venerdì 19 dicembre 2014

Dammi delle risposte

Ci sono alcune domande a cui non si è mai pronti a rispondere, se ci pensate bene.
E non mi riferisco all'imbarazzo che tanti di noi subiranno tra pochi giorni (MA IL FIDANZATO CE L'HAI? MA TI SPOSI? MA ALLA FINE CHE LAVORO FAI? MA TI PARE IL CASO DI METTERTI ANCORA LE SCARPE DA GINNASTICA? e avanti così benissimo, condiamo le calorie con il malessere), bensì sto pensando a quelle domande la cui risposta sarebbe così semplice da non aver nemmeno bisogno di essere formulata, dovrebbe uscirebbe con naturalezza e spontaneità ma se il contesto in cui viene posta è estraneo o inaspettato beh... L'imbarazzo è assicurato!

A me è successo durante un colloquio, giusto lunedì.
No, non mi hanno chiesto prestazioni sessuali, cosa che peraltro pare non passare mai di moda, non mi hanno chiesto la capitale dello Zambia, tanto meno l'esatto Pantone della faccia di Carlo Conti.
Ad un certo punto del colloquio, con sincero interesse e curiosità, mi è stato chiesto E tu che altro fai nella vita a parte il lavoro? Passioni, sport, musica?.

...Come prego?
Vuoto. Panico. Occhi strabuzzati che raggiungono le dimensioni di un piattino da caffè.
Cos'è che faccio io in effetti quando non sono impegnata a far finta di lavorare?, sorge spontanea la domanda.
E giù a boffonchiare di giri in bicicletta, di camminate e corse al parco, e niente il resto è nebbia, eppure la risposta è lì, è facile, non siamo al gioco della ghigliottina del sopracitato Carlo Conti che devo capire quale parola accomuna idrante, cipolla, toporagno e dentiera.

Come sempre poi succede in queste situazioni, pensandoci e ripensandoci con più calma una volta terminato il colloquio, eccole lì le risposte che mi avrebbero fatto sembrare una persona dotata sì di cultura ampia e multiforme, di plurimi, variegati e intellettuali interessi ma anche di esilarante humor, di travolgente goliardia, di incontenibile fascino che SCARLETT JOHANSSON CHI SEI, ma soprattutto di umiltà e senso della misura, pur senza mai fare finta di non essere la pirla quale sono:

- Nel tempo libero guardo una quantità esagerata di film: "Ehi, lo ammetto, Wes Anderson è bravissimissimo, delle riprese pazzesche poi figurati io che adoro le simmetrie, scelte sempre perfette di personaggi, interpreti e ambientazioni, e la gamma cromatica non delude mai, equilibrata e fedele, viene voglia di indossare una cuffia rossa, una fascetta da tennista, di rispolverare l'ombretto azzurro. Giuro lo so che è un genio MA MI ANNOIA A MORTE, occhei??? A mia discolpa voglio però farmi portavoce di quanto siano sottovalutate e troppo poco conosciute alcune commedie agrodolci italiane, prima fra tutte (ahimé scoperta così in ritardo che non so darmi pace) Ovosodo, seguita da Non pensarci con un Valerio Mastrandrea che passerà alla storia del cinema come l'emblema del disagio di quelli come me, sempre perennemente un po' fuori posto, un po' poetici, un po' stronzi".

- Nel tempo libero leggo una quantità esagerata di riviste: "Io vorrei essere una di quelle persone coscienziose che fanno l'abbonamento a Internazionale, che si interessano di musica e attualità con Rolling Stone e Wired, che sfogliano la mattina durante la colazione il Corriere delle Sera sul tablet  ma no, io il Corriere lo compro solo al sabato perché contiene come inserto la mia rivista preferita, Io Donna, l'abbonamento l'ho fatto a Geo perché mi interessano i viaggi e in edicola compro solo Elle Italia e Elle Francia e meno male perché è grazie alle loro pagine che io stasera mi presento a testa alta all'aperitivo natalizio con le ex colleghe nonostante la mitraglietta di domande scomode (vedi inizio post) che so già essere pronte al via, giusto il tempo di varcare la soglia del locale. E in un impeto di bontà natalizia, io condividerò con voi la mia infinita sapienza: non importa quanto siate palline da flipper impazzite indecise sul vostro futuro, non importa se gli unici corteggiatori che avete a farvi la serenata sotto il balcone siano peggio di Donato Bilancia, l'UNICA COSA CHE CONTA DAVVERO è essere i meglio vestiti della serata, i meglio pettinati, pregni di quella sicumera che solo la bellezza dell'involucro sa dare. D'altronde dai pacchi di Natale c'è solo da imparare: se la tua anima è un cubetto di polistirolo, l'unico modo per reggere il confronto è essere ricoperto dalla più abbagliante e luccicante carta regalo mai vista, senza dimenticare nastri e brillantini q.b.".

- Nel tempo libero scrivo su un blog: "Un blog in cui mai mi sono permessa di censurare quanto sono profondamente cretina. Ed è incredibile che esistano persone che mi leggono, mi commentano, mi apprezzano e abbiano voglia di seguirmi nonostante io sia una pirla qualunque il cui unico merito è conoscere la grammatica italiana e saper mettere insieme qualche frase sapientemente ironica".

E dopo questa ultima sviolinata, posso solo cogliere l'occasione per dirvi grazie per i commenti, per avermi reso partecipe ed aver partecipato e riso a gioie e sventure di un'allegra precaria mai troppo seria e...



Ah, se non ci sentiamo più BUON NATALE.

venerdì 5 dicembre 2014

Caro Babbo Natale 2014 edition

Ridiamo scherziamo e non ci pensiamo ma lo sbattimento del Natale è dietro l'angolo, le lucine ci assediano e tra noi è ripiombata quella tipica mestizia di chi vorrebbe, vorrebbe proprio, gioire di tutti questi festosi preparativi ma no, non ce la facciamo.
Per noi cronici malinconici carlini dal muso schiacciato è iniziato il periodo dell'anno in cui sentiamo forte il bisogno di:
- usare un linguaggio scurrile e blasfemo
- guardare continuamente film di Woody Allen
- iniziare a cibarsi esclusivamente di pizza, birra e panettone con le gocce di cioccolato
- morire, dormire, nulla più.

E quindi, puntuale come il brufolo che compare sul mento un attimo prima del colloquio della vita, ecco qui la mia letterina di Natale, che anche se ai miracoli non ci credo più, il vero miracolo è quanto mi faccia bene scrivere che ai miracoli ci credo ancora. Per poco.

Caro Babbo Natale,
è vero che sogno carriolate di borse, scarpe, cappotti e soffici maglioni in cachemire. Ma no, non è quello che voglio.
Quest'anno non ho capricci da esaudire, non mi aspetto luccicanti pacchetti da aprire, nemmeno un nuovo fidanzato con le fattezze di Lannick Gautry.

Io questa volta voglio esagerare, ti chiedo di impegnare tutta la tua magica potenza e di farla confluire per infondermi tutta la saggezza che mi è mancata nel 2014.
Babbo Natale, pliiiis:

- fammi capire cosa voglio fare da grande, illuminami la via
- fammi capire come impiegare al meglio la mia frizzante intelligenza e la mia inesauribile creatività
- fammi capire come si fa a far diventare la frittata spessa
- fammi fare le scelte giuste 
- fammi imparare a parcheggiare a S a sinistra
- fammi smettere con questa impulsività violenta
- fammi diventare un'adulta che ha trovato il posto nel mondo
- fammi diventare un'adulta senza sindrome premestruale
- fammi dire basta alla mia eterna e perenne inquietudine 
- fammi dire basta alle figure di merda
- fammi dire basta anche agli uomini che vanno bene solo per essere ridicolizzati su questo blog.

Grazie Babbino, al resto ci penso io.