giovedì 31 dicembre 2015

Buoni nuovi disagi a tutti

Quando si arriva agli ultimi giorni di un anno qualunque si sente sempre questo desiderio utilissimo di tirare le somme di quanto successo nei dodici mesi precedenti.
Io, ancora una volta, è con enorme soddisfazione che mi tiro una pacca sulla spalla per essere sopravvissuta. Un grandissimo traguardo.
Ricapitoliamo.
Gennaio è iniziato con quello che si doveva rivelare un nuovo ed entusiasmante lavoro. Negli ultimi mesi del 2014 mi ero fatta uno sbatti incredibile per conciliare lavoro(i) e lezioni a Milano: finalmente avevo ottenuto la possibilità di mettere in pratica quanto studiato e voltare pagina da una situazione divenuta insoddisfacente. Era il 19 gennaio 2015, il Blue Monday (per chi non lo sapesse, il giorno con il picco di maggiore infelicità di tutto l'anno). Al termine del primo giorno lavorativo, alle ore 18.05 circa, sono salita in auto per tornare a casa, mi sono attaccata al volante e ho iniziato a piangere. Ho smesso quando sono svenuta per lo sfinimento, credo. Oppure la mia coinquilina mi ha drogato, ho un vuoto di memoria. So solo che avevo la morte nel cuore e nessuna soluzione all'orizzonte.
Anzi, all'orizzonte si stagliava un altro cambiamento tutt'altro che piacevole: dopo quasi tre anni di convivenza felicissima, l'abbandono. I miei coinquilini, nonché amici, nonché famiglia allargata, essendo tra loro fidanzati, sarebbero presto convolati a giusta convivenza.

Qual è l'unica cosa che non dovrebbe MAI succedere in una simile situazione? La vita è un giochino difficile, si sa, e io ho più tette che tempismo (mi vanno bene i reggiseni di Frozen che vendono al reparto biancheria dell'Esselunga, ok?).
Ci sono un'infinità di cose che potrebbero far peggiorare la vita in un momento già di per sé difficile ma ce n'è una che ho scoperto, a mie spese, essere veramente fatale: conoscere una persona con cui vorresti passare tantissimo tempo con e senza vestiti in un momento in cui l'unica cosa saggia da fare è rimanere soli, soli come in area di rigore, soli come il viandante sul mare di nebbia, soli come la particella di sodio dell'acqua Lete. Soli finché non si trova il modo di sbrogliare la matassa di problemi senza scaricare sull'altro tutte le ansie e le aspettative perché almeno una parte della propria vita sia soddisfacente, senza far dipendere da qualcuno che non sia se stessi quella luce necessaria a illuminare tutto il resto. Nessuno si merita il carico di una simile responsabilità.
E invece.
E infatti.

L'estate ha portato cose bellissime e anche tantissimi nuovi disagi, primo dei quali svegliarsi un mattino e scoprire che lo studio presso cui avevo fatto aprire la mia partita iva circa tre giorni prima era indagato nell'inchiesta Aemilia.
Ma va bene, va tutto bene, e in realtà quello su cui voglio soffermarmi sono le frasi di merda, le figure di merda, le situazioni di merda che ho continuato a collezionare.

Ed ecco quindi la TOP FIVE, aspettando con ansia sempre nuove perle da tramandare ai posteri.

5. Un pranzo di lavoro, la tizia che avevo di fronte continuava a chiamarmi Valentina. Non sapendo che tono usare per rettificare, ho continuato ad annuire. Probabilmente è ancora convinta che mi chiami Valentina.

4. Bloccate in autostrada con la mia collega, la radio passa Max Pezzali.
Io: "Dio che angoscia Max Pezzali, che strazio"
Lei: "Sono appena stata al suo concerto, bellissimo! Un'emozione che guarda..."
Ok.
Sempre con lei, questa volta in ufficio.
Io: "Avete visto quella cazzata che sta girando su FB dell'Huffington Post Voglio essere single ma con te? Che boiata maledetta".
Lei: "L'ho postata proprio ieri sera sulla bacheca del mio fidanzato!"
Ok.

3. All'entrata in discoteca a Forte dei Marmi, un giovanissimo sbronzo furbeggiando cerca l'approccio: "Allora ragazze Capannina staseraaaah??"
Io, simpaticissima: "Ma va là che avrò dieci anni più di te".
L'amico: "Anche venti".

2. Al termine di un primo appuntamento, macchina, momento dei saluti.
Lui: "Devo confessarti che io stasera ho provato veramente... Freddo."
Io: "Scusa?"
Lui: "Sì mi sono vestito poco e ho avuto veramente freddo".

Ed ecco l'unico, l'inarrivabile, il numero uno:
"Hai la faccia da stronza, sei molto bella ma per quanto tu sia bella e per quanto tu possa sorridere avrai sempre la faccia da stronza che se la tira".

Benone raga. Buon anno, buoni propositi ma soprattutto buoni disagi.



giovedì 10 dicembre 2015

Calzini blu

Va beh avevo detto che non avrei aspettato un mese per scrivere di nuovo e invece.
E invece come al solito il tempo scivola, mi dimentico di tutto quello che avrei dovuto annotare e va a finire che oggi è il 10 dicembre e, tra tutte le cose che avevo pensato di raccontare, al momento mi viene in mente solo l'entusiasmo ingiustificato per una nuova linea di calzini in cotone di Calzedonia, di cui annovero già almeno dieci paia. Tutti blu, coerentemente con il mio autismo cromatico.

In mia difesa: grazie al cielo e dopo anni passati a fare ogni sforzo possibile perché succedesse, sono riuscita a trasformare la mia più grande passione, nonché unica abilità che Dio mi abbia concesso nella vita, in un lavoro. "Lavoro".
Nel senso, secondo voi i sommelier bevono vino anche durante il tempo libero? Non credo. Acqua, Coca Cola, spremuta, tutt'al più una birretta.
Gli chef cucinano anche tra le mura domestiche? No. Focaccia, sughi pronti e minestrone in busta.
I falegnami si mettono a piallare le persiane durante le ferie? No, vanno al mare, al cinema, a scuola di tango.

Ecco, io scrivo tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, ogni tanto pure il sabato e la domenica. Quando torno a casa e finalmente mi levo scarpe, giacca e jeans, l'unico pensiero fisso è CIBO, seguito da NETFLIX. O dal libro di turno, se ho la fortuna di incrociare qualcosa che non mi faccia venir voglia di spostare il titolo nel cloud senza possibilità di ritorno. EH SI SIGNORE E SIGNORE, spostare nel cloud is the new bruciare le pagine: una delle scelte che ho fatto trasferendomi qui a Bologna è di non trascinarmi appresso gli scatoloni di libri. Con molto dolore nell'anima ho portato solo il Kindle, mio migliore amico insieme alla caffettiera Alicia e alla solita bicicletta Emilia. Alicia e Kindle stanno insieme dopo un sacco di sospiri innamorati da parte di lei che ha passato ogni mattina per almeno sei mesi a smicciarlo. Emilia, invece, passando la maggior parte del suo tempo insieme a me ovviamente è single ma credo le stia bene così, nonostante la mountain bike sempre parcheggiata affianco cerchi di appoggiarsi ogni notte. Me lei niente, non ne vuole sapere. Preferisce l'eleganza alla sportività e me lo fa notare ogni volta che andiamo insieme a prendere il gelato alla Cremeria Santo Stefano, molto frequentata da possessori di bici a scatto fisso.

Non ho perso, né mai (spero) perderò questa troppa fantasia che mi affolla la testa da sempre. Mia madre si diverte molto nel ricordarmi che a circa tre anni le chiesi di scrivere per me una lettera per raccontare a mia nonna che durante il soggiorno a Canazei avevo avvistato al parco giochi una mucca gialla e una bianca, un piccolo elefante e altre amenità che ora mi sfuggono.
In passato, più di una persona ha additato questo esubero di immaginazione come un problema, un limite a cui porre rimedio. Io credo che sia al tempo stesso il mio più grande pregio e il mio peggior difetto: non c'è bisogno di spiegare perché.
Tutto questo girotondo per arrivare qui e qui: è vero che trascuro questo blog ma tutto quello che scrivo mi dà la possibilità di raccontare il mio territorio, la mia regione, nel modo che più mi appartiene, con tutta la fantasia di cui sono capace, con quell'amore che si riserva solo alle proprie radici, velato sempre da tantissima ironia.
Qui ci sono (anche) le mie favole, disseminate di persone, cose, aneddoti e luoghi che fanno parte di me e senza dei quali niente di quello che ho scritto e scriverò potrebbe esistere:





lunedì 2 novembre 2015

Lost. And Found.

Due mesi. Due mesi di assenza durante i quali le idee per scrivere erano tante, tantissime: il cambiamento, la ritrovata sensazione di libertà, i momenti di panico e di indecisione, la paura dell'abbandono, la bellezza di scoprire una città che mi ha chiamato a sé e mi ha convinto, nonostante tutto.

Sono sempre stata una persona troppo soggetta ai repentini sbalzi di umore, ma nelle ultime settimane credo di aver raggiunto un buon livello di comprensione nei confronti di chi soffre di disturbo bipolare. Felicità momenti futuro incerto, il tatuaggio perfetto se solo fossi propensa a farmi marchiare la pelle ad inchiostro.

La verità è che ho vissuto emozioni talmente contrastanti e laceranti che, nonostante fossi consapevole che scrivere mi avrebbe fatto bene, non sapevo proprio da dove cominciare.
Potrei cominciare dicendo questo: invece di scrivere, ho concentrato ogni possibile sforzo nel non farmi travolgere, nel trovare me stessa in una situazione in cui non potevo più essere la stessa persona che sono stata fino a quel 2 settembre.

Come avevo pronosticato, per me è iniziata una nuova stagione e, nonostante io ora disti solo un'ora e mezza di macchina da (?) casa, ci è voluto (e ci vorrà ancora) un po' di tempo per adattarmi al nuovo clima. Giorno dopo giorno, ho capito che la lontananza dal mio orticello di certezze significa letteralmente ricominciare dall'ABC: nuovi rapporti, nuovi spazi, nuovi punti di riferimento e una nuova geografia in cui trovare il proprio posto. E non si tratta di metafore: avete una vaga idea di quanta fatica si faccia a trovare un supermercato in cui ci si senta a proprio agio? E la farmacia del cuore? E la lavanderia? E ZARA?? E il calzolaio, la gelateria, il bar con i tavoli al sole, l'angolo di verde dove fare jogging, l'edicola con l'edizione francese di Elle, LA PIZZA A DOMICILIO.
Appunto, una nuova lingua.
Dio solo sa quanto mi sono commossa quando finalmente ho trovato l'Esselunga, e quanti improperi ho lanciato al cielo tutte le volte che mi sono persa, non solo in macchina. Dichiaro pubblicamente, nonostante l'imbarazzo che ancora mi provoca questo episodio, che una sera ho vagato a piedi per un'ora e ventitré minuti perché incapace di ricordare il nome della via dove avevo posteggiato. E no, non ero ubriaca.

Inutile negare, è vero che sono una quasi trentenne autonoma, indipendente, concreta e whatever qualunque vocabolo che descriva il sapersi arrangiare da soli ma avrei voluto che con me ci fosse qualcuno capace di essere un porto sicuro nella burrasca della burocrazia, delle nuove abitudini e di quei momenti in cui regaleresti alla Caritas il paio di jeans preferito, quello che ti fa il culo perfetto, pur di avere i tuoi amici lì dove dovrebbero essere, dove sono sempre stati fino al 2 settembre: vicino. Gli stessi che avevo paura mi dimenticassero e invece hanno trovato il modo di esserci, ogni giorno, tenendo vivo quell'orticello di certezze che è rimasto lì, basta innaffiarlo e togliere le erbacce.
E invece no, per l'ennesima volta ho fatto da sola, lottando contro quel senso di inadeguatezza che troppo spesso torna a farsi sentire e cercando il modo migliore per essere quella persona di cui ho imparato a fidarmi.


Quello che non è affatto cambiato rispetto a prima è che ovunque ci sia il rischio di finire in una situazione grottesca IO CI SONO SIGNORE E SIGNORI. Sono lì evidentemente perché la vita ha un gran senso dell'umorismo e vuole mettermi alla prova.
Ma questa è la promessa di un altro racconto. E non passeranno altri due mesi prima che scriva di nuovo. Lo giuro.

mercoledì 2 settembre 2015

Il mio ultimo giorno d'estate

Oggi è il mio ultimo giorno d'estate.

Lo so che mancherebbero ancora 18 giorni per dichiararla ufficialmente finita e lo so che per tanti il vero inizio di anno nuovo si festeggia con la fine di agosto ma niente. Io l'ho spostato un po' più in là perché sì, domani sarà il mio personalissimo Capodanno.

Vi racconto una storia, non una storia qualunque. Metto le mani avanti per evitare banali espedienti in cui chi racconta parla in terza persona per estraniarsi dagli eventi, pur avendoli vissuti sulla propria pelle.
La protagonista di questa storia sono io, sto scrivendo seduta al tavolo della cucina dei miei genitori: la stessa che mi ha visto passare dal seggiolone alla tavola, la prima che abbia subìto i miei esperimenti culinari, quella che ha raccolto negli anni tante, troppe, ore di chiacchiere, litigi, aneddoti, telegiornali, tè e biscotti, chilometri di pasta all'uovo fatta a mano ma mai da me.
Sto scrivendo di questa mia estate appena trascorsa, iniziata, come sempre, in Versilia ancora prima del solstizio del 21 giugno, proseguita con un viaggio memorabile in Sardegna e con ancora tanta Versilia, focacce, birre, mojito, terrazze, baci ridicoli e fugaci giusto per sentirsi dire quei Sei bellissima che mai ha pronunciato chi avrei voluto che lo facesse.

Un'estate in cui ho lasciato cadere nel vuoto alcune zavorre, per esempio svariati centimetri di capelli e quella mia tendenza a voler sempre avere l'ultima parola.

Un'estate di libri di cui poter parlare (ricordiamo con rinnovata vergogna le letture della scorsa estate): Atti osceni in luogo privato, i nuovi episodi del Bar Lume, la serie inaspettatamente avvincente di Flavia De Luce e la rilettura di La verità sul caso Harry Quebert che ha portato a galla sensazioni e ricordi fortissimi come solo un libro così perfettamente orchestrato può fare.

Un'estate culminata con una proposta lavorativa in cui non osavo nemmeno più sperare, arrivata proprio quando mi ero rassegnata alla mediocrità, a pensare di me stessa di non essere all'altezza di un lavoro in cui mettere a frutto creatività ed esperienza.

Un'estate in cui avevo riposto le speranze per dimenticare chi, forse senza volerlo, mi ha inciso l'ennesima cicatrice di cui, onestamente, non sentivo tutto 'sto gran bisogno. Abbi pazienza, mi dicevo, il tempo è gentiluomo.
Il tempo forse sì, ma il destino invece è un gran infame e mi convinco sempre di più che nel momento in cui Dio, o chi per lui, stava distribuendo il tempismo, io mi stessi piastrando i capelli, o forse fissando le doppie punte, o molto probabilmente ero al bar appollaiata su uno degli sgabelli in vetrina.

Volevo scappare dai problemi e chiuderli in un baule a chiusura stagna, mai più vedere le strade, le vie e i locali teatro di una delle più grandi delusioni nel mio recente passato e invece niente, mi ha chiamato a sé. E domani mi trasferisco. Da domani mi aspetta una stanza con microarmadio e balcone vista ferrovia, una coinquilina con cui condividere l'amore per il vino fermo e l'odio per il fritto e l'ombra di due torri che da tanti anni fanno di tutto per stare più vicine di quanto previsto.

Oggi è il mio ultimo giorno d'estate e l'autunno è la mia stagione preferita.

venerdì 10 luglio 2015

Hell's scatola

La vita della pendolare con due lavori part time non è affatto facile, sopratutto perché l'autonomia delle ore di veglia termina più o meno intorno alle 22.30: lo so, perfino i residenti della Casa Protetta Villa Olmo hanno più vita notturna di me, ma se si considera che mi sveglio tutte le mattine alle 5.30 è già un miracolo che non mi sia (ancora) mai addormentata sul treno saltando la mia fermata.
Date queste premesse, va da sé intuire che ogni sera è necessario che io compia scelte determinanti per il mio domani: esco con gli amici, mi depilo, guardo un film mangiando yogurt, faccio un paio di lavatrici e tolgo quello strato di rumenta che mi sta foderando il pavimento di casa o faccio la spesa?
Ecco dopo dieci giorni di pendolarismo quest'ultima non ha mai vinto, al punto che ieri sera mi sono trovata il frigo letteralmente vuoto, se non per una busta di quella che presumo essere stata insalata e mezza vaschetta di bresaola la cui consistenza ricordava molto le espadrillas che uso per andare in spiaggia. Di accendere forno e fornelli se ne riparla a settembre, l'Esselunga purtroppo non ha ancora capito di rimanere aperta oltre le 21, e la prospettiva di rivestirsi e uscire era allettante quanto tuffarsi in una piscina di olio bollente.
La ricerca di qualcosa di commestibile mi ha portato alla scoperta della dispensa, antro di cui avevo quasi dimenticato l'esistenza e il cui contenuto non veniva aggiornato da settimane/mesi/chi può dirlo.
C'è stato un momento della vita in cui devo aver avuto paura di una catastrofe naturale di proporzioni epiche per giustificare la quantità di cibo in scatola che ho trovato. Benedetta mia nonna e quel suo crescermi all'insegna del Non si sa mai: oggi posso vantarmi di avere le competenze necessarie per pubblicare la GUIDA ALLA SCATOLETTA GOURMET.

- Il tonno in scatola è l'alleato numero 1 ma evitare accuratamente le "Insalatissime" in scatola Riomare, a meno che non abbiate la capacità di digerire anche i sassi.

- Il signor Valfrutta ha già ricevuto il Nobel? No? Cosa stiamo aspettando?? Io non lo so come si sia arrivati ai Cotti a Vapore in Scatola, chi abbia avuto la geniale intuizione ma vorrei dire grazie, con tutto il mio cuore grazie. Ci rendiamo conto che è cibo già cotto, pulito, commestibile e senza nessun particolare condimento che ne alteri il gusto??
Segnalo solo per veri intenditori il Farro cotto a vapore.

- Menzione d'onore a Bonduelle che, oltre ad aver messo in scatola qualunque ortaggio presente in natura, ha fatto un passo oltre mescolandoli in pratiche monoporzioni, tutte pronte per essere abbinate al farro di cui sopra.

Ricetta del giorno:
Prendere una scatoletta di Farro cotto al vapore Valfrutta, rimuovere la linguetta, versare l'intero contenuto in un piatto. Aggiungere l'intero contenuto di una scatoletta di Riomare nel nuovo pratico formato Leggero (non c'è bisogno di scolarlo). Per dare un tocco mediterraneo al vostro piatto, consiglio di aggiungere infine un paio di cucchiai di un ortaggio a scelta: personalmente apprezzo i Fagiolini finissimi di giornata Valfrutta ma se volete proprio esagerare si può mescolare un mix di verdure Bonduelle. Condire a piacimento e accompagnare con cracker o pancarré.
Buon appetito!

Non sono affatto stanca, le occhiaie sono per moda

venerdì 3 luglio 2015

La precaria che salì la collina

Io sono sempre andata in cerca delle storie a lieto fine: che fossero d'amore, di amicizia, di formazione personale. L'ho sempre voluto so badly questo lieto fine, magari non quello canonico stile Disney, ma comunque quello in cui gli sforzi del protagonista vengono premiati con traguardi e nuovi inizi.
Quando ho aperto questo blog credo che il mio traguardo fosse smettere un giorno di essere precaria: pensavo che, ad un certo punto i miei sforzi sarebbero stati premiati con "il lavoro dei sogni", quello che ti dà la sicurezza necessaria per essere felice in modo concreto e senza fronzoli. Che mi sarei svegliata un mattino, adulta e soddisfatta.
Sono passati quasi quattro anni da quel 24 luglio in cui la prima cosa che ho scritto era che ho la capacità innata di cogliere l'essenza delle situazioni.
Quello che non avevo assolutamente colto è che sarei stata precaria tutta la vita. Precaria, perennemente insoddisfatta e inquieta. E felice.
C'è voluto un po' per capirlo ma alla fine avevo davvero ragione Tonino Carotoneè un mondo difficile, felicità momenti futuro incerto.
Ed eccomi qua, una precaria che da contratti co.co.co, co.co.pro, stage, collaborazioni saltuarie, ritenute d'acconto è passata a, attenzione, LA PARTITA IVA.
Sono tre giorni che mi sveglio alle sei del mattino per fare la pendolare, 24 ore a disposizione in cui incastrare a forza due lavori part time in due diverse città, qualche lavatrice, qualche birra e qualche ora di sonno. Non so quale parte del mio cervello mi abbia suggerito che potevo farcela ma occhei, lo sto facendo, e con un entusiasmo che non pensavo mi potesse mai appartenere.
Eccolo qua, il mio lieto fine e nuovo inizio: una scelta di amore e di precariato, la felicità più grande è la certezza di potermi fidare di me stessa.



giovedì 11 giugno 2015

Di ritorni, di voglie e di donne che non hanno voglia


Me la immagino la voglia che ha di tornare sulla Terra Samantha Cristoforetti. 

Te vedo sciupata Samantha.

Eh Samantha cosa fai quest'estate eh?

Eh Samantha ce vai al mare? Una frittura dopo tutte quelle pastiglie?

Eh ma quant'è bbbello dormire in un letto vero eh Samantha?

Chissà quant'è che non ti fai la ceretta. Ma le sopracciglia come facevi? Ma e il ciclo? Ti sono venute regolari? Come facevi con i tampax eh Samantha EH??

Eh Samantha bello lo spazio ma le lasagne là non le mangi eh IHIHIH.





giovedì 28 maggio 2015

Turista a casa mia

Sono passati tre anni da quando me ne sono andata dal natio borgo selvaggio ed ogni volta che torno provo sempre quel miscuglio di sensazioni che accomuna, credo, chiunque abbia lasciato senza rimpianti un piccolo paese di provincia per una realtà più grande: la sicurezza trasmessa dalle strade percorse centinaia di volte e dai panorami impressi nella memoria si intreccia inevitabilmente con l'estraneità a un ambiente divenuto non più così familiare.
Per chi ancora non l'avesse capito, il natio borgo selvaggio è Salsomaggiore Terme, amena località termale incastonata tra i colli parmensi, al confine con la provincia piacentina.
Chiamata amichevolmente "Salso" da noi indigeni, ha raggiunto la fama durante il secolo scorso grazie principalmente a due fattori: innanzitutto, le cure termali, appunto, frequentate per decenni nello stabilimento in puro stile liberty dedicato a Lorenzo Berzieri, medico scopritore delle proprietà terapeutiche dell'acqua salsobromoiodica, e il concorso di Miss Italia che qui si è svolto per innumerevoli anni, suscitando l'insofferenza di noi salsesi a cui la città veniva sequestrata in favore dello showbiz.

Il tempo che passa porta con sé cambiamenti inevitabili e, per quanto ancora la maggior parte dei miei ex concittadini non se ne capaciti, Salsomaggiore non è più quella scintillante ville d'eaux il cui nome bastava ad evocare feste, eleganza, jet set internazionale.
Salsomaggiore è cambiata, ha iniziato a svegliarsi da un torpore che dura da troppo tempo e io vi voglio raccontare come.

Impianti sportivi, strutture alberghiere e termali, buona cucina, vita semplice e aria fresca sono davvero un buon punto di ripartenza: Salsomaggiore sta affiancando alla sua storica vocazione di città della salute anche quella per lo sport, dimostrandosi perfettamente all'altezza della situazione ospitando dal 15 al 24 maggio i Campionati Nazionali Universitari, tornati dopo vent'anni di assenza.

A Salsomaggiore il turismo sportivo sta facendo (ri)scoprire tante possibilità finora trascurate, o forse dimenticate, ma tant'è che di motivi per visitarla almeno una volta nella vita, oppure per tornare a guardarla con occhi diversi, ce ne sono parecchi. Io ve ne voglio anticipare quattro:

- Essendo in provincia di Parma, la prima cosa che viene in mente pensando a questa zona d'Italia è CIBO. Ottimo cibo, e infatti avete ragione, soprattutto se non avete rinunciato a carne e derivati animali.
Tre sono i percorsi enogastronomici doc nati sotto il segno della tradizione, che si affiancano ai musei del cibo dedicati sia al Territorio che all'arte del fare quei prodotti sempre artigianali che contraddistinguono la nostra storia:
Strada del Culatello di Zibello
Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma
Strada del Fungo Porcino (questo è anche per voi amici vegani e vegetariani)

- Il Palazzo Berzieri, menzionato poco fa, è il centro termale in stile Liberty decò inaugurato nel 1923 e divenuto da subito il simbolo della città, grazie soprattutto all'apporto artistico di Galileo Chini, lo stesso che si occupò di decorare la sala del trono del Palazzo Reale di Bankok.
Sembra incredibile che in un piccolo paese della provincia di Parma si nasconda un pezzo d'Oriente, eppure è così: basta varcare le porte di vetro (le stesse varcate da Robert De Niro nei panni di Alfredo in Novecento di Bernardo Bertolucci) per respirare ancora il fascino di un luogo senza tempo, segnato indelebilmente dall'influenza orientale e dal gusto di una società che aveva voglia di essere costantemente stupita.
Da qualche anno, le aree un tempo dedicate alle cure termali sono state trasformate in percorsi benessere e spazi per trattamenti corpo e viso: dai bagni aromatici ai trattamenti anticellulite, dai centri Estetici alle piscine Mari d’Oriente.

- Salsomaggiore è uno dei comuni toccati dal Parco Regionale Fluviale del torrente Stirone. Perfino noi spesso ce ne dimentichiamo ma tutta l'area oggi abitata è in realtà un enorme sito di interesse sia geologico, che paleontologico, per l’abbondante presenza di fossili, importanti testimoni dell’antico mare padano che ricopriva l’attuale Pianura Padana. Il Parco dello Stirone ne è la testimonianza, soprattutto per la presenza degli spettacolari canyons scavati dall’azione erosiva del torrente.
E quindi non solo Terme, la salute passa anche attraverso gli itinerari naturalistici: il Parco consente l’osservazione di una ricca varietà di ambienti: la zona fluviale, i boschi, le zone aperte, i calanchi, particolarmente suggestivi da un punto di vista paesaggistico e ricchi di specie vegetali ed animali.

- A pochi chilometri dal centro città e nascosto tra le colline ci sono 70 ettari dedicati al golf ma non solo. Al cibo, ma non solo. C'è un posto da cui ammirare nei giorni di sole tutta la Pianura Padana che si stende ai piedi della "nostra" valle silenziosa e mozzafiato. Questo posto si chiama Salsomaggiore Golf & Thermae e fa sentire a casa con una facilità disarmante.









martedì 19 maggio 2015

Sparkle che carineria

Eccomi di ritorno, in via eccezionale o forse no, perché stare senza scrivere non ci riesco e infatti sono stata coinvolta dalla redazione del mensile online Sparkle (nella persona della mia very special amica Francesca) per partecipare al progetto #STAYSPARKLE.

Sarebbe?
Raccontare, con una breve, o lunga, lista quali sono le cose grandi o piccole che rendono la tua vita più luminosa e brillante: un mazzo di peonie da un ammiratore sconosciuto, il 30 in statistica all'università, il sorriso senza denti della nonna che ami, la tua fossetta sul mento, scattare fotografie di tramonti o tutto quello che ti viene in mente.

Ecco cosa è venuto in mente a me:

Luminosa e brillante non sono certo gli aggettivi che userei per definire la mia vita. Se la dovessi descrivere in poche parole userei una citazione della mia scrittrice italiana preferita, Stefania Bertola: "Una vita precaria e senza marito".
Ed essendo la mia una vita perennemente in bilico tra disagi economici, sentimentali e interiori, queste sono le cose che mi rendono tutto più facile:
- I libri di Stefania Bertola, appunto. Da leggere senza moderazione in ogni momento di pessimo umore.
- Andare al cinema. Estate e inverno, non importa. Adoro l'odore delle sale di proiezione, l'attesa e la trepidazione mentre si acquista il biglietto, le pubblicità e i trailer che anticipano il film.
- Le patatine fritte. Non sono nata con il metabolismo che mi permette di mangiarne manate ogni giorno ma resto dell'idea che rinunciare alle patatine fritte con la senape sarebbe un insulto a una delle cose migliori partorite dall'uomo.
- Il filadelfo. Che non è una crema spalmabile taroccata del discount ma una pianta con relativo fiore, il mio preferito: cresce a cespugli rampicanti, fiorisce a maggio, profuma di nespole.
- E poi ci sono la bicicletta e la musica: li ho messi insieme perché per me sono un'accoppiata vincente e indivisibile. Attraversare la mia città in bicicletta ascoltando la mia playlist o Radio Deejay fa bene all'umore, alle calorie e all'autostima (Vi siete mai specchiate nelle vetrine con i capelli al vento? Ecco).

E anche la mia collezione di magliette a righe bianche e blu.


mercoledì 22 aprile 2015

Per dire

Sì ecco...
Non è che ho poi tutta 'sta voglia di scrivere ultimamente eh. Me la sto prendendo comoda, per dire.
Non che non ne senta il bisogno eh, anzi. Ho riflettuto su cosa mi impedisca di mettermi lì a digitare cose come un tempo.
Ho anche pensato di scrivere un addio tipo ehi raga guardate chiedo umilmente scusa ma io non mi ci trovo più tanto a mettere per iscritto tutte le mie cazzate, non so. Scusate, un abbraccio. E giù il sipario.
La verità forse è che non ho più niente da dire, niente che valga la pena di essere letto. Eppure mi piacerebbe davvero sviscerare tutto quello che vivo ogni giorno, anche solo per essere una voce rassicurante per chiunque laffuori abbia dei seri problemi di gestione dell'ansia, o soffra di insonnia cronica, o sia perennemente indeciso sul proprio colore di capelli, o ancora sia insoddisfatto di qualunque cosa si possa essere insoddisfatti nella vita. Cose di tutti i giorni che mandano in sbattimento. Lo sbattimento rimane ma è sempre bello sapere di non essere soli. Un pat pat sulla schiena e passa tutto, tipo il ruttino dei neonati.

Non so se questo sia davvero il mio ultimo post, nel dubbio quanto segue sono sei cose che ho imparato, sei cose che se io fossi il personaggio di un libro tramanderei ai miei eredi sul letto di morte. Già mi vedo: Nipoti miei mi raccomando, abbiate sempre cura di voi stessi, rispettate il prossimo e non mettetevi le calze color carne.


- Non esiste periodo infelice che non abbia la luce in fondo al buio ma, soprattutto, quella luce sarà sempre meglio di quella che avete lasciato alle spalle. E quando finiscono, i periodi infelici lasciano sempre spazio a una nuova consapevolezza. Ed è proprio allora che finisce la paura.

- Piangere fa bene. Perché no? Voglio dire, secondo me ci sta, anche se è una reazione inutile e infantile ma è sicuramente liberatorio. E fa pure perdere calorie.

- Non esiste nessun valido motivo per cui non reagire alle difficoltà.

- La famiglia è una cosa meravigliosa. E per famiglia non intendo solo i parenti di sangue, intendo anche gli Amici. Magari sono tutte persone irritanti, testarde, spesso superficiali, ma sono le uniche che sanno come prendersi profondamente cura di voi. Nonostante tutto.

- Diventare amici di se stessi è il migliore investimento che si possa fare. Perché essere onesti e autocritici prima di tutto con se stessi ridimensiona ogni tipo di problema, oltre a rendere la solitudine uno dei momenti migliori della giornata.

- Fare sport, correre, saltare, qualsiasi cosa che sfianchi fino a voler vomitare i polmoni è il miglior rimedio immediato. Il cervello non pensa assolutamente a niente se non a CONTINUA A RESPIRARE.

Forse sono diventata saggia, forse mi faranno santa. O forse sono solo diventata adulta.



domenica 8 marzo 2015

8 marzo 2015

Pensa a quando il nuovo coinquilino mi sentirà cantare.
E giù a ridere da sola.

Sì, sono una simpatica umorista soprattutto per me stessa, prima che per gli altri, e meno male perché ultimamente sto passando veramente molto tempo in mia compagnia. Forse troppo.
Sì, sono rimasta in casa da sola. La vita, si sa, prima o poi ti mette di fronte all'età adulta. E quindi, dopo più di due anni di felice convivenza con due che erano amici e sono diventati famiglia, mentre loro davano il via ad un nuovo sentiero insieme, io mi accasciavo sul tappeto della mia camera dopo settimane impervie culminate con l'improvvisa rivelazione di essere rimasta senza wifi. Di seguito una testimonianza delle mie condizioni domenica scorsa mentre ricalco orme ben più famose:


Sì, la linea telefonica era intestata alla mia coinquilina, la stessa persona su cui ho fatto affidamento in così tante situazioni che realizzare all'improvviso di non averla più affianco, SBAM, è proprio allora che comincia la salita. Resto al tappeto o mi rialzo?
Ed è per puro caso se oggi, 8 marzo, prendo spunto da questo episodio per parlare di qualcosa di più ampio.
Nessuno più di me può sapere quanto sia difficile continuare non tanto rialzarsi, quanto rimanere in piedi durante le difficoltà, proprio quando sarebbe cosa buona e giusta mettersi sul divano con una pizza, un barile di birra e farsi recapitare a domicilio perfino una vaschetta di gelato. Ma no.
Volersi bene è tutt'altra cosa, e se per una volta smetto di fare il giullare di corte è per dirvi questo: essere donne è una fatica boia, una fatica stremante che cazzo non finisce mai, ma dall'alto dei miei quasi 28 anni (COM'È POSSIBILE CHE SENZA ACCORGERMENE SIANO GIÀ PASSATI 10 ANNI DA QUANDO HO DATO LA PATENTE?!) io vi dico che non c'è niente niente niente di meglio che essere i supereroi di voi stesse.
Il principe azzurro non esiste, non esiste difficoltà abbastanza grave da cui non siate in grado di tirarvi fuori da sole, esiste la mestizia ed esistono anche le lacrime ma esistono anche milioni di modi per asciugarsele.
Non siamo mezze mele in attesa di essere completate, siamo intere e al massimo possiamo decidere di condividere il ramo con un'altra mela che ci sta simpatica, a patto che sia senza vermi.

Ho deciso di continuare ad essere l'eroina di me stessa e vi posso assicurare che è la scelta migliore da fare ogni giorno.



lunedì 9 febbraio 2015

Celto

Disclaimer: questo post è molto più comprensibile dalle ragazze perché so che laffuori tutte siamo state colte prima o poi dalla stessa follia. Gli uomini all'ascolto non so, ma comunque fatemi sapere.

Focalizzate la situazione: c'è un tipo che vorreste limonare disperatamente e lui addirittura ricambia (abbiamo una diapositiva)
ma per cause di forza maggiore, improrogabili e insindacabili siamo impossibilitati a limonare come gli adolescenti pazzi fino a data da destinarsi.
Cosa fareste voi, confinate causa neve nel paesiello natale, pur di non stare in casa a sbattere la testa al muro?
DAI CHE LO SAPETE.
Step 1 - Estetista.
Step 2 - Parrucchiere.
Estetista tutto ok, gode di piena fiducia (o quasi), ha cominciato a spinzettarmi le sopracciglia quando c'era ancora la lira, ha visto la mia pelle assumere colorazioni che spaziano dal rosino primaverile al mi sono addormentata con la faccia davanti al camino acceso e quindi non ho davvero più niente di cui vergognarmi, neanche ammettere che mi sono fatta una maschera peel-off in casa e qualcosa dev'essere andato storto perché quando l'ho tolta sono venute via anche un po' troppe sopracciglia per i miei gusti quindi adesso mettimi a posto per favore.

Concentriamoci più sull'esperienza parrucchiere: chi mi legge dagli albori sa che io amo andare a farmi tagliare i capelli più o meno quanto mettermi in coda in Posta per pagare le bollette.
Ma niente, doppie punte e tempo da perdere sono una combinazione decisamente letale.
Arrivo al punto: quale può essere l'unico parrucchiere che accetta di farti i capelli al sabato pomeriggio, senza prenotazione e senza quei tempi d'attesa molto rischiosi per un rapido ripensamento?
Sì. Loro. Per forza.
I cinesi.
Mettiamo subito in chiaro che io sono, sì, di ampie vedute e sempre pronta a mettere in discussione i luoghi comuni ma CON CALMA. Tutto con ESTREMA CALMA, per favore.
Approcciarsi al magico mondo dei parrucchieri cinesi aspettandosi gli stessi rituali a cui siamo abituate è come ballare sul cubo in pigiama. Non ci si sente esattamente a proprio agio.
Innanzitutto, la colonna sonora con cui io sono stata accolta è quanto di più diametralmente opposto alla gentilezza e alla dolcezza di questi silenziosi ragazzetti senza età che inspiegabilmente utilizzano forbici per capelli senza la sorveglianza di un tutor: un'alternanza (apparentemente) senza senso tra hard techno e lentoni struggenti. Tutti successi cinesi della durata di 40 secondi ciascuno in media.
Nel tragitto tra l'ingresso e il lavello, la musica cambia circa otto volte, lo shampoo viene spalmato con movimenti che ricordano più mia nonna che rastrella l'orto, l'ansia decolla.
"MA PROPRIO UNA SPUNTATA EH!", il panico al momento del taglio.
SI SI CELTO.

Sì sì celto un paio di palle. Ho i capelli di sbirulino.





lunedì 19 gennaio 2015

Blue Monday

Ci rivediamo oggi che è il Blue Monday, coincidenze?
LE COINCIDENZE NON ESISTONO.

Partiamo dal presupposto che usare il blu per definire il giorno in cui, pare, si raggiungano i vertici estremi di tristezza di tutto l'anno, è un vero oltraggio al colore con cui preferisco vestirmi.
Cosa sta cercando di dirmi l'universo? Che il semplice fatto di amare il blu mi connota senza margine di errore tra le persone tristi e malinconiche? Che sono lunatica e metereopatica? Che sono una disadattata?
Bastava leggere il mio blog allora, poco importa se manco da un mese. Abbiamo voltato l'ultima pagina del calendario 2014 ma la mia vita continua ad essere il quaderno degli scarabocchi di mio nipote di tre anni: un albero azzurro qua, un cane verde di là, la mamma con i capelli rosa, gocce di pioggia grosse come cassonetti dell'indifferenziata.
Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre ero ancora incerta, precaria e pirla come sempre, ma almeno la mia macchina non si è trasformata in un ortaggio. Una Cenerentola del 2015 si sa accontentare.

Quello che davvero è cambiato rispetto al 2014, oltre al mio colore di capelli (che per chi si fosse sintonizzato solo ora sono magicamente diventati biondi grazie alla fatina dei desideri), è che quel colloquio è diventato un nuovo lavoro di cui oggi, Blue Monday, è stato il primo giorno.
Ci tengo a sottolineare ripetutamente questa concomitanza di eventi perché il climax della mia giornata vede come punto di partenza me stessa che mi sveglio puntuale, super propositiva, i capelli miracolosamente in piega perfetta senza bisogno di interventi di recupero, il trucco giusto al primo colpo e come punto di arrivo la medesima persona che viene trovata dalla coinquilina rannicchiata a letto in lacrime con il trucco perfetto di cui sopra completamente colato sul cuscino.
È uno di quei giorni? No. Mi hanno trattata male? Se tornare dalla pausa pranzo e trovare ad aspettarmi la scrivania nuova Ikea completamente montana, il computer sistemato con ogni mio account prestabilito e un cioccolatino posato sulla tastiera è essere trattati male allora Barbara D'Urso è l'erede di Montanelli.

Ho ottenuto la possibilità di ricoprire il ruolo per cui ho studiato nel mio periodo milanese, nella città che amo, in un ambiente di lavoro flessibile e dinamico.
E quindi qual è il mio problema?
Che diventare adulti significa avere certe aspettative e poi accorgersi improvvisamente di doversi adattare alla realtà:

Le avventure di Alessandra eterna adolescente insoddisfatta proseguono nella prossima puntata...