lunedì 2 novembre 2015

Lost. And Found.

Due mesi. Due mesi di assenza durante i quali le idee per scrivere erano tante, tantissime: il cambiamento, la ritrovata sensazione di libertà, i momenti di panico e di indecisione, la paura dell'abbandono, la bellezza di scoprire una città che mi ha chiamato a sé e mi ha convinto, nonostante tutto.

Sono sempre stata una persona troppo soggetta ai repentini sbalzi di umore, ma nelle ultime settimane credo di aver raggiunto un buon livello di comprensione nei confronti di chi soffre di disturbo bipolare. Felicità momenti futuro incerto, il tatuaggio perfetto se solo fossi propensa a farmi marchiare la pelle ad inchiostro.

La verità è che ho vissuto emozioni talmente contrastanti e laceranti che, nonostante fossi consapevole che scrivere mi avrebbe fatto bene, non sapevo proprio da dove cominciare.
Potrei cominciare dicendo questo: invece di scrivere, ho concentrato ogni possibile sforzo nel non farmi travolgere, nel trovare me stessa in una situazione in cui non potevo più essere la stessa persona che sono stata fino a quel 2 settembre.

Come avevo pronosticato, per me è iniziata una nuova stagione e, nonostante io ora disti solo un'ora e mezza di macchina da (?) casa, ci è voluto (e ci vorrà ancora) un po' di tempo per adattarmi al nuovo clima. Giorno dopo giorno, ho capito che la lontananza dal mio orticello di certezze significa letteralmente ricominciare dall'ABC: nuovi rapporti, nuovi spazi, nuovi punti di riferimento e una nuova geografia in cui trovare il proprio posto. E non si tratta di metafore: avete una vaga idea di quanta fatica si faccia a trovare un supermercato in cui ci si senta a proprio agio? E la farmacia del cuore? E la lavanderia? E ZARA?? E il calzolaio, la gelateria, il bar con i tavoli al sole, l'angolo di verde dove fare jogging, l'edicola con l'edizione francese di Elle, LA PIZZA A DOMICILIO.
Appunto, una nuova lingua.
Dio solo sa quanto mi sono commossa quando finalmente ho trovato l'Esselunga, e quanti improperi ho lanciato al cielo tutte le volte che mi sono persa, non solo in macchina. Dichiaro pubblicamente, nonostante l'imbarazzo che ancora mi provoca questo episodio, che una sera ho vagato a piedi per un'ora e ventitré minuti perché incapace di ricordare il nome della via dove avevo posteggiato. E no, non ero ubriaca.

Inutile negare, è vero che sono una quasi trentenne autonoma, indipendente, concreta e whatever qualunque vocabolo che descriva il sapersi arrangiare da soli ma avrei voluto che con me ci fosse qualcuno capace di essere un porto sicuro nella burrasca della burocrazia, delle nuove abitudini e di quei momenti in cui regaleresti alla Caritas il paio di jeans preferito, quello che ti fa il culo perfetto, pur di avere i tuoi amici lì dove dovrebbero essere, dove sono sempre stati fino al 2 settembre: vicino. Gli stessi che avevo paura mi dimenticassero e invece hanno trovato il modo di esserci, ogni giorno, tenendo vivo quell'orticello di certezze che è rimasto lì, basta innaffiarlo e togliere le erbacce.
E invece no, per l'ennesima volta ho fatto da sola, lottando contro quel senso di inadeguatezza che troppo spesso torna a farsi sentire e cercando il modo migliore per essere quella persona di cui ho imparato a fidarmi.


Quello che non è affatto cambiato rispetto a prima è che ovunque ci sia il rischio di finire in una situazione grottesca IO CI SONO SIGNORE E SIGNORI. Sono lì evidentemente perché la vita ha un gran senso dell'umorismo e vuole mettermi alla prova.
Ma questa è la promessa di un altro racconto. E non passeranno altri due mesi prima che scriva di nuovo. Lo giuro.

3 commenti:

  1. un giorno accetteremo che quel senso di inadeguatezza è in effetti parte del nostro orticello di certezze, e saremo fighe davvero quando oltre al bel culo (che non è merito dei jeans, è proprio un culo da paura tutto nostro) sapremo valorizzare anche quello.
    Nel frattempo seghementali, perdersi nelle vie della città e dell'anima, e agire

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. ...comunque sono contentissima tu abbia ripreso a scrivere...

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