lunedì 19 gennaio 2015

Blue Monday

Ci rivediamo oggi che è il Blue Monday, coincidenze?
LE COINCIDENZE NON ESISTONO.

Partiamo dal presupposto che usare il blu per definire il giorno in cui, pare, si raggiungano i vertici estremi di tristezza di tutto l'anno, è un vero oltraggio al colore con cui preferisco vestirmi.
Cosa sta cercando di dirmi l'universo? Che il semplice fatto di amare il blu mi connota senza margine di errore tra le persone tristi e malinconiche? Che sono lunatica e metereopatica? Che sono una disadattata?
Bastava leggere il mio blog allora, poco importa se manco da un mese. Abbiamo voltato l'ultima pagina del calendario 2014 ma la mia vita continua ad essere il quaderno degli scarabocchi di mio nipote di tre anni: un albero azzurro qua, un cane verde di là, la mamma con i capelli rosa, gocce di pioggia grosse come cassonetti dell'indifferenziata.
Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre ero ancora incerta, precaria e pirla come sempre, ma almeno la mia macchina non si è trasformata in un ortaggio. Una Cenerentola del 2015 si sa accontentare.

Quello che davvero è cambiato rispetto al 2014, oltre al mio colore di capelli (che per chi si fosse sintonizzato solo ora sono magicamente diventati biondi grazie alla fatina dei desideri), è che quel colloquio è diventato un nuovo lavoro di cui oggi, Blue Monday, è stato il primo giorno.
Ci tengo a sottolineare ripetutamente questa concomitanza di eventi perché il climax della mia giornata vede come punto di partenza me stessa che mi sveglio puntuale, super propositiva, i capelli miracolosamente in piega perfetta senza bisogno di interventi di recupero, il trucco giusto al primo colpo e come punto di arrivo la medesima persona che viene trovata dalla coinquilina rannicchiata a letto in lacrime con il trucco perfetto di cui sopra completamente colato sul cuscino.
È uno di quei giorni? No. Mi hanno trattata male? Se tornare dalla pausa pranzo e trovare ad aspettarmi la scrivania nuova Ikea completamente montana, il computer sistemato con ogni mio account prestabilito e un cioccolatino posato sulla tastiera è essere trattati male allora Barbara D'Urso è l'erede di Montanelli.

Ho ottenuto la possibilità di ricoprire il ruolo per cui ho studiato nel mio periodo milanese, nella città che amo, in un ambiente di lavoro flessibile e dinamico.
E quindi qual è il mio problema?
Che diventare adulti significa avere certe aspettative e poi accorgersi improvvisamente di doversi adattare alla realtà:

Le avventure di Alessandra eterna adolescente insoddisfatta proseguono nella prossima puntata...

3 commenti:

  1. ma no, io voglio sapere cosa sia andato male, sembra un quadro idilliaco!

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  2. La verità è che noi siamo come Peter Pan: non vogliamo crescere. Vogliamo fare le bionde per sempre senza responsabilizzarci.
    Abbiamo paura di diventare adulte e ... noiose.
    Insomma.. mi ci rivedo nel post. Solo che:
    1. Non ho nessun nuovo lavoro
    2. Non mi sono tinta i capelli
    3. Non vivo da sola

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  3. http://vorreiessereunbaol.blogspot.it/2014/01/blue-monday.html

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