
Uno è Guttalax, lo chiamiamo così perché è più stitico di un bambolotto.

Capito ora perché vi ho parlato del mio colon? 



martedì 12 agosto 2014

Seconda puntata

Lo avete chiesto, io eseguo i vostri desideri. E che desideri.
Avete chiesto più dettagli sulla mia traumatica esperienza di babysitter in trasferta e allora ok, proseguiamo pure ma non prima di aver fatto una noiosissima quanto doverosa premessa per pararmi il culo in caso di future incursioni su queste pagine da parte di chi potrebbe riconoscersi: la sfiga è sempre dietro l'angolo e io non me la sento di escludere nulla a priori, dal momento che laffuori di gente scemastronza ce n'è per tutti i gusti.
Quando dico che per me sono stati giorni infernali, dico la verità ma dico la verità anche quando ammetto di far di tutto un dramma e di andare in paranoia per un soffio di brezza, di essere suscettibile e molto nervosa.

Quello che più mi ha messo in difficoltà è stato adattarmi a un nucleo famigliare estraneo e non poter far altro che accettare abitudini estranee, pur non essendo in nessun modo conformi a me e al mio modo di concepire la vita.
Essere un'estranea in casa d'altri vuol dire adeguarsi a dinamiche famigliari che ai propri occhi appaiono ridicole e assurde, vuol dire assistere con imbarazzo ai litigi, muoversi con perenne cautela e tensione, non potersi mai permettere un'osservazione personale nel timore che possa cozzare con il pensiero di chi si ha di fronte. Sono stata "reclutata" da persone gentili e perbene, che mi hanno trattato con rispetto e onestà, questo voglio sia chiaro. Ho vissuto male questa esperienza perché sono stata per 10 giorni, 24 ore su 24, una figura estranea catapultata nella routine di persone con cui non ho altro rapporto se non quello lavorativo. Lo sapevo, ne ero consapevole già prima di cominciare. Ma non ero pronta ad affrontare quello che poi è stato, non è il mio lavoro, non sono qualificata, non ho la pazienza e la diplomazia necessarie per fare al meglio questo mestiere.

Una volta pensavo che la cosa peggiore che potesse succedere nella vita fosse rimanere solo, ma non è così.
La cosa peggiore è finire con persone che ti fanno sentire solo.
(Robin Williams)
Ho apprezzato Robin Williams come attore in ogni suo ruolo e forse ancora di più come essere umano: ogni volta che ho avvertito disagio e necessità di cambiamento, questa sua frase mi ha sempre accompagnata. E continuerà a farlo, indipendentemente dal fatto che chi l'ha detta ha scelto di non calcare più le scene.
Ecco, in effetti, mai frase fu più consona a descrivere la situazione che ho vissuto.
Questo blog, comunque, come in tante altre occasioni in passato, è la valvola di sfogo per sdrammatizzare. No per sputtanare. Ok?

Bene, detto questo posso condividere con voi tutto il mio sgomento nell'apprendere i prezzi dei tipici vestiti tirolesi:

E voi, giustamente, vi starete chiedendo nell'ordine:
Cosa facevi tu in un negozio di vestiti tirolesi?
Come sei sopravvissuta in presenza di vestiti tirolesi nel tuo perimetro vitale?
Non hai avuto l'istinto di cavarti gli occhi e scappare urlando?
MA SOPRATTUTTO. Chi cazzo li compra.
Ovviamente la family li compra. Coordinati.
La vergogna che ho provato nel portare in giro una bambina vestita meno sobriamente degli indiani non è paragonabile nemmeno a quella volta in cui sono rovinosamente caduta dai tacchi all'entrata di una famosa discoteca della riviera romagnola. Con i poteri paranormali che mi sono improvvisamente convinta di avere, cercavo di comunicare a tutti gli estranei che mi fissavano increduli che quella non era figlia mia. 
La Poison, partecipe al mio dolore, mi ha suggerito un'idea di business che sto seriamente prendendo in considerazione: magliette con la scritta I'M NOT THE MOTHER. E sul retro: I'M THE BABYSITTER.
Eh? Secondo me si può fare. Sicuro l'avrei indossata quel giorno. 




martedì 5 agosto 2014

Logico, sì, è logico per tutti ma non per me

Sono sopravvissuta.
Nessuno lo credeva possibile ma, sì, HO TRIONFATO sul male.
Ho avuto un attimo di cedimento proprio nel momento in cui ero convinta che nulla più mi avrebbe scalfita, quando sul treno del ritorno il mio scompartimento è stato invaso da una decina di scout (che poi si sono rivelati appartenenti al MSC, non la compagnia di navi da crociera bensì Movimento Studentesco Cattolico) che si sono messi a intonare canzoni dedicate a colui che non posso nominare, battendo il ritmo sui tubi delle Pringles. A quel punto, dopo 10 giorni di vita vissuta ai margini della società civile, in un paese senza Zara e senza McDonald, a stretto contatto con una famiglia bisognosa di un immediato TSO di gruppo, l'istinto è stato quello di gettarmi dal mezzo in corsa.
E invece no. Stoica. Ho estratto un Okitask e le cuffie per smarthphone et VOILÀ. Ho raggiunto Bologna e poi Parma quasi indenne. Quasi. Euforica ma con una gran voglia di riempirmi lo stomaco di birra e la faccia di crema antibiotica.
Avete presente tutti quei fastidiosi sintomi con cui, in caso di stress o disagio psicologico, reagisce il corpo umano? C'è chi suda, chi arrossisce, chi soffre di ulcera, chi di cefalea a grappolo. Io in dieci giorni sono diventata un'enciclopedia medica.
Benissimo, uniamoci tutti nella speranza che la mia faccia torni presto ad avere i consueti tratti umani e non più quelli di un rettile e nella speranza che l'evoluzione della specie presto elimini la possibilità per alcune persone di riprodursi.

Giorno uno: decido di portare la pargola a me affidata al parco giochi. La madre estrae dal cassetto della bambina una felpa. La felpa ha un pezzo di pane nella tasca. La madre si giustifica con EH GUARDA PROBABILMENTE L'HO MESSA IN LAVATRICE E L'HO LAVATA CON IL PANE ANCORA IN TASCA. Senti bella, posso esprimere con certezza che almeno le leggi della fisica siano uguali per tutti. Non mi raccontare balle che non sono nata ieri.
La suddetta, inoltre, mi lascia una merendina da somministrare alla bambina alle consuete ore 16 circa.
Scaduta a marzo. Eravamo a luglio.
Giorno due: mi alzo prima di tutti per poter fare colazione, il mio pasto preferito, in silenzio e solitudine. Prendo il mio yogurt, cerco il miele. Lo trovo in frigorifero. Strano posto per conservare il miele, mi dico. Memore del giorno prima, controllo la data di scadenza. Risale a dicembre 2012.
Giorno tre: ormai vittima della paranoia da avvelenamento da prodotti deperiti, controllo compulsivamente OGNI etichetta di OGNI prodotto che trovo. Scopro di essermi condita i pomodori con un olio scaduto nel 2011. Il mio lato ipocondriaco prende il sopravvento.
Giorno quattro: la madre a tavola sostiene che con il relitto della Concordia bisognerebbe proprio fare un museo. Avanti così.
Giorno cinque: la bambina chiede spiegazioni in merito alla statua di un tizio piazzata al centro di una rotonda stradale. La madre risponde, e giuro che non me lo sto inventando, che "un signore era lì, è passato l'angioletto e l'ha trasformato".
Vado avanti?