giovedì 31 dicembre 2015

Buoni nuovi disagi a tutti

Quando si arriva agli ultimi giorni di un anno qualunque si sente sempre questo desiderio utilissimo di tirare le somme di quanto successo nei dodici mesi precedenti.
Io, ancora una volta, è con enorme soddisfazione che mi tiro una pacca sulla spalla per essere sopravvissuta. Un grandissimo traguardo.
Ricapitoliamo.
Gennaio è iniziato con quello che si doveva rivelare un nuovo ed entusiasmante lavoro. Negli ultimi mesi del 2014 mi ero fatta uno sbatti incredibile per conciliare lavoro(i) e lezioni a Milano: finalmente avevo ottenuto la possibilità di mettere in pratica quanto studiato e voltare pagina da una situazione divenuta insoddisfacente. Era il 19 gennaio 2015, il Blue Monday (per chi non lo sapesse, il giorno con il picco di maggiore infelicità di tutto l'anno). Al termine del primo giorno lavorativo, alle ore 18.05 circa, sono salita in auto per tornare a casa, mi sono attaccata al volante e ho iniziato a piangere. Ho smesso quando sono svenuta per lo sfinimento, credo. Oppure la mia coinquilina mi ha drogato, ho un vuoto di memoria. So solo che avevo la morte nel cuore e nessuna soluzione all'orizzonte.
Anzi, all'orizzonte si stagliava un altro cambiamento tutt'altro che piacevole: dopo quasi tre anni di convivenza felicissima, l'abbandono. I miei coinquilini, nonché amici, nonché famiglia allargata, essendo tra loro fidanzati, sarebbero presto convolati a giusta convivenza.

Qual è l'unica cosa che non dovrebbe MAI succedere in una simile situazione? La vita è un giochino difficile, si sa, e io ho più tette che tempismo (mi vanno bene i reggiseni di Frozen che vendono al reparto biancheria dell'Esselunga, ok?).
Ci sono un'infinità di cose che potrebbero far peggiorare la vita in un momento già di per sé difficile ma ce n'è una che ho scoperto, a mie spese, essere veramente fatale: conoscere una persona con cui vorresti passare tantissimo tempo con e senza vestiti in un momento in cui l'unica cosa saggia da fare è rimanere soli, soli come in area di rigore, soli come il viandante sul mare di nebbia, soli come la particella di sodio dell'acqua Lete. Soli finché non si trova il modo di sbrogliare la matassa di problemi senza scaricare sull'altro tutte le ansie e le aspettative perché almeno una parte della propria vita sia soddisfacente, senza far dipendere da qualcuno che non sia se stessi quella luce necessaria a illuminare tutto il resto. Nessuno si merita il carico di una simile responsabilità.
E invece.
E infatti.

L'estate ha portato cose bellissime e anche tantissimi nuovi disagi, primo dei quali svegliarsi un mattino e scoprire che lo studio presso cui avevo fatto aprire la mia partita iva circa tre giorni prima era indagato nell'inchiesta Aemilia.
Ma va bene, va tutto bene, e in realtà quello su cui voglio soffermarmi sono le frasi di merda, le figure di merda, le situazioni di merda che ho continuato a collezionare.

Ed ecco quindi la TOP FIVE, aspettando con ansia sempre nuove perle da tramandare ai posteri.

5. Un pranzo di lavoro, la tizia che avevo di fronte continuava a chiamarmi Valentina. Non sapendo che tono usare per rettificare, ho continuato ad annuire. Probabilmente è ancora convinta che mi chiami Valentina.

4. Bloccate in autostrada con la mia collega, la radio passa Max Pezzali.
Io: "Dio che angoscia Max Pezzali, che strazio"
Lei: "Sono appena stata al suo concerto, bellissimo! Un'emozione che guarda..."
Ok.
Sempre con lei, questa volta in ufficio.
Io: "Avete visto quella cazzata che sta girando su FB dell'Huffington Post Voglio essere single ma con te? Che boiata maledetta".
Lei: "L'ho postata proprio ieri sera sulla bacheca del mio fidanzato!"
Ok.

3. All'entrata in discoteca a Forte dei Marmi, un giovanissimo sbronzo furbeggiando cerca l'approccio: "Allora ragazze Capannina staseraaaah??"
Io, simpaticissima: "Ma va là che avrò dieci anni più di te".
L'amico: "Anche venti".

2. Al termine di un primo appuntamento, macchina, momento dei saluti.
Lui: "Devo confessarti che io stasera ho provato veramente... Freddo."
Io: "Scusa?"
Lui: "Sì mi sono vestito poco e ho avuto veramente freddo".

Ed ecco l'unico, l'inarrivabile, il numero uno:
"Hai la faccia da stronza, sei molto bella ma per quanto tu sia bella e per quanto tu possa sorridere avrai sempre la faccia da stronza che se la tira".

Benone raga. Buon anno, buoni propositi ma soprattutto buoni disagi.



giovedì 10 dicembre 2015

Calzini blu

Va beh avevo detto che non avrei aspettato un mese per scrivere di nuovo e invece.
E invece come al solito il tempo scivola, mi dimentico di tutto quello che avrei dovuto annotare e va a finire che oggi è il 10 dicembre e, tra tutte le cose che avevo pensato di raccontare, al momento mi viene in mente solo l'entusiasmo ingiustificato per una nuova linea di calzini in cotone di Calzedonia, di cui annovero già almeno dieci paia. Tutti blu, coerentemente con il mio autismo cromatico.

In mia difesa: grazie al cielo e dopo anni passati a fare ogni sforzo possibile perché succedesse, sono riuscita a trasformare la mia più grande passione, nonché unica abilità che Dio mi abbia concesso nella vita, in un lavoro. "Lavoro".
Nel senso, secondo voi i sommelier bevono vino anche durante il tempo libero? Non credo. Acqua, Coca Cola, spremuta, tutt'al più una birretta.
Gli chef cucinano anche tra le mura domestiche? No. Focaccia, sughi pronti e minestrone in busta.
I falegnami si mettono a piallare le persiane durante le ferie? No, vanno al mare, al cinema, a scuola di tango.

Ecco, io scrivo tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, ogni tanto pure il sabato e la domenica. Quando torno a casa e finalmente mi levo scarpe, giacca e jeans, l'unico pensiero fisso è CIBO, seguito da NETFLIX. O dal libro di turno, se ho la fortuna di incrociare qualcosa che non mi faccia venir voglia di spostare il titolo nel cloud senza possibilità di ritorno. EH SI SIGNORE E SIGNORE, spostare nel cloud is the new bruciare le pagine: una delle scelte che ho fatto trasferendomi qui a Bologna è di non trascinarmi appresso gli scatoloni di libri. Con molto dolore nell'anima ho portato solo il Kindle, mio migliore amico insieme alla caffettiera Alicia e alla solita bicicletta Emilia. Alicia e Kindle stanno insieme dopo un sacco di sospiri innamorati da parte di lei che ha passato ogni mattina per almeno sei mesi a smicciarlo. Emilia, invece, passando la maggior parte del suo tempo insieme a me ovviamente è single ma credo le stia bene così, nonostante la mountain bike sempre parcheggiata affianco cerchi di appoggiarsi ogni notte. Me lei niente, non ne vuole sapere. Preferisce l'eleganza alla sportività e me lo fa notare ogni volta che andiamo insieme a prendere il gelato alla Cremeria Santo Stefano, molto frequentata da possessori di bici a scatto fisso.

Non ho perso, né mai (spero) perderò questa troppa fantasia che mi affolla la testa da sempre. Mia madre si diverte molto nel ricordarmi che a circa tre anni le chiesi di scrivere per me una lettera per raccontare a mia nonna che durante il soggiorno a Canazei avevo avvistato al parco giochi una mucca gialla e una bianca, un piccolo elefante e altre amenità che ora mi sfuggono.
In passato, più di una persona ha additato questo esubero di immaginazione come un problema, un limite a cui porre rimedio. Io credo che sia al tempo stesso il mio più grande pregio e il mio peggior difetto: non c'è bisogno di spiegare perché.
Tutto questo girotondo per arrivare qui e qui: è vero che trascuro questo blog ma tutto quello che scrivo mi dà la possibilità di raccontare il mio territorio, la mia regione, nel modo che più mi appartiene, con tutta la fantasia di cui sono capace, con quell'amore che si riserva solo alle proprie radici, velato sempre da tantissima ironia.
Qui ci sono (anche) le mie favole, disseminate di persone, cose, aneddoti e luoghi che fanno parte di me e senza dei quali niente di quello che ho scritto e scriverò potrebbe esistere: