mercoledì 2 settembre 2015

Il mio ultimo giorno d'estate

Oggi è il mio ultimo giorno d'estate.

Lo so che mancherebbero ancora 18 giorni per dichiararla ufficialmente finita e lo so che per tanti il vero inizio di anno nuovo si festeggia con la fine di agosto ma niente. Io l'ho spostato un po' più in là perché sì, domani sarà il mio personalissimo Capodanno.

Vi racconto una storia, non una storia qualunque. Metto le mani avanti per evitare banali espedienti in cui chi racconta parla in terza persona per estraniarsi dagli eventi, pur avendoli vissuti sulla propria pelle.
La protagonista di questa storia sono io, sto scrivendo seduta al tavolo della cucina dei miei genitori: la stessa che mi ha visto passare dal seggiolone alla tavola, la prima che abbia subìto i miei esperimenti culinari, quella che ha raccolto negli anni tante, troppe, ore di chiacchiere, litigi, aneddoti, telegiornali, tè e biscotti, chilometri di pasta all'uovo fatta a mano ma mai da me.
Sto scrivendo di questa mia estate appena trascorsa, iniziata, come sempre, in Versilia ancora prima del solstizio del 21 giugno, proseguita con un viaggio memorabile in Sardegna e con ancora tanta Versilia, focacce, birre, mojito, terrazze, baci ridicoli e fugaci giusto per sentirsi dire quei Sei bellissima che mai ha pronunciato chi avrei voluto che lo facesse.

Un'estate in cui ho lasciato cadere nel vuoto alcune zavorre, per esempio svariati centimetri di capelli e quella mia tendenza a voler sempre avere l'ultima parola.

Un'estate di libri di cui poter parlare (ricordiamo con rinnovata vergogna le letture della scorsa estate): Atti osceni in luogo privato, i nuovi episodi del Bar Lume, la serie inaspettatamente avvincente di Flavia De Luce e la rilettura di La verità sul caso Harry Quebert che ha portato a galla sensazioni e ricordi fortissimi come solo un libro così perfettamente orchestrato può fare.

Un'estate culminata con una proposta lavorativa in cui non osavo nemmeno più sperare, arrivata proprio quando mi ero rassegnata alla mediocrità, a pensare di me stessa di non essere all'altezza di un lavoro in cui mettere a frutto creatività ed esperienza.

Un'estate in cui avevo riposto le speranze per dimenticare chi, forse senza volerlo, mi ha inciso l'ennesima cicatrice di cui, onestamente, non sentivo tutto 'sto gran bisogno. Abbi pazienza, mi dicevo, il tempo è gentiluomo.
Il tempo forse sì, ma il destino invece è un gran infame e mi convinco sempre di più che nel momento in cui Dio, o chi per lui, stava distribuendo il tempismo, io mi stessi piastrando i capelli, o forse fissando le doppie punte, o molto probabilmente ero al bar appollaiata su uno degli sgabelli in vetrina.

Volevo scappare dai problemi e chiuderli in un baule a chiusura stagna, mai più vedere le strade, le vie e i locali teatro di una delle più grandi delusioni nel mio recente passato e invece niente, mi ha chiamato a sé. E domani mi trasferisco. Da domani mi aspetta una stanza con microarmadio e balcone vista ferrovia, una coinquilina con cui condividere l'amore per il vino fermo e l'odio per il fritto e l'ombra di due torri che da tanti anni fanno di tutto per stare più vicine di quanto previsto.

Oggi è il mio ultimo giorno d'estate e l'autunno è la mia stagione preferita.

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