mercoledì 24 settembre 2014

Oh mia bella Madunìna cap. II

E dai, diciamolo che ho cominciato a fare la pendolare da Milano. Diciamolo pure.

In questo 2014 che gli astri promettevano sfavillante per il segno dei Gemelli, e che invece si è rivelato decisamente più instabile di ogni altro vissuto prima, ho deciso di ricominciare a studiare.
E quindi eccomi qua, due volte a settimana, a partire dalla mia adorata Pianura Padana per approdare nel traffico milanese, una città verso cui ho sempre provato sentimenti contrastanti ma che in questo momento mi sta facendo vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel.
Amo Parma con tutta me stessa, pregi e difetti, girarla in bicicletta è una delle cose che preferisco in assoluto fare qualsiasi sia la stagione o il meteo e non ho mai contemplato l'ipotesi di passare la mia vita in una città dove non fosse possibile fregarsene delle macchine perché tanto ogni distanza è percorribile sulle due ruote, basta allenare gambe e polmoni.

Ma è successo, sta succedendo. Mi sto facendo sedurre da una città caotica e cosmopolita, la città degli stereotipi del manager, della nebbia, dei locali notturni, della moda che detta legge, la città dei palazzoni che sembrano giganteschi alveari. Io, figlia del Liberty, della cucina d'eccellenza, del placido Po. Sempre perennemente un po' fuori posto, un po' spaesata, un po' Babe va in città, con questa erre esageratamente francese così comune a casa e così estranea in una classe di sole 15 persone dove vengo ancora guardata come la furastera.
Ma la novità è che, a differenza dei tempi del liceo e dell'università, non sono assolutamente afflitta dall'ansia di volermi amalgamare a tutti i costi: l'età, forse, l'esperienza, un caratteraccio che negli anni ha preso il sopravvento, ora hanno fatto di me una persona adulta che non sente l'esigenza di cambiare o di nascondersi per fare "parte del gruppo". Improvvisamente mi sono resa conto di avere dalla mia un bagaglio culturale unico, frutto anche del territorio in cui sono cresciuta. E pazienza se devo ancora imparare le direzioni della metropolitana, se non so quali sono le vie più cool o non posso vantare serate passate all'ombra della Madunìna più di quante ce ne stiano in una mano. Imparerò, recupererò.
Sono ancora ben lontana dall'essere una persona sicura di se stessa, ma la buona notizia è che, nonostante tutte le paranoie che mi affollano la mente, non ho più paura.
Ho preso una situazione di disagio che stava letteralmente tracimando e trascinandomi a fondo e ho mollato tutto, ho ricominciato da capo e solo ora mi rendo conto che fosse davvero l'unica soluzione possibile.

Quindi, come posso concludere dopo questa pubblicità progresso?


Va bene Tina, allora ciao.

martedì 9 settembre 2014

Non accendere quel Kindle

La poca credibilità che mi era rimasta la perderò senz'altro nelle righe che seguono.

Perché va bene che a 27 anni ancora non ho un lavoro serio, non ho un marito, non ho un mutuo e non ho nemmeno la più vaga idea di cosa comporti essere stabili, va bene che corro facendomi lanciare addosso della polvere colorata, va bene che ho un debole per le commedie francesi e i teen movie anni '80, però quello che sto per rivelare va oltre ogni ammissione di deficienza mai raggiunta prima.

Quest'estate ho letto veramente una carriolata di libri e per questo dovrei solo congratularmi con me stessa (ma prima di far partire le pacche sulle spalle aspettate di arrivare in fondo a questo post).
Merito soprattutto del Kindle, questo meraviglioso dispositivo tecnologico che permette di acquistare libri standosene comodamente con il culo a letto/sul divano/in spiaggia/sul water. Basta avere una connessione wi-fi decente e una prepagata con qualche euro disponibile (o, se siete ricchi, una carta di credito a disponibilità illimitata).
Io sono una fanatica del Kindle. Per quanto ami profondamente le librerie, l'odore della carta e la stessa consistenza solida e flessibile dei libri fisici, non riesco proprio a celare l'entusiasmo per la rivoluzione digitale che ti consente di avere in pochissimo spazio (e a minor prezzo) tutti i testi su cui il tuo ditino clicca ACQUISTA.
Ma c'è anche un altro valido motivo per cui vale la pena farsi un Kindle per amico: la privacy.
Mi spiego: eccezione fatta per le custodie che ognuno compra a seconda del proprio gusto, il Kindle è uguale per tutti. E dietro questo anonimato è possibile nascondere le peggio nefandezze che le case editrici italiane mettono in commercio.
Una sorta di deepweb della produzione letteraria: a meno che qualcuno non abbia libero accesso ai vostri cloud, nessuno mai potrà sapere qual è la lettura che vi tiene avvinghiati allo schermo.

E quindi, se la scorsa estate mi sono avventurata nella lettura del libro proibito giurando a me stessa che mai e poi mai avrei buttato altro tempo prezioso in simili cazzate, non era pressoché inevitabile che l'estate 2014 fosse consacrata a loro, la collana letteraria più longeva di sempre, quella che non conosce crisi e, anzi, non ha fatto che crescere dagli anni '70 a oggi, quella che ha dato origine a tutti i mali del pianeta? Sì, quei libri che tutti fissano e nessuno ha il coraggio di comprare, quelli che TUTTE, e anzi dico TUTTI, hanno la curiosità di sapere cosa celino dietro quella grafica di copertina che più allusiva non si può.

Sì.
Loro.
GLI HARMONY


Avete sentito bene invece.
L'ho fatto. 
Ero lì, in Versilia, con il mare di un colore diametralmente opposto all'azzurro e pochissimi euri residui sulla postepay e allora DAI, compriamolo 'sto Harmony serie passion a 1 euro e 99 centesimi che mi tolgo la curiosità una volta per tutte. 
EBBENE:

1) Gli Harmony sono boiate. Tutti. Sono assurdi. 

2) Gli Harmony sono scritti male, con una trama che segue perennemente le stesse dinamiche senza uno straccio di variazione o colpo di scena, con un linguaggio ridondante e personaggi più cretini di tutti i seguaci di Scientology messi insieme.

3) Gli Harmony contengono paragrafi come questo:
"...Janet meritava una razione extra di tenerezze, che fosse pronta ad ammetterlo o no. 
(Aspetta. Cosa?)
E Gage avrebbe tanto voluto essere lui a farsene carico. Se solo avesse potuto.
Se solo lei fosse stata davvero la sua donna l'avrebbe coccolata con bagni caldi la sera (Chi cazzo la pulisce poi la vasca, cretino?), strofinandole delicatamente la pelle tra le bollicine con un buon sapone profumato (Per gli uomini ha un buon profumo anche il Pino Silvestre quindi butta un occhio al bagnoschiuma prima che sia troppo tardi, cara Janet, giusto per accertarti di non uscire dalla vasca al gusto di adolescente all'autoscontro nel dì di festa). 
Poi l'avrebbe asciugata dolcemente con una salvietta tiepida (Ma intiepidita dove e soprattutto come? Io una volta ho provato ad asciugare una maglietta ancora umida in microonde ma ti posso assicurare che non è stata una buona idea), e le avrebbe cosparso il corpo di crema (Dai eh. Che gli uomini hanno la stessa reazione di fronte alle creme di un gatto lanciato in acqua).
L'avrebbe sorpresa ogni giorno con un piccolo dono (Se abbassi la tavoletta è già un grande dono), un mazzo di fiori di campo (Di quale campo santa miseria che il libro è ambientato a HOUSTON TEXAS???), un biglietto infilato nella sua ventiquattrore, o un cioccolatino sul cuscino (E intanto ancora nessuno ha detto chi laverà la vasca).
Se avesse preso l'influenza si sarebbe preso cura di lei, le avrebbe preparato il brodo e le avrebbe sistemato i cuscini dietro la schiena (Così vi scambierete i germi e sarà l'inizio della fine. Perché sappiamo tutte che un uomo è meraviglioso finché non si ammala e ha il potere di trasformare Candy Candy in Renata Cianciulli). Le avrebbe fatto succhiare dei cubetti di ghiaccio (Questa è fin troppo facile, mi astengo) per calmarle la febbre, avrebbe comprato lo sciroppo più dolce (Basta una tachipirina, vai tranqui) e i fazzoletti più morbidi. Le avrebbe massaggiato i piedi dopo una dura giornata di lavoro e l'avrebbe aiutata a cucinare, oppure sarebbe uscito per comprarle i suoi manicaretti preferiti (Stiamo degenerando e sfociando inesorabilmente nel genere fantasy).

4) Gli Harmony creano dipendenza.

Io ho dovuto smettere solo perché le mie amiche si sono dichiarate preoccupate per la mia salute mentale ma se ora mi dite che non siete curiosi di sapere come va a finire la vicenda urlo allo scandalo e al vilipendio.


domenica 7 settembre 2014

The happiest 5k on the Planet

Ci credete che ho corso per 5 chilometri? No? E infatti fate bene.
Più che altro sono tornata all'asilo.



Ho corso, sì, ma solo in alcuni punti e, nello specifico, in corrispondenza dei rettilinei di arrivo a ogni "stazione di colore": ogni chilometro della Color Run è contrassegnato da un bagno di vernice (naturale, atossica, in polvere, state tranquilli tutti) sotto il quale ballare, saltare, cantare.



Io ve lo dico e ve lo ripeto a mezzo di qualunque social network: fatela perché non è un caso se la chiamano i cinque chilometri più felici del pianeta.
Non è una maratona, è una festa che dura cinque chilometri e qualche ora e io la consiglio con tutto il cuore almeno una volta nella vita a chiunque non abbia paura di sporcarsi, sudare, ballare e saltare e, sì, anche a chi ha bisogno di passare un pomeriggio facendo qualcosa che metta di buon umore.
Astenersi solo chi è privo di senso dell'umorismo e chi rifugge ogni tipo di divertimento trash.
Astenersi anche chi la musica da discoteca proprio non la può soffrire.

Per tutti gli altri: tenete d'occhio le prossime date!

Prima e Dopo: da Richie Tenenbaum agli hippie disperati.