venerdì 10 luglio 2015

Hell's scatola

La vita della pendolare con due lavori part time non è affatto facile, sopratutto perché l'autonomia delle ore di veglia termina più o meno intorno alle 22.30: lo so, perfino i residenti della Casa Protetta Villa Olmo hanno più vita notturna di me, ma se si considera che mi sveglio tutte le mattine alle 5.30 è già un miracolo che non mi sia (ancora) mai addormentata sul treno saltando la mia fermata.
Date queste premesse, va da sé intuire che ogni sera è necessario che io compia scelte determinanti per il mio domani: esco con gli amici, mi depilo, guardo un film mangiando yogurt, faccio un paio di lavatrici e tolgo quello strato di rumenta che mi sta foderando il pavimento di casa o faccio la spesa?
Ecco dopo dieci giorni di pendolarismo quest'ultima non ha mai vinto, al punto che ieri sera mi sono trovata il frigo letteralmente vuoto, se non per una busta di quella che presumo essere stata insalata e mezza vaschetta di bresaola la cui consistenza ricordava molto le espadrillas che uso per andare in spiaggia. Di accendere forno e fornelli se ne riparla a settembre, l'Esselunga purtroppo non ha ancora capito di rimanere aperta oltre le 21, e la prospettiva di rivestirsi e uscire era allettante quanto tuffarsi in una piscina di olio bollente.
La ricerca di qualcosa di commestibile mi ha portato alla scoperta della dispensa, antro di cui avevo quasi dimenticato l'esistenza e il cui contenuto non veniva aggiornato da settimane/mesi/chi può dirlo.
C'è stato un momento della vita in cui devo aver avuto paura di una catastrofe naturale di proporzioni epiche per giustificare la quantità di cibo in scatola che ho trovato. Benedetta mia nonna e quel suo crescermi all'insegna del Non si sa mai: oggi posso vantarmi di avere le competenze necessarie per pubblicare la GUIDA ALLA SCATOLETTA GOURMET.

- Il tonno in scatola è l'alleato numero 1 ma evitare accuratamente le "Insalatissime" in scatola Riomare, a meno che non abbiate la capacità di digerire anche i sassi.

- Il signor Valfrutta ha già ricevuto il Nobel? No? Cosa stiamo aspettando?? Io non lo so come si sia arrivati ai Cotti a Vapore in Scatola, chi abbia avuto la geniale intuizione ma vorrei dire grazie, con tutto il mio cuore grazie. Ci rendiamo conto che è cibo già cotto, pulito, commestibile e senza nessun particolare condimento che ne alteri il gusto??
Segnalo solo per veri intenditori il Farro cotto a vapore.

- Menzione d'onore a Bonduelle che, oltre ad aver messo in scatola qualunque ortaggio presente in natura, ha fatto un passo oltre mescolandoli in pratiche monoporzioni, tutte pronte per essere abbinate al farro di cui sopra.

Ricetta del giorno:
Prendere una scatoletta di Farro cotto al vapore Valfrutta, rimuovere la linguetta, versare l'intero contenuto in un piatto. Aggiungere l'intero contenuto di una scatoletta di Riomare nel nuovo pratico formato Leggero (non c'è bisogno di scolarlo). Per dare un tocco mediterraneo al vostro piatto, consiglio di aggiungere infine un paio di cucchiai di un ortaggio a scelta: personalmente apprezzo i Fagiolini finissimi di giornata Valfrutta ma se volete proprio esagerare si può mescolare un mix di verdure Bonduelle. Condire a piacimento e accompagnare con cracker o pancarré.
Buon appetito!

Non sono affatto stanca, le occhiaie sono per moda

venerdì 3 luglio 2015

La precaria che salì la collina

Io sono sempre andata in cerca delle storie a lieto fine: che fossero d'amore, di amicizia, di formazione personale. L'ho sempre voluto so badly questo lieto fine, magari non quello canonico stile Disney, ma comunque quello in cui gli sforzi del protagonista vengono premiati con traguardi e nuovi inizi.
Quando ho aperto questo blog credo che il mio traguardo fosse smettere un giorno di essere precaria: pensavo che, ad un certo punto i miei sforzi sarebbero stati premiati con "il lavoro dei sogni", quello che ti dà la sicurezza necessaria per essere felice in modo concreto e senza fronzoli. Che mi sarei svegliata un mattino, adulta e soddisfatta.
Sono passati quasi quattro anni da quel 24 luglio in cui la prima cosa che ho scritto era che ho la capacità innata di cogliere l'essenza delle situazioni.
Quello che non avevo assolutamente colto è che sarei stata precaria tutta la vita. Precaria, perennemente insoddisfatta e inquieta. E felice.
C'è voluto un po' per capirlo ma alla fine avevo davvero ragione Tonino Carotoneè un mondo difficile, felicità momenti futuro incerto.
Ed eccomi qua, una precaria che da contratti co.co.co, co.co.pro, stage, collaborazioni saltuarie, ritenute d'acconto è passata a, attenzione, LA PARTITA IVA.
Sono tre giorni che mi sveglio alle sei del mattino per fare la pendolare, 24 ore a disposizione in cui incastrare a forza due lavori part time in due diverse città, qualche lavatrice, qualche birra e qualche ora di sonno. Non so quale parte del mio cervello mi abbia suggerito che potevo farcela ma occhei, lo sto facendo, e con un entusiasmo che non pensavo mi potesse mai appartenere.
Eccolo qua, il mio lieto fine e nuovo inizio: una scelta di amore e di precariato, la felicità più grande è la certezza di potermi fidare di me stessa.